Altrimenti dette, dalle mie parti, schiumini o spumini.
Facilissime da fare, ottime, e di grande effetto scenico, ma ci vuole un po' di pazienza per la "cottura".
Vi basterà avere:
100 g circa di zucchero normale (alcuni lo mettono a velo, per me non è necessario) ogni albume d'uovo,
1 pizzico di sale e poche gocce di succo di limone
(N.d.A. con due albumi si riempie una placca da forno)
E' obbligatorio possedere una tasca da pasticcere, meglio se con beccuccio a stella. Se non avete voglia di fare palestra suggerisco anche le fruste elettriche.
Gli albumi dovranno essere preferibilmente a temperatura ambiente e ovviamente freschi. Aggiungete un pizzico di sale e iniziate a montarli. Quanto e come vadano montati e a che punto aggiungere lo zucchero è spiegato in questo post.
Alla fine otterrete un composto che si regge da sè. Se risultasse troppo liquido aggiungete un po' di zucchero. Emulsionate al composto poche gocce di succo di limone. Questo renderà bianche e brillanti le vostre meringhe e attenuerà il sentore di uovo.
A questo punto non vi resta che introdurre il composto nella tasca da pasticcere. Un trucchetto: usatela per foderare un barattolo alto e stretto, tipo il bicchiere di plastica che viene venduto insieme ai frullatori a immersione, ovviamente tenendo il beccuccio verso il basso e l'apertura in alto, in cui scucchiaierete più facilmente quello che ci dovete mettere.
Componete le meringhe. Un altro trucchetto: per ottenere dalla tasca del pasticcere grandi soddisfazioni estetiche e non mucchietti simili a qualcosa di poco edificante, basterà erogare fino a che volete voi premendo sulla tasca e quindi smettere di premere puntare delicatamente verso il basso e quindi con uno strappo deciso di polso verso l'alto.
Infornatele in forno ventilato a 70 °C per almeno 1-2 ore. Temono l'umidità come l'inferno perciò sarà buona norma tenere il forno socchiuso (usate un guanto da forno ripiegato per mantenere un'apertura di pochi centimetri). Non dovranno cuocersi ma piuttosto asciugarsi. Se dovessero scurirsi proteggetele con un foglio di alluminio. Quando saranno rassodate spegnete il forno e dimenticatevi di loro ancora per qualche ora.
Se proprio volete essere edonisti sciogliete del cioccolato fondente e intingeteci le meringhe (ma dovrà sempre rimanere esposta una parte bianca e lucente), lasciate raffreddare e....voilà!
Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.
lunedì 24 gennaio 2011
domenica 23 gennaio 2011
Chi è morto giace chi è vivo si dà pace
Ovvero recensione assai poco tecnica dell'ultimo film di Clint Eastwood, Hereafter.
Voto: 6.
Forse non è politically correct dare solo la sufficienza ad un film di Clint Eastwood, ma io non sono un critico cinematografico e me ne concedo il lusso.
Il film parla della vita oltre la morte e dei (possibili?) contatti con l'aldilà, e racconta tre vicende che si intrecciano intorno a questo non facile tema.
Sapevo della scena dello tsunami eppure vedermela lì sul grande schermo è stato un pugno allo stomaco. Mi sono sorpresa nel realizzare che la tragedia del Sud-Est asiatico sia cronaca recente, eppure come me la fossi già dimenticata. Ed è amaro rendersi conto quanto sia vero il detto popolare che dà il titolo a questo post. Del resto, è umano troppo umano che sia così.
Tornando al film, è ben confezionato, ottimi attori. Tuttavia mi è parso che esso volteggi un po' ingenuamente sul tema, come a volerne rimanere prudenzialmente in superficie. Il finale poi mi ha lasciata piuttosto interdetta e l'ho trovato un pizzico scontato e persino lezioso. Il film apre discorsi che rimangono accennati e che si concludono coi puntini di sospensione. Naturale forse per un tema ineffabile come la morte, ma a me il film ha lasciato un sentore di incompiutezza. Da un signore di ottant'anni, a cui il pensiero della morte immagino inizi a tenere compagnia piuttosto spesso, forse mi aspettavo un approfondimento maggiore.
