Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.

giovedì 13 gennaio 2011

Son tutto questo le mie canzoni parte II

...pregustando una pizza imminente, un post facile facile. Chi è interessato dunque mi segua nella galleria degli Imperdibilia, inaugurata con questo post.
"Prospettiva Nevskji", ammesso che le j e le i siano giuste. Battiato è matto come un cavallo, e per questo mi piace un sacco. Questa canzone me la sento vicina in modo particolare. Sarà principalmente per quel maestro che insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire, cavoli avercelo avuto! Poi per tutta una serie di immagini e di associazioni assurde, vezzi intellettualistici che così ben dosati non guastano. Beh, poi probabilmente per quegli orinali messi sotto i letti che in un colpo solo mi ricordano un sacco di episodi divertenti.
"You learn". Questa donna mi piace, Alanis Morisette. Tosta, una che sa il fatto suo, ci giurerei, intensa, non bella ma a mio avviso magnetica. E quella voce lì la vorrei pure io, e infatti nel mio privato karaoke domestico questa è una delle poche canzoni non italiane con cui mi sono cimentata.
Sensualità e disperazione: Toulouse Lautrec
"Gelato al limon". Eccone un altro che è ben strano, ma con una classe da vendere. Ti offro l'intelligenza degli elettricisti così almeno un po' di luce avrà la nostra stanza negli alberghi tristi. Avanguardia lessicale. Chi mai parlerebbe dell'amore in questi termini? Cinismo, ironia, irriverenza...e quella musica che suggerisce la sensualità delle vite disperate. Da restarci secca.
Cavoli, la pizza incombe!

La storia prosegue nel post successivo.

mercoledì 12 gennaio 2011

Sua maestà, la birra

Il sacro kit per la produzione domestica della birra
Quando mi capita di parlare di autoproduzione, anche laddove conserve e marmellate suscitano tiepidi entusiasmi, regna invece una smania collettiva negli uditori allorché emerge che produco in casa anche la birra.
Tutto cominciò nell'estate del 2009, quando un mio collega mi svelò di un regalo curioso ricevuto per il suo matrimonio: un kit per la produzione domestica della birra. Poco ci mancava che balzassi dal tavolino del bar e corressi verso un'imprecisata meta alla ricerca del sacro kit. Mi imposi invece di resistere alla tentazione, mi documentai e scoprii chela stagione calda nuoce ai lieviti della birra e così mi limitai a collezionare (im)pazientemente i vuoti delle birre che ci seccavamo in casa. Poi finalmente l'autunno arrivò e comprai il kit.
Esistono tre modi di produrre la birra in casa. Io sono ancora una neofita e pertanto sono solo al primo stadio. Nel mondo birraio ci sono grandi intenditori che sanno distinguere in un sol sorso quanti tipi di luppolo contiene una certa birra, se è pils o lager o weis o d'abbazia, e sospetto anche tanti aspiranti indenditori che probabilmente non distinguerebbero una birra dall'orzobimbo. Questa premessa per dire che se, come me, le vostre esigenze di consumatori di birra si limitano ad ambire ad una buona onesta birra, con una certa personalità, allora gioite: il primo stadio non richiede particolare perizia e regala grandissime soddisfazioni!
Per diventare pure voi mastri birrai con poco sforzo dotatevi di un kit per la produzione domestica della birra (anche detta homebrewing), online o nei negozi specializzati (a Modena Maltomania). 50-60 euro. Autoprodurre birra ha un senso ambientale se le bottiglie vengono recuperate. Quindi l'ideale è conservare ex bottiglie piene, ma a onor del vero non tutti i fomrati di birra si tappano comodamente; se poi vi fa piacere imbottigliare il vostro sacro nettare in una bottiglia esteticamente accattivante, magari per regalarla, imponetevi il vuoto a rendere! Ora che avete kit e bottiglie non vi resta che scegliere una mistura, ovvero il tipo di birra che preferite: dalla stout tipo Guinness alla chiara tedesca, dalla rosso doppiomalto ad una leggera stile messicana. La magica mistura consiste in un barattolo contenente una specie di melassa e una bustina di lievito (costo circa 15 euro). In quasi tutti i tipi di birra dovrete aggiungere un chilo di zucchero. Il procedimento lo trovate ben spiegato sui siti specializzati, sul kit e sui barattoli, quindi mi limito a fornirvi un'idea dei tempi.
1) Pulizia delle bottiglie e dell'attrezzatura: ESSENZIALE. Ci sono prodotti specifici (anche nel kit) per farla. E' forse la parte più lunga e noiosa. Vi ci vorrà circa un'ora. Mettete le bottiglie a testa in giù per scolare l'acqua in eccesso.
2) Preparazione mistura: va introdotta in 2-3 litri di acqua bollente e poi "allungata" con acqua fredda fino al raggiungimento della quantità di birra prevista, di solito una ventina di litri per volta. 15 minuti, più il tempo necessario al raffreddamento (il lievito si offende se l'ambiente è troppo caldo e si inibisce se è troppo freddo).
3) Fermentazione (dopo aver introdotto il lievito) nel tino di plastica. Da 10-15 giorni a 1 mese, dipende dal tipo di birra e dalla temperatura esterna.
4) Imbottigliamento e attesa del primo stappamento. Circa un'ora (molto meno se siete in due). Primo stappamento dopo almeno 3 settimane fino a 2-3 mesi per le birre più forti.
Per ora le mie conoscenze e la mia esperienza di birrificazione si fermano qui....ancora interpreto i fenomeni che avvengono in quel tino e che trasformano quello strano intruglio iniziale in una vera birra come qualcosa di magico. Ma vera birra è! Ho provato finora 5 tipi di birra, tutti soddisfacenti, un paio in particolare. Un hobby divertente e un bel regalo, sempre molto gradito. E anche voi susciterete la smania collettiva dell'uditorio!

