Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.

lunedì 3 gennaio 2011

Hogmanay: ovvero capodanno a Edimburgo

Il castello di Edimburgo

Ostilità preconcetta verso il capodanno. Obbligo di spumanti stappati, divertimento, chiasso, tirar tardi (che di per sè è un concetto spassoso, ma doverlo fare per forza no). D'altra parte a casa propria, come se fosse una sera come un'altra, si avverte una vaga tristezza.
Progetto per scavallare il capodanno 2010. Un breve viaggio in famiglia. Pretesto: il capodanno. Causa reale: il viaggio in famiglia, una città nuova, Edimburgo. 
Mi dicono che il capodanno a Edimburgo (Hogmanay) spacchi parecchio, ma io non ne so niente, visto che la notte del 31 l'ho trascorsa per la precisione a South Queensferry, un paesino a mezz'ora di autobus da Edimburgo, dove alloggiavamo. Posto delizioso, tranquillo, cottage accogliente e pulitissimo affacciato sul fiume-lago-mare-insenatura io ancora non ho capito cosa cavolo fosse, con tanto di ponte stile ponte di Brooklyn. Il 1° gennaio qui accorrono tanti pazzi per buttarsi nello specchio d'acqua gelido di cui sopra (il bagno dei matti chiamato Loony Dook). Segnalazione di ristorante non certo tipicamente scozzese ma proprio grazie a ciò non tipicamente già chiuso ad orari improbabili tipo le 8 di sera: specialità asiatiche, proprio all'ingresso del paese. Buono, abbondante, prezzo abbordabile; evidentemente in pochi sfidano l'aspetto un po' penalizzante, dunque praticamente vuoto.

Edimburgo. Città molto raccolta, si gira facilmente a piedi, anche quando i piedi appartengono –in rigoroso ordine decrescente di performance atletica- a una bambina di anni 6, una zoppa, un camminatore che però la salita la facciamo poi in autobus, un uomo-bradipo. Molto suggestiva, circondata dalle colline e svettata dal ben noto castello e dalla meno nota, splendida, sella di re Artù, un vulcano ora spento. Chiese e monumenti gotici, vicoletti e architetture un po’ da Jack lo Squartatore, che anche se squartava a Londra, ci sarebbe stato bene anche qua. Qua in effetti ci vagava il poco raccomandabile Mister Hyde, frutto della fantasia di uno dei vari scrittori scozzesi celebri (Robert Stevenson), cosa a cui gli scozzesi tengono molto. Al calar delle tenebre (ovvero alle 15.30) la città ha un ché di sinistro, ma di quel noir piacevole, che però ti fa capire come tutto sommato anche Trainspotting ci sta bene ambientato in questo posto. Dato il poco tempo a disposizione e il costo salato dei biglietti, abbiamo completamente omesso musei e altre attrazioni. Ma anche così è una città che consiglio, perfetta per un breve soggiorno. O anche per un soggiorno più lungo, itinerante, con meta principale più a nord, nelle Highlands, laghi, castelli…lo farò prima o poi.
Alcune postille. Da Bologna ci vola mamma Ryanair, generosa madre di noi viaggiatori low budget. Non è tra le mete a 5 euro e si viaggia al solito stipati col bagaglio a mano distribuito nelle tasche, ma la mamma è sempre la mamma. L’alloggio si trova anche a prezzo contenuto, specialmente fuori città. Ma in generale è una città abbastanza cara.
La birra scozzese, con tutto il rispetto, è solo la mia opinione e basta, fa schifo. Sgasata, slavata, amarognola senza un perché.
Il clima scozzese, almeno in questa parte orientale, è molto più mite di quanto la latitudine possa far immaginare. Forse questa storia della corrente del Golfo è vera! Il nostro padrone di casa ci ha irriso per i nostri cappotti da circolo polare artico. Il buon Bill mi ha anche informato che non è nemmeno così tanto piovosa rispetto almeno alla parte occidentale. Di neve ne vedono poca, ma una settimana prima del nostro arrivo c'era stata la più grossa nevicata da vent'anni. Ecco, ottima scelta: una settimana prima del nostro arrivo. 
Infine. Gli scozzesi ci tengono ad essere considerati cosa diversa dagli inglesi. Ebbene, lo sono. Molto cordiali e amichevoli, si sforzano di parlare col povero turista un idioma che si avvicini a quelle poche nozioni di itanglese che il turista italiano medio conosce. Assolutamente ben disposti con i bambini, quasi nessuno nega loro una battuta, una caramella, un sorriso.
Trovi le foto di questo viaggio qui.

domenica 2 gennaio 2011

Convivialità e tazze fumanti

In questi giorni di festa ho dedicato poche ore al lavoro e molte alla convivialità. Eccovi dunque un post per celebrare la magia di quattro tazze rigorosamente scompagnate, una bevanda calda e due chiacchiere tra amici.