Nota fuori tema ma neanche tanto. La protagonista femminile, attrice a me ignota. Complimenti Clint per questa scelta: una donna piena di fascino, ma un fascino normale e non di plastica, complesso e sfaccettato. Una donna credibile, di un'età credibile, con un corpo e un viso credibile. Grazie, ogni tanto, ci vuole.
Voto: 6.
Forse non è politically correct dare solo la sufficienza ad un film di Clint Eastwood, ma io non sono un critico cinematografico e me ne concedo il lusso.
Il film parla della vita oltre la morte e dei (possibili?) contatti con l'aldilà, e racconta tre vicende che si intrecciano intorno a questo non facile tema.
Sapevo della scena dello tsunami eppure vedermela lì sul grande schermo è stato un pugno allo stomaco. Mi sono sorpresa nel realizzare che la tragedia del Sud-Est asiatico sia cronaca recente, eppure come me la fossi già dimenticata. Ed è amaro rendersi conto quanto sia vero il detto popolare che dà il titolo a questo post. Del resto, è umano troppo umano che sia così.
Tornando al film, è ben confezionato, ottimi attori. Tuttavia mi è parso che esso volteggi un po' ingenuamente sul tema, come a volerne rimanere prudenzialmente in superficie. Il finale poi mi ha lasciata piuttosto interdetta e l'ho trovato un pizzico scontato e persino lezioso. Il film apre discorsi che rimangono accennati e che si concludono coi puntini di sospensione. Naturale forse per un tema ineffabile come la morte, ma a me il film ha lasciato un sentore di incompiutezza. Da un signore di ottant'anni, a cui il pensiero della morte immagino inizi a tenere compagnia piuttosto spesso, forse mi aspettavo un approfondimento maggiore.
Nota fuori tema ma neanche tanto. La protagonista femminile, attrice a me ignota. Complimenti Clint per questa scelta: una donna piena di fascino, ma un fascino normale e non di plastica, complesso e sfaccettato. Una donna credibile, di un'età credibile, con un corpo e un viso credibile. Grazie, ogni tanto, ci vuole.
sabato 22 gennaio 2011
Io era tra color che son sospesi
Come il buon Virgilio, anche io vivo tra color che son sospesi, nel limbo dei soggetti professionalmente evanescenti.
Di quelli che si ammalano e vanno in ferie e si infortunano e fanno figli e assistono parenti gratis. Di quelli che a trent'anni hanno fatto svariati lavori ma non sanno rispondere alla domanda "che lavoro fai?". Di quelli che tecnicamente, per le generazioni precedenti, non hanno ancora cominciato a lavorare. Di quelli che hanno studiato molto, forse troppo, forse male. Di quelli che probabilmente non hanno ancora imparato a fare nulla. Di quelli che non avranno la pensione. Di quelli che non potranno dire "adesso mi compro una casa" senza aggiungere "papà dammi una mano". Di quelli che non potranno fare figli senza aggiungere "mamma dammi una mano". Di quelli che cambieranno lavoro più spesso di quanto genitori e nonni, impiegati, operai, commercianti da una vita, avrebbero mai concepito come possibile. Di quelli che vivono e abbozzano una progettualità futura senza sapere cosa faranno domani, o fra un mese, o fra un anno. Di quelli per cui genitori e nonni sono molto preoccupati.
Contrariamente a quanto le premesse possano lasciare supporre questo post non intende:
1) sottolineare che in questo paese non esiste la meritocrazia, che senza conoscenze non vai avanti, che bisognerebbe fare largo ai giovani;
2) far presente che il paese è bloccato, che la crisi lo sta schiacciando, che c'è uno stato sociale inaccettabile, che il precariato avvelena la vita delle nuove generazioni.
Questo post intende bensì enumerare i numerosi vantaggi che la suddetta condizione paradossalmente può offrire.