lunedì 10 gennaio 2011

Son tutto questo le mie canzoni

...nebbie, ricordi, pena, profumo...son tutto questo le mie canzoni. Così scrive il grande Guccini nella sua bellissima canzone intitolata appunto "Una canzone" (la allego nel video).
Forse qualche lettore più attento ha notato che da un paio di giorni compare nella colonna a destra una nuova sezione chiamata Imperdibilia, ovvero canzoni "mai senza". Ci trovate 20 canzoni che più di centinaia di altre che amo altrettanto, come ad esempio questa di Guccini, hanno un significato nella mia vita. Adesso vi spiego quale.
"La signora Aquilone"....beh, anche i lettori meno attenti avranno notato che è appunto il titolo del mio blog. Perchè De Gregori è forse il primo cantautore italiano che ho cominciato ad ascoltare ed amare. Perchè la signora Aquilone vive fiduciosa e serena sotto un albero verde, si fa portare da quell'aquilone legato ai suoi fianchi, convinta che il vento le sia amico e che il cielo sia abbastanza grande perchè ci sia posto anche per lei. Come Nanni Moretti nella Stanza del figlio ho una deformazione al padiglione auricolare per cui riesco ad ascoltare solo musica italiana....in realtà non solo, ma quasi esclusivamente. E soprattutto, tolte le poche canzoni in lingua inglese per me storiche, sistematicamente dimentico di un pezzo straniero chi sia che lo canta.
"Canzone di notte n°2". Guccini, appunto. Ne avrei potute mettere decine di altre. Ho messo questa e "Amerigo". Il mio papà ascoltava Guccini da ragazzo, scriveva i suoi testi su un quaderno blu, li dedicava alla mia mamma che allora non li apprezzava, me li cantava quando ero bambina. E in "Amerigo", in quel tipo d'uomo che non si perde in nostalgie da ricchi, fiero e orgoglioso, vedo lui, il mio papà. "Canzone di notte n°2" racconta della goliardia, del gusto del cibo, dei bicchieri pieni, del canto, delle risate. Ma anche dell'impellenza di esprimersi, di raccontare di sè, di credere che qualcuno sentirà la tua malinconia e ti aiuterà a cullarla; della ribellione e dell'anticonformismo, dell'individualismo e della necessità di essere o di sentirsi diversi.
E parlando di genitori anche la mia mamma ha una sua canzone: "4 marzo 1943". Perchè il primo concerto della mia vita è stato quello di Lucio Dalla, insieme appunto alla mia mamma. Perchè è stata lei a raccontarmi la storia del titolo di questa canzone. Perchè in quella mamma bambina che aspettò come un dono d'amore fino dal primo mese vedo lei che ha aspettato me quando di anni ne aveva solo 18. 
"Sogna ragazzo sogna". Vecchioni. Una canzone che vorrei parlasse di ogni ragazzo, che farei ascoltare a mia sorella, ai miei figli, a tutti i giovani. La canzone dell'idealismo, della forza dei propri pensieri e dei propri sogni, della libertà. Magari nella vita non sempre andrà così, ma credere che andrà così è fondamentale per vivere.
Non solo musica italiana comunque. "Summertime" di Janis Joplin è quanto più associo all'amicizia fra donne. E' stata la colonna sonora di una vacanza spensierata, fatta nella magica età dei 20 anni, quando pensi di avere tutto per possibilità (Guccini, di nuovo); che poi se hai la fortuna di crescere serenamente e ti accorgi che non è proprio così ti rimane pur sempre quella nostalgica tenerezza verso quella che eri. E' la canzone struggente e graffiante di una donna indipendente e per me rappresenta il tesoro dell'assiduità di scherzo e di parola fra amiche. 
Per ora basta così. Alle prossime Imperdibilia!
 

