Blog ad personam. Oggi inauguro una sezione ad uso totalmente personale del mio blog.
Pochi grammi di benessere, secondo un regime quotidiano ferreo.
La regola è questa: ogni giorno a partire da oggi devo fare almeno una cosa che porti positività nella giornata. Poche pretese, niente di eclatante. Ma pochi grammi al giorno chissà che non arrivino ad una grammatura di tutto rispetto.
Comincio così. Questa sera ho acceso le ex luci di natale. Quando ho rintanato gli addobbi dopo le feste le ho lasciate e ho fatto bene. E questa sera le illumino tutte per me.
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Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.
lunedì 4 febbraio 2013
domenica 3 febbraio 2013
Torno subito
Non potevi che essere un lungo giorno di pioggia, caro il mio 2 febbraio 2013.
Un cielo limpido e un sole sfacciato sarebbero stati una sgradita impertinenza, oggi. Ti ringrazio invece per avermi accompagnata con il ticchettio incessante delle mille gocce di pioggia che ancora non smettono di saltellare.
Oggi è il giorno in cui ho imparato che se piove e hai le scarpe bucate i piedi te li bagni e non c'è niente di più goffo che fingere di averli asciutti. In passato l'ho fatto e sono stata così brava a propagandare la confortevole condizione dei miei piedi che ho finito per crederci anch'io, tanto che nemmeno nel chiuso di casa mi sono mai veramente concessa di appendere i calzettoni fradici vicino al caminetto.
Oggi è il giorno in cui ho imparato che non è facile chiedere alle persone con cui stavi amabilmente passeggiando di fermarsi un momento; è imbarazzante ammettere "ho le scarpe bucate e un gran freddo ai piedi". Ma ho imparato che pensare di farlo è molto più difficile che farlo davvero. Ho imparato che quando lo fai le persone si ricordano di quando anche loro hanno avuto le scarpe bucate e volentieri si fermano e aspettano. Tutte anzi ti darebbero le loro di scarpe, se potessero, ma non si può: ognuno ha le sue e deve imparare a rattopparsele. Ma sapere che tutti hanno delle scarpe da rattoppare e che se ti tremano i piedi e il passo non è sicuro come un tempo c'è chi saprà sorreggerti, o semplicemente allungarti una mano o anche solo rallentare o suggerirti un buon calzolaio, questo è un piccolo grande conforto.
Oggi è il giorno in cui ho imparato che giunti a casa i calzettoni bagnati è meglio appenderli subito al caminetto. Continuando ostinatamente a portarli vengono solo i reumatismi, che dalla punta delle dita è un attimo che arrivano su fino alla schiena e senza neanche accorgertene cammini tutto gobbo. A riparare le scarpe ci vuole tempo e perizia, ma è meglio pensarci coi piedi al calduccio.
Oggi è il giorno delle mie scarpe bucate e dei calzini fradici. Non starò a far finta di avere il passo infallibile del bersagliere. Per ora no. Ma appendo il cartello all'ingresso e so che là fuori tanti compagni di viaggio sapranno aspettare.
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Oggi è il giorno in cui ho imparato che se piove e hai le scarpe bucate i piedi te li bagni e non c'è niente di più goffo che fingere di averli asciutti. In passato l'ho fatto e sono stata così brava a propagandare la confortevole condizione dei miei piedi che ho finito per crederci anch'io, tanto che nemmeno nel chiuso di casa mi sono mai veramente concessa di appendere i calzettoni fradici vicino al caminetto.
Oggi è il giorno in cui ho imparato che non è facile chiedere alle persone con cui stavi amabilmente passeggiando di fermarsi un momento; è imbarazzante ammettere "ho le scarpe bucate e un gran freddo ai piedi". Ma ho imparato che pensare di farlo è molto più difficile che farlo davvero. Ho imparato che quando lo fai le persone si ricordano di quando anche loro hanno avuto le scarpe bucate e volentieri si fermano e aspettano. Tutte anzi ti darebbero le loro di scarpe, se potessero, ma non si può: ognuno ha le sue e deve imparare a rattopparsele. Ma sapere che tutti hanno delle scarpe da rattoppare e che se ti tremano i piedi e il passo non è sicuro come un tempo c'è chi saprà sorreggerti, o semplicemente allungarti una mano o anche solo rallentare o suggerirti un buon calzolaio, questo è un piccolo grande conforto.