Se oggi fossi tra i pochi coetanei che possono contare sulla parola magica, lavoro a tempo indeterminato, non avrei avuto ragione nè probabilmente modo di cimentarmi in lavori diversi, sperimentando il gusto di fare il lavoro A per staccare dal lavoro B e a tempo perso occuparmi del lavoro C per sfruttare meglio il tempo per A, contando anche sulle pause da B. E invece adesso conosco limiti e vantaggi di A, B e C e magari in un futuro molto prossimo avrò da dire la mia anche su D ed E.
Se potessi contare sulla parola magica, forse non mi sarei lanciata con la stessa curiosità e passione nella scoperta continua di che cosa posso evitare di comprare oggi? cosa mi serve davvero per vivere serena? qual è il guadagno minimo che mi occorre per procurarmi ciò che mi serve davvero?
Se potessi contare sulla parola magica, oggi non avrei l'ardire di chiedermi, a quasi 31 anni, cosa mi piacerebbe fare da grande. E' vero, non ho niente in mano, ma d'altro canto non ho niente da perdere. E' vero, i lavoretti saltuari spesso sono pagati poco e non offrono garanzie, ma d'altro canto li abbandonerò senza troppi rimpianti se all'orizzonte si profilerà qualcosa di più allettante o se deciderò di assecondare un sogno.
Già, un sogno, il sogno di lavorare per vivere e non viceversa, facendo un lavoro che mi appassiona. O anche semplicemente facendo un lavoro, punto e basta. Un lavoro che mi lasci il tempo e l'energia per ricordarmi delle persone care e di me stessa.
Di quelli che si ammalano e vanno in ferie e si infortunano e fanno figli e assistono parenti gratis. Di quelli che a trent'anni hanno fatto svariati lavori ma non sanno rispondere alla domanda "che lavoro fai?". Di quelli che tecnicamente, per le generazioni precedenti, non hanno ancora cominciato a lavorare. Di quelli che hanno studiato molto, forse troppo, forse male. Di quelli che probabilmente non hanno ancora imparato a fare nulla. Di quelli che non avranno la pensione. Di quelli che non potranno dire "adesso mi compro una casa" senza aggiungere "papà dammi una mano". Di quelli che non potranno fare figli senza aggiungere "mamma dammi una mano". Di quelli che cambieranno lavoro più spesso di quanto genitori e nonni, impiegati, operai, commercianti da una vita, avrebbero mai concepito come possibile. Di quelli che vivono e abbozzano una progettualità futura senza sapere cosa faranno domani, o fra un mese, o fra un anno. Di quelli per cui genitori e nonni sono molto preoccupati.
Contrariamente a quanto le premesse possano lasciare supporre questo post non intende:
1) sottolineare che in questo paese non esiste la meritocrazia, che senza conoscenze non vai avanti, che bisognerebbe fare largo ai giovani;
2) far presente che il paese è bloccato, che la crisi lo sta schiacciando, che c'è uno stato sociale inaccettabile, che il precariato avvelena la vita delle nuove generazioni.
Questo post intende bensì enumerare i numerosi vantaggi che la suddetta condizione paradossalmente può offrire.
Se oggi fossi tra i pochi coetanei che possono contare sulla parola magica, lavoro a tempo indeterminato, non avrei avuto ragione nè probabilmente modo di cimentarmi in lavori diversi, sperimentando il gusto di fare il lavoro A per staccare dal lavoro B e a tempo perso occuparmi del lavoro C per sfruttare meglio il tempo per A, contando anche sulle pause da B. E invece adesso conosco limiti e vantaggi di A, B e C e magari in un futuro molto prossimo avrò da dire la mia anche su D ed E.
Se potessi contare sulla parola magica, forse non mi sarei lanciata con la stessa curiosità e passione nella scoperta continua di che cosa posso evitare di comprare oggi? cosa mi serve davvero per vivere serena? qual è il guadagno minimo che mi occorre per procurarmi ciò che mi serve davvero?