Cioccolata in tazza alla maniera della Lisa
Devo questa prelibata ricetta per una cioccolata in tazza con fortissima personalità alla mia maestra della scuola di cucina Il Girasole. Generalmente l’ho sempre preparata con un pentolino, un cucchiaio e un po’ di olio di gomito, ma mi tocca ammettere che il risultato ottenuto la sera scorsa da una mia amica con il Bimbi ha comunque avuto successo.
Per 6 tazze vi occorreranno:
800 g di latte
200 ml di panna (tenete i 50 ml in più della classica confezione da 250 per montarli e servirli a parte)
120 g di cioccolato fondente in tavoletta
100 g di zucchero
60 g di cacao amaro in polvere
1 stecca di vaniglia
4 cucchiaini di fecola
Spezie a piacere (a mio parere non dovrebbero mancare, perché rendono questa cioccolata particolarmente “memorabile”, ma lì va a gusti). Io in genere metto ½ cucchiaino di peperoncino o paprika, 1 cucchiaino di cannella, 1 cucchiaino e ½ di zenzero. Ovviamente tutto in polvere.

Stemperate fecola e cacao amaro in poco latte freddo (si sciolgono molto meglio che in quello caldo e non fanno grumi!). Nel frattempo portate ad ebollizione il latte e la panna, in cui avrete messo la stecca di vaniglia. Quando inizia il bollore togliete la stecca di vaniglia ed aggiungete lo zucchero, il cacao e la fecola sciolti, attendete, mescolando, che riprenda il bollore e lasciate cuocere per 1 minuto, sempre mescolando (coraggio coraggio, ne vale la pena). Infine, aggiungete il cioccolato a pezzetti e le spezie. Fate amalgamare e preparatevi a leccarvi i baffi.
Se ne avanza, questa cioccolata è molto buona anche fredda, nelle vesti di una mousse al cioccolato.

La “sciòma”, ovvero il caffè con la schiuma alla maniera della nonnona
Ha fatto la sua comparsa in questo blog altre volte, la nonnona. Questa mia nonna, grassottella, luminosa e sorridente, non conosceva una grande varietà di piatti, ma quelli che conosceva le venivano che era una meraviglia e sugli ospiti alla sua tavola riversava una tale devozione che dai suoi piatti, come da lei, ci si sentiva sempre amati e coccolati. A fine pasto era solita preparare il caffè con la moka e servirlo con la sciòma, una cremina di zucchero perfetta per formare sulla superficie uno straterello cremoso proprio come nel caffè espresso.
Per ottenerla bisogna stazionare pazientemente e prontamente nei pressi della moka in cui il caffè è in preparazione, armati di una tazza da caffelatte con dentro un po’ di zucchero e un cucchiaio. Perché la sciòma venga bene bisogna versare sullo zucchero rigorosamente le prime gocce di caffè che si raccolgono nella moka (se vi sfugge l’attimo e tentate di recuperare col resto del caffè non vale: non verrà mai bene come con le prime gocce). Regolatevi un po’ a occhio: aggiungete rapidamente un po’ di zucchero se dovesse scapparvi troppo caffè. Mescolate energicamente per qualche secondo: otterrete una cremina nocciola, densa ma non troppo. Fantastica.