Oggi è il giorno in cui ho imparato che giunti a casa i calzettoni bagnati è meglio appenderli subito al caminetto. Continuando ostinatamente a portarli vengono solo i reumatismi, che dalla punta delle dita è un attimo che arrivano su fino alla schiena e senza neanche accorgertene cammini tutto gobbo. A riparare le scarpe ci vuole tempo e perizia, ma è meglio pensarci coi piedi al calduccio.
Oggi è il giorno delle mie scarpe bucate e dei calzini fradici. Non starò a far finta di avere il passo infallibile del bersagliere. Per ora no. Ma appendo il cartello all'ingresso e so che là fuori tanti compagni di viaggio sapranno aspettare.
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venerdì 28 dicembre 2012
E liberaci dai fagioli insipidi: i legumi sotto vetro autoprodotti
Oggi ho tagliato il nastro inaugurale di un nuovo strumento, osannato e temuto, che ha preso posto nella mia cucina (regalo natalizio dell'amorevole amato coinquilino umano): la pentola a pressione!
Sono cresciuta con l'idea che fosse una specie di presidio bellico legalizzato, pronto ad esplodere, a mutilare casalinghe e buttar giù interi palazzi. Poi però documentandomi un poco mi è parso di capire che il rischio fosse più leggendario che reale.
E dunque: la pentola a pressione. La mia è la mitica Lagostina, da 7 litri. Per utilizzarla basta leggere le istruzioni incluse: solo un dettaglio non era molto chiaro e dunque lo sottolineo, e cioè che il pirulo (termine tecnico) della "valvola di esercizio", quello che si vede nella foto davanti al manico del coperchio, deve essere messo in orizzontale!
Il battesimo della mia pentola a pressione è avvenuto con la preparazione delle lenticchie sottovetro, meravigliosa alternativa a quelle in scatola, naturalmente replicabile per tutti i tipi di legumi. Se anche voi come me trovate inquietante l'acquetta di conservazione dei legumi in scatola e vi è capitato di assaggiare piselli e fagioli veri e non riconoscere se fossero parenti di quelli "finti", ebbene...provate! Naturalmente non è essenziale avere la pentola a pressione, ma sicuramente si accorciano i tempi e quindi si risparmia gas! E in ogni caso, si limitano i processi industriali, i rifiuti, i costi (ambientali e non solo) di trasporto delle scatolette nei supermercati, etc...
Prendete quindi i vostri legumi secchi (o anche freschi, ma sicuramente cambiano i tempi di cottura), ammollateli se necessario, metteteli nella pentola con il doppio della quantità di acqua, una manciata di sale e uno spicchio di aglio. Le mie lenticchie non avevano bisogno di ammollo e quindi le ho semplicemente sciacquate e messe in pentola: per 300 g di legumi, 20 minuti di cottura da quando essa, la pentola, ha iniziato a sibilare (inquietante!). Potevo anche ridurre i tempi di almeno 5 minuti.
Una volta cotte le ho imbarattolate, ho aggiunto un filo d'olio, anche per migliorarne la conservazione, un pizzico di rosmarino e una grattata di pepe. Per creare il sottovuoto ho immerso i vasetti ben chiusi in acqua fredda (almeno 5 cm sopra le loro teste), ho portato a bollore e contato 20-30 minuti da quel momento; quindi li ho lasciati raffreddare.
E adesso si salvi chi può..........mi partirà il trip di imbarattolare ogni specie di legume!!!!!!!!!!!
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Sono cresciuta con l'idea che fosse una specie di presidio bellico legalizzato, pronto ad esplodere, a mutilare casalinghe e buttar giù interi palazzi. Poi però documentandomi un poco mi è parso di capire che il rischio fosse più leggendario che reale.E dunque: la pentola a pressione. La mia è la mitica Lagostina, da 7 litri. Per utilizzarla basta leggere le istruzioni incluse: solo un dettaglio non era molto chiaro e dunque lo sottolineo, e cioè che il pirulo (termine tecnico) della "valvola di esercizio", quello che si vede nella foto davanti al manico del coperchio, deve essere messo in orizzontale!