Se potessi contare sulla parola magica, oggi non avrei l'ardire di chiedermi, a quasi 31 anni, cosa mi piacerebbe fare da grande. E' vero, non ho niente in mano, ma d'altro canto non ho niente da perdere. E' vero, i lavoretti saltuari spesso sono pagati poco e non offrono garanzie, ma d'altro canto li abbandonerò senza troppi rimpianti se all'orizzonte si profilerà qualcosa di più allettante o se deciderò di assecondare un sogno.
Già, un sogno, il sogno di lavorare per vivere e non viceversa, facendo un lavoro che mi appassiona. O anche semplicemente facendo un lavoro, punto e basta. Un lavoro che mi lasci il tempo e l'energia per ricordarmi delle persone care e di me stessa.
martedì 18 gennaio 2011
E poi ti dicono tutti sono uguali
L'unico modo per sopravvivere a questo.
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
lunedì 17 gennaio 2011
Son tutto questo le mie canzoni parte III
Prosegue la galleria musicale (tutto ebbe inizio con parte I e parte II). E più prosegue e più mi rendo conto di quante canzoni ho lasciato indietro. Ma ce ne faremo tutti una ragione.
"Mr Tambourine man", Bob Dylan. Non so, in fin dei conti è un po' sovrapponibile a "Mrs Robinson", Simon&Garfunkel. Sono canzoni che non so assolutamente cosa dicano, capisco sì e no tre parole in croce, ma mi mettono di buon umore. Soprattutto la seconda; la prima è più sul malinconico andante e racchiude pure in sè il ricordo di un periodo di ideali alla cogliona, leggero e svagato, ma ogni cosa alla lunga mi molesta. Che poi non è nemmeno vero, ma adesso esagero e mi sto capendo solo io.
"Il sogno di Maria". Questa canzone è la Divina Commedia in musica. Così come Dante ha avuto in sè qualcosa di soprannaturale per scrivere quello che ha scritto, De Andrè lo ha avuto per scrivere questo brano (e tutto l'album per la verità...e una buona stella ce l'ha avuta in generale per quasi tutte le canzoni che ha scritto). Questa canzone è perfetta. La musica è espressiva quanto le parole e mi commuovo ogni volta che l'ascolto. E poi De Andrè ce lo siamo cantati tante volte io e il coinquilino, ed il fatto che lo conoscesse è stato il primo aspetto che mi ha avvicinata a lui. E già che siamo in tema De Andrè, "Amore che vieni amore che vai" è un altro pezzo immancabile, che mi strugge ogni volta. E che ho ascoltato qualcosa come cinquanta volte di questi tempi nove anni fa, e poi ho deciso. Potere della musica.
E per un amore che se ne va, uno che è arrivato e restato e resta. E a dire il vero associo qualcosa di così grande ad una canzonetta semplice e senza troppe pretese, che è "Soli" di Adriano Celentano. Semplice, come quei due che chiudono il mondo fuori dalle loro mura domestiche, la pelle come un vestito, che staccano il telefono e danno un calcio alla tv...solo io solo tu. Ebbè.
Ultimo appuntamento, in questo post.
"Mr Tambourine man", Bob Dylan. Non so, in fin dei conti è un po' sovrapponibile a "Mrs Robinson", Simon&Garfunkel. Sono canzoni che non so assolutamente cosa dicano, capisco sì e no tre parole in croce, ma mi mettono di buon umore. Soprattutto la seconda; la prima è più sul malinconico andante e racchiude pure in sè il ricordo di un periodo di ideali alla cogliona, leggero e svagato, ma ogni cosa alla lunga mi molesta. Che poi non è nemmeno vero, ma adesso esagero e mi sto capendo solo io.
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E per un amore che se ne va, uno che è arrivato e restato e resta. E a dire il vero associo qualcosa di così grande ad una canzonetta semplice e senza troppe pretese, che è "Soli" di Adriano Celentano. Semplice, come quei due che chiudono il mondo fuori dalle loro mura domestiche, la pelle come un vestito, che staccano il telefono e danno un calcio alla tv...solo io solo tu. Ebbè.