Dedicato ai cattivi che poi così cattivi non sono mai


Ieri sera mi sono proprio divertita. Serata di karaoke in un piccolo baretto a Reggio Emilia insieme a delle carissime amiche. Ho respirato la goliardia di quando a 23 anni, in vacanza a Vulcano, ci attaccavamo addosso gli adesivi di Kledi e ci cappottavamo dal ridere mentre io mi cappottavo come un bivalve dalla sedia a sdraio.
In quella stessa sera devo avere abbandonato il mio portafoglio sul bancone e qualcuna deve esserselo intascato e portato nel bagno delle donne. Lì con calma lo ha aperto, ha preso tutti i soldi che avevo, monetine comprese, e lo ha abbandonato sul lavandino, dove qualcun'altra lo ha trovato e me lo ha fatto avere. Il portafoglio più costoso della mia vita è ritornato nelle mie mani, integro, con tanto di documenti e carte di credito, prima ancora che avessi il tempo di accorgermi che lo avevo perso. L'ho rimesso al calduccio nella borsetta e ho ricominciato a cantare a squarciagola. Ho cantato pure E la luna bussò, roba che sognavo da anni!
Dedico questo post e questa stupenda canzone a chi ieri sera si è intascato i miei soldi ma mi ha lasciato tutto il resto. Buon anno anche a te amica.

domenica 9 gennaio 2011

E tu sei piccolo e nero?

...come il povero Calimero, reietto e perseguitato?
Oppure sei candido, sicuro di te stesso, hai una voce suadente, insomma, sei un vincente? 
Questo post parla dello spot sull'energia nucleare. Chiedo scusa se ci arrivo in ritardo; mi par di capire che imperversa da tempo su tutte le reti tv, che io, grazie alla storica svolta del digitale terrestre, non ricevo.
La prossima volta che vi capita sott'occhio fate questa prova: chiudete gli occhi.
Il primo a parlare ha nella voce un leggero tremolio; sono contrario all'energia nucleare perchè mi preoccupo per il futuro dei miei figli. Il secondo è fermo e incoraggiante, una bella voce profonda, che farebbe -è il caso di dirlo- la sua porca figura anche in un film erotico d'autore, di quelli che piacciono alle donne; io sono favorevole perchè fra 50 anni non potranno contare solo sui combustibili fossili. 
Il sig. Porno-soft (il giocatore che muove gli scacchi bianchi) riporta dati, certezze (dirà anche che non ci sono dubbi sulla sicurezza delle centrali), è uno che si è documentato e la sua opinione se l'è costruita bella solida e inattaccabile: lui è favorevole perchè sa. Il sig. Calimero (il giocatore che muove gli scacchi neri) è incerto, vacilla, non argomenta, mostra semplicemente perplessità generiche: la sua opinione è che è contario perchè non sa. Il sig. Porno-soft e il sig. Calimero non hanno chiaramente lo stesso grado di cultura, di intelligenza, di carisma, di autorevolezza.
Ed ecco che uno spot travestito da spunto di riflessione super partes diventa il veicolo di un'idea ben precisa, quella del sig. Porno-soft: siate favorevoli al nucleare. Chi si dice contrario è poco informato e valuta in base a pregiudizi. 