Il battesimo della mia pentola a pressione è avvenuto con la preparazione delle lenticchie sottovetro, meravigliosa alternativa a quelle in scatola, naturalmente replicabile per tutti i tipi di legumi. Se anche voi come me trovate inquietante l'acquetta di conservazione dei legumi in scatola e vi è capitato di assaggiare piselli e fagioli veri e non riconoscere se fossero parenti di quelli "finti", ebbene...provate! Naturalmente non è essenziale avere la pentola a pressione, ma sicuramente si accorciano i tempi e quindi si risparmia gas! E in ogni caso, si limitano i processi industriali, i rifiuti, i costi (ambientali e non solo) di trasporto delle scatolette nei supermercati, etc...
Prendete quindi i vostri legumi secchi (o anche freschi, ma sicuramente cambiano i tempi di cottura), ammollateli se necessario, metteteli nella pentola con il doppio della quantità di acqua, una manciata di sale e uno spicchio di aglio. Le mie lenticchie non avevano bisogno di ammollo e quindi le ho semplicemente sciacquate e messe in pentola: per 300 g di legumi, 20 minuti di cottura da quando essa, la pentola, ha iniziato a sibilare (inquietante!). Potevo anche ridurre i tempi di almeno 5 minuti.Una volta cotte le ho imbarattolate, ho aggiunto un filo d'olio, anche per migliorarne la conservazione, un pizzico di rosmarino e una grattata di pepe. Per creare il sottovuoto ho immerso i vasetti ben chiusi in acqua fredda (almeno 5 cm sopra le loro teste), ho portato a bollore e contato 20-30 minuti da quel momento; quindi li ho lasciati raffreddare.
E adesso si salvi chi può..........mi partirà il trip di imbarattolare ogni specie di legume!!!!!!!!!!!
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lunedì 24 dicembre 2012
Forse i Maya avevano ragione...
Forse parlavano per metafore. "Fine del mondo", e noi trogloditi ad aspettarci cataclismi, fulmini e saette.
Io l'ho capito, amici, era solo per dire: fermiamoci un secondo, facciamo un bel respiro, contiamo fino a 10. E poi, magari, ricominciamo daccapo, ripartiamo da zero, tabula rasa.
Grandi Maya, voi sì che eravate avanti! Sì perchè se ci aveste detto che sul finire del 2012, nonostante tutto, la mummia sarebbe risorta dalle sue ceneri, rinverdito da una fidanzata-badante, e che tv e giornali sarebbero state nuovamente invase da lui, dal suo piglio da venditore di tappeti, dai mi consenta e me ne vado, dai meno IMU per tutti più figa per me, noi no, amici Maya, non ci avremmo creduto.
Più plausibile era pensare ad un allineamento nefasto di qualche corpo celeste, uno sconquasso e addio Terra.
E invece no, niente del genere; e dir che sarebbe stato forse meglio concluderla così, con un bel botto e chi s'è visto s'è visto, piuttosto che scavallare questo difficile anno vecchio e traghettarci in quello nuovo portandoci appresso la mummia.
E allora ditemelo voi, amici Maya, voi che lo avevate previsto, come si riesce a congedarsi dalla storia lasciando ai posteri il luminoso ricordo di una civiltà progredita e lungimirante? Siamo ancora in tempo noi per tentare, almeno, questo miracolo?
Il miracolo potrebbe essere questo: è dura, lo so, ma voglio crederci.
A-F-F-O-S-S-I-A-M-O-L-O
In senso politico, s'intende. Nemmeno un voto, a parte il suo, quello della sua badante (ops...fidanzata), di Piersilvio, di Marina e di Barbara D'Urso.
Basta, a casa, di fianco al caminetto a fare il nonno, con la Francesca che ti prepara la minestrina in brodo, a rimembrare i bei tempi andati in cui Gaddafi piantava la tenda nel tuo giardino, Mubarak mandava in asilo politico nipoti avvenenti e le igieniste dentali sapevano fare il loro mestiere.
Basta, lasciaci soli col nostro dolore, alle prese con la dura realtà, col dubbio di non farcela, ma con la speranza, per lo meno, di inginnocchiarci con uno straccio di dignità.