Ultimo appuntamento, in questo post.
domenica 16 gennaio 2011
Fréta l'è bouna anc 'na zavata
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| Giacomo Ceruti Natura morta con piatto di peltro, coltello, pane, salame, noci, bicchiere e brocca con vino rosso (n.d.A. gnam!) |
Eccovi pertanto una ricetta fritta e mangiata, che ovviamente è prelibata. Ah, lo so, lo so che regge meglio le alte temperature e tutte quelle storie lì, ma giusto come premessa, da me non si frigge mai con l'olio d'oliva perchè a mio avviso lascia una puzza e un retrogusto amarognolo insopportabile. Molto meglio l'olio di arachidi.
Frittelle di mais (personalizzata da una ricetta imparata e gustata alla scuola di cucina il Girasole)
2 scatolette di mais (totale sgocciolato 280 g)
qualche cubetto di formaggio tipo mozzarella/fontina/emmenthal...insomma, quello che avete
cipolla
100 g di farina autolievitante + 80 g di farina normale
180 g di acqua
1 albume
sale, volendo 1 pizzico di curry
Soffriggete la cipolla tritata in poco olio (questo sì, d'oliva) e aggiungete il mais scolato dal liquido in cui è contenuto. Fate insaporire il tutto. Nel frattempo preparate una pastella con la farina, un pizzico di sale e l'acqua aggiunta a poco a poco. Dovrete ottenere un composto semi-liquido, liscio e appiccicoso. Lasciatelo riposare un quarto d'ora. Intanto potete dadolare il formaggio e montare l'albume (con un pizzico di sale). Aggiungete alla pastella il mais con tutto il suo soffrittino e, delicatamente e mescolando dall'alto al basso, l'albume. Scaldate l'olio per friggere e quando è pronto versateci il composto a cucchiaiate. Le frittelle sono pronte in pochi minuti. Estraetele, tamponate l'olio in eccesso e salate. Gnam.
Ieri sera ho proposto questo antipasto insieme a qualcosa di più "sgrassante" e a un cocktail, tutto di mia invenzione. Siccome l'abbinamento mi è parso molto ben riuscito, vi posto anche il resto:
Insalata esotica di finocchi (idea mia)
finocchi (piccoli, solitamente sono più buoni)
arance tipo tarocco
pistacchi
olio, sale, volendo pepe (a mio avviso l'aceto non ci sta bene)
Rapidissimo, anche perchè facendolo con anticipo si ammoscia. Tagliare a rondelle sottili il finocchio. Aggiungere l'arancia, pulita il più possibile dalle pellicine bianche (amare) e tagliata a dadini, e i pistacchi, tritati grossolanamente. Condire a piacimento.
Cocktail della Giulia
succo di frutta tropicale
vermut rosso
liquore all'amaretto
un'arancia per decorare (volendo)
Tagliate l'arancia a rondelle e poi a triangolini da apporre ai bordi dei bicchieri.
Mettere il ghiaccio nello shaker, insieme a tutti gli ingredienti liquidi. Come in ogni cocktail che si rispetti le proporzioni sono libere. Il concetto, secondo me, è che il cocktail deve fregarti: ovvero sembrare quasi analcolico e andare giù che è un piacere. Andate comunque a vostro gusto. Shakerate e servite subito.
English version:
Within my family, fried dishes are a sort of tradition and I really like them as they usually are delicious, cheerful and convivial!
The following is a very easy and tasty appetizer.
Corn fritters
This is what you need (for 4-6 eaters):
2 cans of corn (280 g)
Some onion
Some cheese such as mozzarella
180 g of meal (better if you have the one with yeast included)
180 g of water
1 egg white
Some oil
Put some minced onion in a pan with few oil. After 5-6 minutes add the corn and let them become tasty. Turn off the fire. In the meantime mix the meal with the water: you should obtain a sort of smooth and sticky cream. Forget it for 20 minutes and take care of the cheese (cut it in small pieces) and the egg white (beat it until stiff with a pinch of salt).