venerdì 31 dicembre 2010

Incontro tra l’Autrice e il venditore di almanacchi

Ripenso spesso all’approssimarsi di un qualsiasi 31 dicembre alla malasorte di quel povero venditore di almanacchi delle Operette Morali, che si era messo in strada a vendere calendari per l’anno nuovo con tutta la sua buona volontà, promettendo agli acquirenti i migliori auspici, e che di tutta la gente che poteva incontrare in giro si imbatte proprio in quel tristone di Leopardi.
Tu vorresti che il prossimo anno, che ti prefiguri prospero e felice, assomigliasse a quello appena trascorso? No, vero?
A quale anno della tua vita vorresti che assomigliasse? A nessuno?! Ma come?!
E se tu dovessi ricominciare da capo la tua vita, e riviverla esattamente come l’hai vissuta, con tutte le sofferenze e il buono che hai ricevuto in sorte, accetteresti? Certamente no.
Eeee caro il mio venditore di almanacchi, la verità è che quella vita di cui si dice che sia una cosa bella non è quella passata, che si conosce, ma quella futura, ignota, così come ci immaginiamo l’anno che verrà sempre migliore dei precedenti che evidentemente ci hanno trattato male.

Questa però, caro il mio venditore, è l’idea di Leopardi, non la mia. E caro il mio Leopardi, quella che tu pensi sia una considerazione universale non vale per me.
Il 2010 non mi ha trattato male.
I miei gatti che mi si accoccolanno addosso, anche Romeo, che davo nuovamente per spacciato, si è ripreso e continua a saltare sull’armadio e a dormire sul termosifone.
Mia sorella che mi dice che sono la sua persona migliore. Adesso ha una cartella, va a scuola, e inizia a sospettare che Babbo Natale non esista.
Ho compiuto 30 anni ed è venuta una bufera di neve in marzo, i miei amici non ci hanno raggiunti alla mia festa del fritto, delusione e anche un po’ di incazzo. Io e Ciccio però ci siamo trangugiati gli anelli di cipolla e le paste fritte e seccati una boccia di vino. Augh.
In montagna io, Ciccio e i gatti. Loro che smaniano per il fienile, noi che prendiamo il sole sul terrazzino.
I pranzi in centro con un’amica di quelle che, da sole, valgono cento anni uguali a questo, ci metto la firma. 
I pranzi in centro insieme a mia madre, e le passeggiate con lei, ti accompagno al lavoro, dai riaccompagnami indietro, che pure per quelli ci metterei la firma.
Una cava bloccata, le mail con mio padre, scoprire che guardo i suoi stessi programmi, che sono testona come lui. Lui che mi dice che sono un’autarchica e mi fa ridere perché ha ragione.
Un’amica ritrovata, un viaggio insieme, una serata a metà tra il femminismo e la magia, le cose che cambiano, quelle che dovrebbero cambiare e che forse cambieranno, quelle che non cambieranno mai.
Il tempo per sé, più tempo, che scopro di poter assaporare da quando in casa la televisione tace. Cazzo alla fine lui ce l’ha fatta a convincermi, e i bambini che arriveranno cresceranno così, e anche se non arriveranno e anche se non cresceranno così è talmente dolce pensarci.
Frizzi e lazzi per il giorno speciale di una sorella d’elezione, un biliardino, una sorpresa ordita ed attesa, la gioia di una sorella che sento anche mia. La mia famiglia acquisita, che fortuna averli incontrati. E il natale con loro e la mia famiglia insieme, e sentire l’armonia e sapere che loro ci saranno e noi ci saremo per loro.  
Una telefonata, sentita per caso grazie a un calcio di Ciccio, una supplenza a scuola, le lezioni da preparare, i ragazzi, l’euforia di riuscire a farmi prendere sul serio, e a farli ridere allo stesso tempo.
Marco Travaglio, una sorpresa per Ciccio, con lui che se ne accorge solo quando siamo davanti al palazzetto e fa il figo perché lui l’aveva capito.
Il quad; a momenti ci cappottiamo su quella salita un po’ avventurosa.
L’esposizione del dottorato, cavoli, mi piace parlare in pubblico e mi viene una specie di smania e il tempo mi vola. E mi piace questo blog, ed anche questo è merito suo.