Basta, non è la tua l'immagine con cui vogliamo presentarci nel mondo o congedarsi da esso, se la nostra ora verrà.
Lasciaci credere nel miracolo di riuscire ad essere un po' Maya anche noi.
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sabato 15 dicembre 2012
Se un pomeriggio d'inverno ti ritrovi...in Scimmia
Quando il gatto manca, si sa, i topi ballano. E se il gatto è a Londra e il topo sa che ha quintali di panni da stirare, il topo decide di darsi una buona ragione per dedicarsi alle faccende domestiche: accenderà il computer (perchè la tv non ce l'ha) e in streaming guarderà Amici.
Il topo sono io e il gatto (l'amorevole amato coinquilino umano) mi ha convinta da un paio d'anni a disintossicarmi dalla tv: ne guardavo troppa, rigorosamente di basso profilo, e l'accendevo ormai come abitudine, anche mentre facevo altro in giro per casa. Amici era poi il pomo della discordia: pornografia sociale, terrorismo legalizzato, secondo il gatto, perchè propone come vincente un'immagine di inettitudine e falsità.
Ebbene, dopo due anni in cui quel nulla che guardavo si è fatto rapidamente dimenticare senza dolori, ritorno al passato, con un ferro da stiro in mano e un vago senso di trasgressione.
Ad Amici è come a Beautiful. Se anche sono due anni che non lo vedi e magari compare qualche faccia nuova, ritrovi sempre la confortante certezza che Brooke l'avrà data per sbaglio al figlio del genero di suo nonno e che probabilmente sarà incinta (del nonno, si scoprirà poi). Ad Amici c'è sempre la Celentano che guarda le gambe delle ragazze e Garrison il pacco dei ragazzi. Niente di nuovo da segnalare.
Ma a mezz'ora dalla fine la novità arriva ed è La Scimmia. Una "vera" scuola mediatica. Con ragazzi che non sono riusciti a completare il liceo che frequentano un anno di scuola sotto i riflettori, con tanto di professori di diritto, inglese, latino e così via.
Già una scuola che ha il nome gergale della crisi d'astinenza dei tossici mi lascia un po' perplessa...(o è "scimmia" nel senso di "ominide"?). E quello che vedo dopo incrementa la mia perplessità. C'è il (più) somaro, che ovviamente ha un ciuffo improponibile in testa e che ovviamente è tanto buffo ed è quello che televisivamente ha più spazio. Poverone, ha preso 4 in diritto. Ma quella è una scuola seria, ci sono anche le sospensioni. E infatti uno di color che son sospesi ci invia un videomessaggio stile "Le mie prigioni" (omioddio) dei suoi giorni lontano dalla Scimmia.
Oggi però il somaro ha la sua occasione di riscatto: articolo 3 della costituzione, l'uguaglianza. Sarebbe bello che la legge fosse uguale per tutti ma poi si vede che non è così. Per il resto non è che sull'uguaglianza ci sia molto da spiegare, si capisce. Tutti ridono a crepapelle.
Il somaro prende un altro 4, Maria ridacchia pure lei e gli dice di prepararsi la prossima volta. Qualche minuto di lezione di inglese con il professore che viene irriso da Garrison per il suo very British English ("sembra che abbia un dito nel culo" ipse dixit. E il congiuntivo non so nemmeno se lo dixit).
Ragazzi, non è buffo, è tragico. Ed è tragico che qualcuno, qualche adulto addirittura, tutto questo lo trovi buffo.
Ragazzi, è la zia che vi parla, la vostra sorella maggiore: la scuola non è questo, non deve esserlo, e se mai lo sarà spero davvero che Mandarini e Saraceni occupino presto le nostre case e i nostri uffici e negozi, radano al suolo le nostre chiese e scuole, vadano al potere, mentre noi, ai semafori, per due spiccioli, vendiamo quotidiani e laviamo i vetri delle macchine.
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Ebbene, dopo due anni in cui quel nulla che guardavo si è fatto rapidamente dimenticare senza dolori, ritorno al passato, con un ferro da stiro in mano e un vago senso di trasgressione.