Mix together the cream, the corn with the onion, and the cheese, and at the end, very carefully, the egg white.
Heat some oil in a pan and spoon your tasty mass into the hot oil.
Complete your fritters with some salt.
Maybe you like something lighter to accompany these fritters. This is my proposal:
Exotic salad with fennels
Fennels
Some orange
Some pistachios
Dressing
Simply cut the fennels into very thin slices. Add some pieces of orange (take care not to include the white part as it is bitter) and the minced pistachios! Dress as you like.
Very easy…isn’t it?
And why not drinking something alcoholic?
The following cocktail is a personal invention, hence its name is Giulia’s cocktail:
Tropical juice
Red martini
Almond based liqueur
Put everything into the shaker together with some ice….and shake! In my opinion, a cocktail does not require precise proportions: I prefer the ones you drink easily, almost without realizing they actually are alcoholic!
sabato 15 gennaio 2011
Il voto è segreto
...ma anche no. Da bambina accompagnavo volentieri i miei genitori a votare e li aspettavo fremente e piena di curiosità chiedendomi quali segreti incantesimi avvenissero dietro quella tendina dove io non potevo andare. Non mi hanno mai fatto mistero di chi votassero, e anche se allora per me un nome valeva l'altro sono cresciuta con l'idea che tenere il segreto sul proprio voto, benchè sia certamente un diritto, è una scelta bislacca.
Poi vennero Forza Italia, il Partito della Libertà, il Popolo della libertà, il Popolo della libertà e del buon governo, i Circoli della Libertà, il Partito dell'amore, e ultimamente mi pare si vociferi: Italia. Ah, sospiro di sollievo: niente meno, semplice, forse un filino megalomane, ma immediato, basterà mettere la croce sul nome della Nazionale, come al Fantacalcio. Lo capirebbe anche un bambino.
Per il Presidente giusto il tempo di una festa in famiglia - pensate a tavola erano in 35! (in tempi di ristrettezze economiche avranno dovuto pure loro negare il capitone a un po' di parentame e tagliare sugli invitati essendo per lo più pluridivorziati gli over 18 e figli di quinti e sesti letti gli infanti), che già gli è toccato dare il buon anno ai soliti magistrati di sinistra. Marrani, hanno l'ardire di indagare un uomo che l'ha già dichiarato davanti a tutti e giurato su figli e nipoti che lui è innocente. Stacanovisti senza costrutto, peraltro, 'sti magistrati: quanti processi imbastiti, tempo e soldi pubblici sprecati, prove affannosamente cercate, testimoni interrogati, quando bastava chiedere agli imputati di giurare a piacimento su zie cesire o nonni roberti se erano stati cattivelli oppure no! E come se non bastasse torna fuori pure questa Ruby-la-rubacuori-nipote-tettona-di-Mubarak. Una ragazza tanto bisognosa, incidentalmente gnocca, ma innanzitutto bisognosa. Maggiorenne - e che cavoli! lei glielo aveva pure giurato sulla cugina Pussy, dunque niente meno che la figlia di Mubarak! Dunque, dicevamo, maggiorenne, eppure così bisognosa che necessitava di essere affidata ad una persona coscienziosa, incidentalmente gnocca pure lei. E dopotutto la povera Ruby-la-rubacuori-nipote-tettona-di-Mubarak, con tutto quello che doveva aver passato nella vita, avrà pure avuto diritto a svagarsi un po' in una festicciola tra amici! E 'sti magistrati di sinistra sempre a ficcare il naso nella vita privata del Presidente, non se ne può più.
No, no, un momento, questa è un'altra storia e pure io sceglierei la strada bislacca se tre anni fa la sacra croce l'avessi messa su quel nome. Non mi meraviglio perciò che, benchè lui governi, io abbia finora incontrato pochi coraggiosi che dichiarano di averlo votato.
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