Tu vorresti che il prossimo anno, che ti prefiguri prospero e felice, assomigliasse a quello appena trascorso?
Ci sto, caro il mio venditore di almanacchi. Ed auguro a tutti un 2011 come il mio 2010. 

mercoledì 29 dicembre 2010

Diavolerie moderne: il cuociriso

Il natale appena trascorso mi ha permesso di accogliere il 2011 alle porte con un nuovo marchingegno da cucina, gradito regalo da parte di mia cognata: il cuociriso (il mio è quello del link, marca Severin, come anche la mia macchina del pane). Ovviamente non ho atteso il 2011 alle porte per inaugurarlo, ed ecco cosa me ne pare.
FAN-TA-STI-CO!!!
Basta mettere nel magico pentolone il numero di "cups" desiderato (misurino all'interno) e la corrispondente misura di acqua, sale quanto basta, chiudere il coperchio e accendere la macchina, che ovviamente funziona a elettricità. Una sola "cup" corrisponde ad una dose bella abbondante per una persona. Con questo aggeggio quindi si può preparare riso per almeno 10-12 persone disinteressandosene completamente nel frattempo!
Per cuocere 3 dosi ci ho messo circa 20 minuti: il risultato è un bel riso cinesissimo, coi chicchi un po' ammassati tra loro, proprio alla orientale! Considerando che non avevo a disposizione il riso tipo Basmati, ma un tristissimo riso paraboiled da insalate in 5 minuti, direi un risultato assai incoraggiante!
L'onigiri, l'arancino giapponese
Io adoro questo tipo di riso e mi piace anche già così, in purezza. In alternativa lo potete cantonesizzare come ho fatto io ieri sera, facendolo saltellare allegramente nel wok (o, in mancanza, in una volgare padella;) con l'aggiunta di salsa di soia, un tocco di alcol tipo vino bianco, zucchero di canna, piselli e pancetta abbrustolita. Questa macchina è perfetta per preparare una bella quantità di riso e conservarla in frigorifero per successivi utilizzi, rivitalizzandolo appunto con una passata in padella. Se siete maniaci della cucina giapponese potreste prepararvi le polpettine di riso da mangiare in pausa pranzo, quelle che divorano nei cartoni animati giapponesi! O ancora, è il riso perfetto per il sushi! La foto che appiccico al post si riferisce al mio primo esperimento in tal senso, fatto però con riso più volte sciacquato e bollito in modo tradizionale. Il risultato è stato comunque positivo, ma con il cuociriso diventerà tutto indubbiamente più facile.

Già che ci sono, ecco cosa vi occorre per i rotolini qui a fianco (credo siano chiamati maki sushi):
riso bollito
alga nori (si trova nei supermercati più grandi e nei negozi specializzati)
aceto di mele
wasabi (la salsa verde piccante tipica giapponese, eventualmente va benissimo anche un po' di tabasco o anche niente, se non vi piace il piccante)
semi di sesamo (facoltativi)
Tutto quello che vi viene in mente per il ripieno: pesci affumicati, bastoncelli di granchio, filetti di tonno sott'olio, cetriolini, carote, avocado...
I puristi del sushi utilizzano l'apposita "stuoietta"; secondo me un foglio di alluminio va benissimo, anzi, è meglio, perchè vi permette di fasciare stretti i vostri rotolini, in attesa del taglio finale.
Stendete l'alga sul foglio di alluminio, modellateci sopra uno straterello di riso bollito (non più di mezzo centimetro) e, se vi piace, aggiungete una puntina di wasabi qua e là e i semi di sesamo. Una tazza di aceto di mele vi sarà utile per bagnarvi le dita in modo che non appiccichino. Adagiateci gli ingredienti che avete scelto come ripieno, tutto a listarelle, sistemati a circa 1/3 del rettangolo di riso, partendo dal lato lungo. Aiutandovi con l'alluminio "rollate" il vostro maki, stringendo più che potete. Con un coltello affilato tagliate il bego per ottenere i rotolini.

Rotolando verso Sud

I protagonisti di "Basilicata coast to coast"

Già, rotolando. Mai verbo fu più appropriato per la mia attuale modalità di deambulazione dopo i bagordi delle feste. Il Sud che ho incontrato è quello di due film recenti che casualmente ho visto in queste sere: Benvenuti al Sud (quello con Claudio Bisio e Angela Finocchiaro) e Basilicata coast to coast di e con Rocco Papaleo, ma direi soprattutto con Alessandro Gassman, e le femmine mi hanno già capita;).