Ad Amici è come a Beautiful. Se anche sono due anni che non lo vedi e magari compare qualche faccia nuova, ritrovi sempre la confortante certezza che Brooke l'avrà data per sbaglio al figlio del genero di suo nonno e che probabilmente sarà incinta (del nonno, si scoprirà poi). Ad Amici c'è sempre la Celentano che guarda le gambe delle ragazze e Garrison il pacco dei ragazzi. Niente di nuovo da segnalare.
Ma a mezz'ora dalla fine la novità arriva ed è La Scimmia. Una "vera" scuola mediatica. Con ragazzi che non sono riusciti a completare il liceo che frequentano un anno di scuola sotto i riflettori, con tanto di professori di diritto, inglese, latino e così via.
Già una scuola che ha il nome gergale della crisi d'astinenza dei tossici mi lascia un po' perplessa...(o è "scimmia" nel senso di "ominide"?). E quello che vedo dopo incrementa la mia perplessità. C'è il (più) somaro, che ovviamente ha un ciuffo improponibile in testa e che ovviamente è tanto buffo ed è quello che televisivamente ha più spazio. Poverone, ha preso 4 in diritto. Ma quella è una scuola seria, ci sono anche le sospensioni. E infatti uno di color che son sospesi ci invia un videomessaggio stile "Le mie prigioni" (omioddio) dei suoi giorni lontano dalla Scimmia.
Oggi però il somaro ha la sua occasione di riscatto: articolo 3 della costituzione, l'uguaglianza. Sarebbe bello che la legge fosse uguale per tutti ma poi si vede che non è così. Per il resto non è che sull'uguaglianza ci sia molto da spiegare, si capisce. Tutti ridono a crepapelle.
Il somaro prende un altro 4, Maria ridacchia pure lei e gli dice di prepararsi la prossima volta. Qualche minuto di lezione di inglese con il professore che viene irriso da Garrison per il suo very British English ("sembra che abbia un dito nel culo" ipse dixit. E il congiuntivo non so nemmeno se lo dixit).
Ragazzi, non è buffo, è tragico. Ed è tragico che qualcuno, qualche adulto addirittura, tutto questo lo trovi buffo.
Ragazzi, è la zia che vi parla, la vostra sorella maggiore: la scuola non è questo, non deve esserlo, e se mai lo sarà spero davvero che Mandarini e Saraceni occupino presto le nostre case e i nostri uffici e negozi, radano al suolo le nostre chiese e scuole, vadano al potere, mentre noi, ai semafori, per due spiccioli, vendiamo quotidiani e laviamo i vetri delle macchine.
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domenica 11 novembre 2012
L'eleganza della mortazza
Ovvero, la bavarese di mortadella con ristretto all'aceto balsamico.
Come realizzare un antipasto godurioso, di grande effetto, facile e raffinato, imparato ad un corso sulla cucina a km 0 tenuto da un ottimo docente.
Ingredienti:
350 g di mortadella (a esser pignoli, di Bologna Igp)
120 g di latte
1 foglio di colla di pesce (circa 5 g)
una manciata di frutta secca (ideale pistacchi, io avevo i pinoli e ho messo...guarda un po', i pinoli)
200 g di panna liquida
sale, pepe, noce moscata
pane per bruschette (io ho usato quello di Verica, sempre per ispirarmi ai km 0)
aceto balsamico non eccelso
1-2 cucchiai di zucchero
Con queste dosi si ottengono circa otto tortini.
Tenete da parte o tagliate qualche fetta di mortadella per avvolgere la base di ogni tortino.
Mettete la colla di pesce nel latte e fatelo scaldare (ma non bollire) per sciogliere la gelatina.
Tritate la restante mortadella con il latte intiepidito. Montate la panna e incorporatela delicatamente. Aggiustate di sale, pepe, noce moscata. Unite la frutta secca.
Tutto qui? Ebbene sì. Il resto lo fanno gli stampini e il tempo. Riempite gli stampini col composto ottenuto: gli ideali sono quelli di alluminio usa e getta o -se volete essere più ecologici- quelli in silicone da muffin (ma con i primi è molto più comodo liberare i tortini senza rovinarli). Lasciate in frigo almeno 3 ore.