Partita a scacchi fra il sig. Porno-soft e l'Autrice.
Io sono contraria perchè la materia prima dell'energia nucleare è l'uranio che è, pure quella, una risorsa finita, il cui prezzo è in continuo aumento. I tempi di costruzione di una centrale sono lunghi e una cosa è certa: quando saranno attive le prime centrali in Italia l'uranio sarà ancora meno di ora e il suo prezzo ancora più alto.
Io sono contraria perchè i costi per la costruzione, manutenzione e smantellamento di una centrale e il trattamento delle scorie fanno sì che quella nucleare sia una fonte energetica a bassa resa.
Io sono contraria perchè dall'energia nucleare si può ottenere solo elettricità e resterebbe pertanto il problema legato ai trasporti e al riscaldamento.
Io sono contraria perchè non so chi in Italia, zona sismica, come ben sappiamo, si terrebbe allegramente le scorie qualche metro sotto i propri piedi.
La mia opinione è questa, e poi ben vengano i dibattiti, i confronti, gli spunti di riflessione, ma che siano tali e che non si faccia anche di un problema serio e pressante come l'energia una bandiera ideologica (segnalo, per chi volesse approfondire questo argomento e in generale i temi legati alle risorse energetiche, il sito di Aspo Italia).
E tu che posizione hai?

giovedì 6 gennaio 2011

I cinesi sono i migliori ristoratori del mondo

Mi duole contraddirla ma i cinesi sono i migliori ristoratori del mondo. Chi ha visto Pane e tulipani ricorderà sicuramente questa battuta. Chi non lo ha visto vada a vederlo: è un delizioso, divertente, tenero film, da non perdere.
In altre parole: eccovi la ricetta per un memorabile pollo alle mandorle. Quelli che, come me, amano la cucina orientale si leccheranno i baffi, quelli che non la amano probabilmente non l'hanno mai provata: iniziate cimentandovi con questa ricetta a casa vostra, scommetto che vi piacerà.
Ecco cosa vi occorre:
Una scena del film Pane e tulipani di Silvio Soldini
500 g di petto di pollo
1 cipolla/ porro/scalogno
2 albumi
maizena (amido di mais), ma se non l'avete vanno bene anche la fecola e al limite la farina
salsa di soia
olio di arachidi
zucchero di canna
1 po' di vino bianco
2 cucchiai di burro
1 tazza di brodo
1/2 tazza di mandorle

Mettete a bollire una pentola piena d'acqua con un po' di salsa di soia. Postilla: quella più buona per noi occidentali resta secondo me quella che si trova ormai in tutti i supermercati. Nei negozi orientali ne hanno di tanti altri tipi: ne ho provate un paio ma non erano di mio gusto.
Nel frattempo fate a tocchetti il petto di pollo (devono essere dadini molto piccoli) e a parte preparate una miscela con gli albumi e circa 4 cucchiai di maizena, in cui immergerete i dadini di pollo, mescolando per bene. Quando l'acqua bolle tuffateci i dadini di pollo passati nel composto di albumi e lasciateli lessare. Basteranno circa 10 minuti. Una volta pronti scolateli e immergeteli velocemente in una ciotola colma di acqua fredda e scolateli nuovamente.
Fate un giro di olio nel wok. Il wok è una speciale padella generalmente in ghisa usata nella cucina cinese. E' molto pesante e distribuisce il calore in modo uniforme, trattenendolo a lungo. Se vi piace questo tipo di cucina non potete proprio fare a meno di averne una. Affettate sottilmente la cipolla e fatela soffriggere. Aggiungete poi il pollo e rosolatelo pochi minuti. Preparate una miscela con vino bianco, salsa di soia, zucchero e maizena. La consistenza deve essere quella di una salsa liquida. Versate la miscela nel wok e amalgamatela. La cinesità del piatto dipende in gran parte dal non essere parchi di salsa di soia, quindi nel caso aggiungetene. Per fare questa quantità di pollo potrebbe servirvi quasi un'intera bottiglietta di salsa di soia.
In una padellina a parte realizzate una sorta di "besciamella" in cui il brodo e la salsa di soia interpreteranno la parte del latte. Ovvero, sciogliete un tocco di burro (circa 2 cucchiai). Aggiungete poca maizena, mescolando, fino ad ottenere una specie di cremina. A poco a poco diluite con il brodo caldo (vegetale o di carne è uguale) e un po' di salsa di soia. Continuate a mescolare come si fa per la besciamella, in modo che non si formino grumi. Quando avrete ottenuto una crema vellutata e densa spegnete il fuoco. Praticamente avete creato un puccino da addizionare al pollo in modo che esso risulti bello immerso nel suo condimento. Non vi resta dunque che versare il puccino nel wok, dare una mescolata finale e portare in tavola.
Ah, dimenticavo: le mandorle. Curioso ma nel pollo alle mandorle le mandorle sono la parte meno importante, nel senso che la ricetta ha corpo e anima anche senza di loro. Comunque, le mandorle (spellate) vanno aggiunte nel wok insieme al pollo e amalgamate al condimento.