Voto al film con Bisio: 5. Forse chi non ha mai visto il film originale francese (in Italia si chiama "Giù al nord"), di cui questo è un remake - ossessionato pure troppo dal suo essere remake, al punto da risultare una scimmiottatura maldestra del modello, gli potrebbe dare un voto più alto, ma io l'originale l'ho visto e non riesco a dare di più a questo. Bisio è divertente, ma non si riesce a prenderlo sul serio come attore, per quanto comico, e alla fin fine la sua performance somiglia ad un medley delle sue pubblicità, stessi faccioni, stessa mimica. La Finocchiaro invece è come sempre adeguata. Gli stereotipi su cui il film è basato sono resi in modo un po' goffo, su tutti la scenetta della finta scorta armata inscenata per assecondare i pregiudizi della moglie del direttore delle poste trasferito al Sud. Il film francese, senza sacrificare la comicità (anzi, ho riso molto di più), mi sembra abbia più classe, una vera commedia da prendere assolutamente sul serio. Questa è un'accozzaglia di gag più o meno riuscite, che non si eleva a tale rango; classico "film" comico italiano degli ultimi anni, beh...pur sempre alcune tacche al di sopra dello standard Vacanze di qua e di là. 

Voto a "Basilicata coast to coast": 6 e mezzo. Film minimalista, niente di eccessivamente originale, a parte l'idea (e non è poco) di ambientarlo in una terra poco conosciuta e ancora meno nominata. Per il resto si marcia su luoghi comuni, a partire dal viaggio come Bildungsroman (sì sì, me la tiro un po' come tutti quelli che hanno fatto il classico, ma portate pazienza, era proprio la parola che mi ci voleva), da cui tutti i partecipanti capiscono -ma va?- qualcosa di se stessi. Ma se ci si pone nei confronti di questo film con un pizzico di ingenuità fanciullesca lo si può trovare tenero e leggero, un racconto facile da decifrare ma che comunque ripropone il tema mai banale a guardarci ben dentro dei rimpianti, delle occasioni perdute, dei treni acciuffati, di quello che avremmo voluto o vorremmo essere e di quello che in fin dei conti invece siamo. E poi, al di là della filosofia e del Bildungsroman, o anzi, forse proprio come somma espressione dell'una e dell'altro, per l'appunto, c'è Gassman. E c'è pure Max Gazzè, che è tutto un altro genere, va bene, ma io continuo a sostenere che abbia un suo perché.

domenica 26 dicembre 2010

Elogio anticristiano degli amici preti di Antonio Socci

Grazie al suggerimento dell'amico Luca Lombroso, mi sono imbattuta in una perla giornalistica di cui diversamente mi sarei privata, giacché non annovero tra i miei passatempi preferiti quello di frequentare le pagine di Libero: Elogio cristiano del Natale consumistico di Antonio Socci. Vi prego, se non avete abbastanza tempo, se siete a un bivio tra questo post e l'articolo di Socci, cliccate risolutamente su quest'ultimo. Capireste in un batter d'occhio il titolo del mio post, come la penso e forse vi fareste un'idea su dove stiamo andando: altissimo rendimento, insomma.