Preparate il ristretto all'aceto -che, credetemi, dà a questo antipasto un tocco in più. Prendete un aceto balsamico tremendo, di quelli acidi da due soldi. Mettetene un po' in un pentolino, con 1-2 cucchiai di zucchero. Fate sciogliere lo zucchero senza farlo bruciare, mescolando di tanto in tanto. Quando si vela il cucchiaio il ristretto è pronto e raffreddandosi diventerà ancor più denso.
Se poi avete a disposizione un vero aceto balsamico tradizionale di Modena questo procedimento non serve: è già perfetto così.
Sformate le bavaresi sul piatto da portata, decorandole con le fette di mortadella e accompagnandole con bruschette e il ristretto di aceto.
Con lo stesso procedimento di possono bavaresizzare altri salumi e -immagino- anche il salmone affumicato. Proverò sicuramente!
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Come realizzare un antipasto godurioso, di grande effetto, facile e raffinato, imparato ad un corso sulla cucina a km 0 tenuto da un ottimo docente.
Ingredienti:
350 g di mortadella (a esser pignoli, di Bologna Igp)
120 g di latte
1 foglio di colla di pesce (circa 5 g)
una manciata di frutta secca (ideale pistacchi, io avevo i pinoli e ho messo...guarda un po', i pinoli)
200 g di panna liquida
sale, pepe, noce moscata
pane per bruschette (io ho usato quello di Verica, sempre per ispirarmi ai km 0)
aceto balsamico non eccelso
1-2 cucchiai di zucchero
Con queste dosi si ottengono circa otto tortini.
Tenete da parte o tagliate qualche fetta di mortadella per avvolgere la base di ogni tortino.
Mettete la colla di pesce nel latte e fatelo scaldare (ma non bollire) per sciogliere la gelatina.
Tritate la restante mortadella con il latte intiepidito. Montate la panna e incorporatela delicatamente. Aggiustate di sale, pepe, noce moscata. Unite la frutta secca.
Tutto qui? Ebbene sì. Il resto lo fanno gli stampini e il tempo. Riempite gli stampini col composto ottenuto: gli ideali sono quelli di alluminio usa e getta o -se volete essere più ecologici- quelli in silicone da muffin (ma con i primi è molto più comodo liberare i tortini senza rovinarli). Lasciate in frigo almeno 3 ore.
Preparate il ristretto all'aceto -che, credetemi, dà a questo antipasto un tocco in più. Prendete un aceto balsamico tremendo, di quelli acidi da due soldi. Mettetene un po' in un pentolino, con 1-2 cucchiai di zucchero. Fate sciogliere lo zucchero senza farlo bruciare, mescolando di tanto in tanto. Quando si vela il cucchiaio il ristretto è pronto e raffreddandosi diventerà ancor più denso.
Se poi avete a disposizione un vero aceto balsamico tradizionale di Modena questo procedimento non serve: è già perfetto così.
Sformate le bavaresi sul piatto da portata, decorandole con le fette di mortadella e accompagnandole con bruschette e il ristretto di aceto.
Con lo stesso procedimento di possono bavaresizzare altri salumi e -immagino- anche il salmone affumicato. Proverò sicuramente!
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martedì 6 novembre 2012
Budapest: niente di più facile
Meta assolutamente suggerita!
Simile a Praga (dicono). Meglio, secondo me.
La Parigi dell'est (dicono). Meglio, qui lo dico e qui capisco di dirla grossa, ma confesso che al primo impatto mi ha colpita anche di più di Parigi.
1) Comoda da raggiungere. Poco più di un'ora di volo. Mamma Rayan ha voli a tariffe molto convenienti anche da Bologna. Io ho speso 50 euro andata e ritorno (solo bagaglio a mano, ovvio) con frizzi lazzi tasse surplus per pagamento con carta di credito (ah, un messaggio per la Ryanair: quali altre forme di pagamento sono previste? e soprattutto: 25 euro di spese amministrative??? ma dovete sigillare i documenti con la ceralacca rifinita in oro zecchino???).
2) E-CO-NO-MI-CA. Si trovano ottime soluzioni per dormire con 15 euro a notte (anche meno se ci si adatta o si divide un appartamento in più di 2 persone). Mangiare (e bere) bene a poco prezzo è la norma.
