Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.

giovedì 5 luglio 2012

La sottile differenza tra guardie e ladri


E' di oggi la notizia della conferma in Cassazione della sentenza sugli agenti di polizia della Diaz durante il G8 di Genova. La pena comprende la sospensione dai pubblici incarici (per 5 anni).
Questa notizia mi ha fatto ripensare a Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara qualche anno fa. Anche in quel caso la Cassazione ha confermato la sentenza di condanna dei poliziotti per omicidio colposo.
Poliziotti che picchiano un diciottenne ammanettato. Ubriaco, molesto, violento, chiassoso. Ok. Ma non è la schioppettata partita nel delirio e nella paura, quell'attimo che sfugge al controllo e indietro non ci torni più.
E' picchiare un ragazzo fino ad ucciderlo. Sono lunghi secondi, minuti forse, in cui il tempo di realizzare, di capire, di ridimensionare -credo- ci sia. Non volevano ucciderlo, volevano forse placarlo, "dargli una lezione". Niente più di così, mi auguro. Ma lo hanno ucciso.
Nessuna sospensione dai pubblici incarici per questi poliziotti, a quanto ho capito.
Non c'è polemica nella mia domanda, ma vorrei davvero che qualche persona autorevole mi spiegasse perchè?
Forse, un gruppetto di giovani che si imbatte nella notte in un ubriaco che sbraita, insulta e dà di matto avrebbe potuto infastidirsene (ma che vuole questo?), avrebbe potuto facilmente bloccarlo, qualche calcio di troppo sarebbe potuto partire (adesso gliela facciamo vedere noi). Il branco. Giovani di buona famiglia attanagliati dal male di vivere. Forse sotto effetto di alcol o stupefacenti. L'esigenza primitiva di sentirsi parte di un gruppo, la noia, le sostanze, l'incapacità di resistere alle provocazioni, una rabbia innominata da sfogare in qualsiasi modo. Deragliare è umano, per quanto bestiali possano risultare le conseguenze.
Il gruppo che si è imbattutto in Federico però era composto di poliziotti. Anche loro umani, anche loro deragliano. Ma come possono le "giustificazioni" che valgono per i bulli di quartiere, che scontata la loro pena tornano a fare gli operai, gli impiegati, gli studenti, gli artigiani, convivere con una divisa, il porto d'armi, l'autorevolezza di far parte delle forze dell'ordine?
Come può tornare a fare il poliziotto chi davanti alle intemperanze di un ragazzo ubriaco ha reagito come un facinoroso qualunque?
Come può tornare a fare il tutore della legge chi, di fronte alla pronuncia definitiva della legge, insulta pubblicamente la madre di un ragazzo morto? Veramente è giusto tenere in polizia chi evidentemente, nè sette anni fa nè oggi, ha saputo controllare il proprio rancore?

Togliete le armi agli assassini di Federico Aldrovandi

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