"La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri"
Premessa di carattere autobiografico-esistenziale. Amo il natale, non amo i cinici intellettualoidi che lo aborriscono, che si lagnano degli auguri, degli addobbi, dei regali, delle cene in famiglia, dei babbi natale. In barba alle mie convinzioni ambientaliste, e contro il volere dell'amato amorevele coinquilino umano, le luci di natale resteranno accese dall'8 dicembre al 6 gennaio di ogni anno fuori dal mio balcone fino a che ci sarà anche una sola goccia di petrolio. Il natale per me è il ricordo di un'infanzia serena, delle vacanze trascorse con una nonna che mi lasciava il presepe allestito fino al giorno del mio compleanno (8 marzo) perché io ci potessi giocare; in sostanza, evviva il natale
Anni ed anni di agnosticismo mi hanno peraltro resa sempre più strenua nella difesa della coerenza dei cosiddetti valori cristiani. Esempio: "non osi separare l'uomo ciò che Dio unisce". Questo anatema che allegramente viene pronunciato durante i matrimoni cristiani e spesso allegramente disatteso, anche da tanti politicanti che poi si vendono come paladini della cristianità (e come tali, ORRORE, vengono votati!), mi atterrisce ogni volta che lo sento e mi fa pensare che se io credessi in quel dio lì prenderei la cosa terribilmente sul serio, e mi sposerei forse in sede di estrema unzione, tiè.  
Non frequento le omelie dei preti da svariati natali, ma mi pare di capire dall'articolo di cui sopra che questi sciagurati preti siano per lo più coalizzati a difendere, di fronte agli affondi dell'orgia consumistica che intasa le nostre strade e fa girare qualcosa d'altro oltre all'economia, il valore di un natale frugale, non intaccato dalla corsa ai regali o dal last minute alle Maldive. Ebbene, amici preti, siete in errore! Ora vi spiego, chi ha creato le acque limpide e i fondali meravigliosi delle Maldive? Fuochino! E dunque, come potete pensare che il suddetto last minute entri in conflitto con lo spirito del bambinello che viene al mondo infreddolito in una mangiatoia? Ma no! Tutto regolare, Dio ha donato il suo unico figlio per noi, ha donato se stesso, e dunque il sillogismo è: anche noi siamo spinti naturalmente a donare in questo periodo di festa e se voi ci esortate a non farlo ci comunicate un messaggio acristiano. Donare se stessi, il proprio tempo, la propria amicizia, la propria attenzione? Mmm, beh, sì...ma tenete a mente che i "consumi natalizi" fanno per il PIL molto di più dell'amore e della dedizione, quindi puntate su quelli, già che ci siete. E se qualche fedele un po' ortodosso vi guardasse storto, ecco qua cosa gli direte: pensate ai Re Magi. Si fecero tanta di quella strada per portare al bambino infreddolito i loro ricchi doni: no no, mica era una metafora, ma cosa andate mai a pensare? Il messaggio era: sperperate, mettetevi in coda, per essere tra i fortunati ad accaparrarvi l'ultima confezione di mirra, di quella buona.

giovedì 23 dicembre 2010

Soldi soldi soldi tanti soldi beati siano i soldi

Ieri ho iniziato a mettere la parola FINE alla mia esperienza di dottorato: ho esposto infatti davanti alla commissione la mia attività di questi tre anni. Adesso non ci resta che scrivere, oltre che piangere, ovviamente, perchè non ho ancora scritto quasi nulla. Due mesi per confezionare in maniera ineccepibile un prodotto che nessuno leggerà mai per intero, trenta minuti per illustrarlo a quattro personaggi chiamati a giudicarmi e potrò finalmente dirmi dottore dottore dottore del celeberrimo buco.
Orbene, tutto questo per dire che dovrò poi cercarmi un nuovo lavoro. Considerazioni sparse sul lavoro, il senso del lavoro, il valore del lavoro, il lavoro che vorrei, quello che non vorrei.
Ah, per la verità, avevo cominciato questo post con un semplice intento informativo, ovvero: con un blog si può guadagnare una cifra variabile tra niente e qualche migliaia di euro (all'anno? al mese? non so, non l'ho capito). Dal momento che tra niente e qualche migliaia di euro c'è una significativa differenza che passa attraverso la possibilità per me di togliermi qualche sfizio in più, ho pensato di tentare la strada del guadagno attraverso il blog, giacché an vedi oh che io mi possa divertire con questo passatempo e acquistarmi pure un tostapane.
Regole del mio guadagno attraverso il blog.
1) Avverto chi mi legge che vedrà comparire in giro per le mie pagine qualche annuncio pubblicitario, in teoria vagamente attinente gli argomenti principali del blog e dunque possibilmente interessante per voi. Amici, state tranquilli, vigilerò affinchè tali annunci non siano invadenti e affinchè Belen non esca invelenita dallo schermo per costringervi ad acquistare l'ultimo modello di telefonino!
2) Dichiarerò limpidamente il mio guadagno attraverso il blog, dal momento che dovrò il mio tostapane all'interesse dimostrato da chi mi legge. In questo modo, chi avesse curiosità sul tema potrà ricevere informazioni concrete e testate sull'argomento.
Bene, addì 23 dicembre 2010, inizia la mia avventura del guadagno attraverso il blog. A meno che al ritorno a casa non mi aspetti un assegno milionario, al momento il mio guadagno è pari a: niente. Vi terrò aggiornati.
Vabbè, intanto posto questo, poi tornerò ad occuparmi del tema del lavoro.