3) Suggestiva e a portata di scarpe. Girarla a piedi è semplice, senza troppe guide e itinerari prestabiliti, ed è un ottimo modo per lasciarsi sorprendere dagli innumerevoli scorci affascinanti: i palazzi, i ponti sul Danubio, le colline di Buda, i monumenti illuminati la sera, davvero una bella città. Peraltro pulita e ordinata.
4) Persone cordiali. Non è raro trovare anche qualcuno che parla e/o capisce l'italiano, comunque in generale la gente è disponibile e gentile.
5) Le terme. E soprattutto le terme Rudas il martedì (per le donne). E' famosa anche per i numerosi centri termali, quindi non si può lasciare Budapest senza una salto alle terme (uno per ogni giorno di permanenza, per quanto mi riguarda), che sono anche economiche come tutto il resto. In media l'equivalente di circa 10 euro per tutta la giornata (con vasche termali, sauna, bagno turco). Donne: andate alle Rudas il martedì (e dimenticatevi il costume, se vi aggrada). Se siete "misti" andateci nel weekend (tutti gli altri giorni solo uomini). Comunque...andateci!
6) Il Szimpla Kert. Preziosissima segnalazione di una compagna di viaggio incontrata all'aeroporto e innamorata di Budapest. Un pub. Sorprendente. Stile berlinese. E quando avrete finito di guardarvi intorno a bocca aperta (o in una pausa) prendete un hamburger. Provare per credere.
Penso che possa bastare per accontentare un po' tutti. Io ci tornerò. Di martedì ovviamente.
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Simile a Praga (dicono). Meglio, secondo me.
La Parigi dell'est (dicono). Meglio, qui lo dico e qui capisco di dirla grossa, ma confesso che al primo impatto mi ha colpita anche di più di Parigi.
1) Comoda da raggiungere. Poco più di un'ora di volo. Mamma Rayan ha voli a tariffe molto convenienti anche da Bologna. Io ho speso 50 euro andata e ritorno (solo bagaglio a mano, ovvio) con frizzi lazzi tasse surplus per pagamento con carta di credito (ah, un messaggio per la Ryanair: quali altre forme di pagamento sono previste? e soprattutto: 25 euro di spese amministrative??? ma dovete sigillare i documenti con la ceralacca rifinita in oro zecchino???).
2) E-CO-NO-MI-CA. Si trovano ottime soluzioni per dormire con 15 euro a notte (anche meno se ci si adatta o si divide un appartamento in più di 2 persone). Mangiare (e bere) bene a poco prezzo è la norma.
3) Suggestiva e a portata di scarpe. Girarla a piedi è semplice, senza troppe guide e itinerari prestabiliti, ed è un ottimo modo per lasciarsi sorprendere dagli innumerevoli scorci affascinanti: i palazzi, i ponti sul Danubio, le colline di Buda, i monumenti illuminati la sera, davvero una bella città. Peraltro pulita e ordinata.
4) Persone cordiali. Non è raro trovare anche qualcuno che parla e/o capisce l'italiano, comunque in generale la gente è disponibile e gentile.
5) Le terme. E soprattutto le terme Rudas il martedì (per le donne). E' famosa anche per i numerosi centri termali, quindi non si può lasciare Budapest senza una salto alle terme (uno per ogni giorno di permanenza, per quanto mi riguarda), che sono anche economiche come tutto il resto. In media l'equivalente di circa 10 euro per tutta la giornata (con vasche termali, sauna, bagno turco). Donne: andate alle Rudas il martedì (e dimenticatevi il costume, se vi aggrada). Se siete "misti" andateci nel weekend (tutti gli altri giorni solo uomini). Comunque...andateci!
6) Il Szimpla Kert. Preziosissima segnalazione di una compagna di viaggio incontrata all'aeroporto e innamorata di Budapest. Un pub. Sorprendente. Stile berlinese. E quando avrete finito di guardarvi intorno a bocca aperta (o in una pausa) prendete un hamburger. Provare per credere.
Penso che possa bastare per accontentare un po' tutti. Io ci tornerò. Di martedì ovviamente.
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