mercoledì 5 gennaio 2011

Maschio al volante ansia galoppante

Per il momento posso concedermi il lusso di condividere un'unica automobile e di non utilizzarla spesso. Credo che oltre all'ambiente e al portafogli questo stato di grazia vada anche a beneficio della mia integrità psico-fisica.
Mi presento, sono una donna al volante vecchio stampo. Pericolo costante. Faccio da tappo rispetto a velleità di sorpassi antimaterici verso l'infinito e oltre. Vacillo in presenza di avversità atmosferiche quali nebbia, ghiaccio, neve, nevischio, brina, pioggia, pioggerella. Al casello autostradale potrei dovervi costringere alla retromarcia perchè mi sono inavvertitamente infilata nella corsia telepass pur non avendo il telepass. Se in autostrada ci arrivo staziono fissa nella corsia del traffico lento per almeno 2 ore e quando poi prendo coraggio vi taglio la strada tentando sorpassi improbabili. Se non ho fatto e rifatto una strada almeno 100 volte vado nel panico e allora è la macchina che guida me, che forse è quasi meglio.
Tuttavia quando è necessario mi metto al volante, ma resto una femmina veicolisticamente non evoluta, che non ama guidare e che se c'è un uomo o una femmina evoluta nei paraggi cede volentieri lo scettro della guida.
Cari maschi al volante, e anche voi care femmine evolute che con un ghigno di sfida brandite il volante fiere e risolute perchè voi sapete guidare come e meglio di tanti uomini, abbiate pietà di me. Vi assicuro che se avessi potuto scegliere sarei andata a piedi, o in bici, o in autobus, o in monopattino. Sicuramente un'infausta congiunzione astrale ha voluto che mi beccaste proprio uno dei pochi giorni in cui sono stata costretta ad usare la macchina. Domani andrà meglio per tutti noi, ne sono sicura.
Non stazionate minacciosi a pochi centimetri dal mio paraurti. Oddio se tocco il freno è la fine. Non inceneritemi con lo sguardo nello specchietto. Se non ti va bene mi sorpassi. Non lampeggiatemi, non usate il clacson, non inveite. Ma dov'è che ve ne andate tutti sempre così di fretta? Non potevate partire un po' prima? Succede qualcosa di drammatico se arrivate un po' dopo? Avete una donna partoriente con le doglie da accompagnare d'urgenza in ospedale che vi staziona in macchina? Siete chirurghi e vi aspettano per un'operazione salvavita? Vi siete dimenticati il fuoco acceso?
Non fate lo slalom dei sorpassi come se le altre auto fossero birilli da scansare in allegria, che io già mi prefiguro un frontale apocalittico a pochi metri da me, io che freno e divento un tutt'uno col suddetto guidatore minaccioso e pressante a un centimetro dal mio paraurti. Te l'avevo detto di rispettare la distanza di sicurezza.
Se metto la freccia a sinistra su un rettilineo a doppio senso di marcia è perchè devo voltare a sinistra in una stradina stronza e volevo segnalartelo per tempo per evitare che ti spetasciassi su di me. No, non avevo la minima intenzione di sorpassare quello davanti. Io non sorpasso mai su un rettilineo a doppio senso di marcia.
Lo so, lo so, ma chi mi ha dato la patente?, le donne come me dovrebbero stare a casa a fare le lasagne invece di mettersi al volante. Hai perfettamente ragione. Domani è un altro giorno, lasagne per tutti.