Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.
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mercoledì 26 novembre 2014

GHI...il riciclo continua



G di GORGONZOLA
Ovvio il risotto (buono). Altrimenti un aperitivo (adoro). Mescolate il gorgonzola con un formaggio più delicato, o, in assenza, con un goccio di latte. Prendete una bella mela rossa come quella sopra descritta, croccante e acidula: tagliatela a cubetti senza sbucciarla e bagnatela con succo di limone. Componete dei crostini con fette di pane tostato, rigorosamente avanzato, crema di gorgonzola, pezzetti di mele e se ce l’avete un po’ di noci/pinoli tostati.

H di HAMBURGER ovvero come farli senza andare al fast food
Li ho fatti tante volte e danno una grande soddisfazione. Basta dotarsi di buon macinato di manzo, aggiungere qualche cucchiaio di parmigiano, sale, pepe, erbe aromatiche a piacere…io aggiungo anche qualche goccia di worcester e tabasco. Un buon metodo per avere una forma regolare è mettere una pallina di questo composto dentro uno schiacciapatate, fra due dischi di carta forno.
E siccome di carne ne mangiamo anche troppa, provate anche il veg-burger! Io al posto della carne uso di solito melanzana o comunque una verdura bollita (o meglio, cotta nelle buste da microonde), schiacciata insieme a un legume, perfetti i ceci. Ci andrà un po’ più di parmigiano o pangrattato, perché il composto resta più acquoso. Volendo si può aggiungere un uovo per legare meglio.

I di INSALATA
Ebbene sì, spesso compro l’insalata in busta. Lo so, non si fa. Ma sebbene mi avventuri volentieri in piatti anche piuttosto laboriosi e complicati, sono molto pigra quando si tratta di lavare l’insalata; inoltre, non amandola particolarmente, le buste di insalata mista me la fanno apparire meno sconfortante.
Avete presente una busta di quelle, prossime alla data di scadenza, anzi anche a scadenza superata di qualche giorno, quando l’insalata assomiglia ormai più ad un’alga…? Ecco, quella! Non cestinatela, cuocetela! Pochi minuti, qualche spezia, e diventa un contorno simpatico per una triste fettina di pollo alla griglia.

 

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mercoledì 19 novembre 2014

DEF (che non è l'abbreviazione di un insulto)...il riciclo continua

Segue dalla puntata precedente:

D di DADINI DI FORMAGGI (ovvero resti di formaggi a pasta dura)

PATACROCCHE CON SORPRESA
Si tratta di crocchette un po’ estrose e supergolose.
Lessate 300 g di patate sbucciate (io uso i sacchetti da microonde, 8 minuti), schiacchiatele in una ciotola e aggiungete sale, pepe, noce moscata, parmigiano, 1 tuorlo, mezzo cucchiaio di maizena. Fate delle palline e inglobate al loro interno la sorpresa di formaggio.
Passate le palline nella farina, poi nell’uomo sbattuto, poi in cosette tipo semi di sesamo, di papavero, filetti di mandorle e friggete.

E + F di ERBA CIPOLLINA + FINOCCHI (gambi e barbe compresi)

SINGLE SALAD
Il nome si deve al fatto che era il pasto tipico del mio ultimo periodo di vita da single. Leggero, rapido, depurativo, sfizioso.
Va da sé che se disponete di finocchi interi tanto meglio: tagliateli a fette sottili ma tritate fini fini anche gambi e barbe. Siete autorizzati a togliere i filamenti dei gambi con un pelapatate ma il resto si mangia ed è buono! Se non avete i finocchi interi date volume al vostro piatto con un po’ di insalata, meglio valeriana e/o rucola. Unite i fagioli (per me i migliori sono quelli rossi, ma non starei a fare del razzismo coi legumi) e il tocco di classe: tocchetti di mela verde o anche rossa, ma una qualità con polpa bella croccante e acidula, rigorosamente non sbucciata. Ci sta che è una meraviglia. Tagliuzzate l’erba cipollina e condite con sale, una bella macinata di pepe, aceto (meglio di mele) e olio. 
I finocchi in insalata sono splendidi: trovate un'altra ricetta qui.



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mercoledì 12 novembre 2014

Ecochef...l'ABC del riciclo

Qualche giorno fa, mentre mi documentavo per realizzare un progetto per le scuole contro lo spreco, sono incappata su un dato che mi ha lasciata sbalordita: ogni famiglia italiana butta via ogni anno quasi 500 euro di cibo ancora commestibile. Sono tonnellate di cibo buono che passa dal piatto al cassonetto, pagato due volte: per comprarlo e per smaltirlo.
Ho pensato allora di fare la mia parte, divertendomi a comporre una specie di "alfabeto del riciclo in cucina": un'idea per ogni lettera dell'alfabeto, tutte da me rigorosamente sperimentate. Alcune inventate da me, altre personalizzate, altre "rubate" qua e là. Perchè in cucina, se si sta attenti alla spesa, non si butta via niente.
Comincio proprio dall'ABC.... 

A di ALBUMI
STRACCIATELLA
E’ una minestra povera, ma molto gustosa, utile a recuperare gli albumi avanzati magari dalla preparazione di un dolce, senza avventurarsi nelle meringhe (che pure sono meno complicate di quel che sembra).
Vi servono: brodo (più è sano e buono e meglio è), 2 albumi per ogni commensale, 2 cucchiaini di parmigiano grattugiato (uno per ogni albume), noce moscata, sale e pepe. Basta sbattere un poco gli albumi e aggiungere i formaggi e le spezie.
Versate gli albumi nel brodo bollente e mescolate con una frusta facendolo “stracciare”. Servite ben calda.

B di BISCOTTI SECCHI
QUADROTTI DEL RICICLO
Questa l’ho rubata alla Parodi (n.d.r. non è una chef, a volte è un po’ approssimativa ma a me piace). E’ una buona idea, valida anche per utilizzare il cioccolato avanzato dalle uova di pasqua.
Vi servono: 250 g biscotti secchi, 150 g farina di cocco, 100 g zucchero, 300 g cioccolato (possibilmente fondente), un po’ d’acqua.
Sciogliete il cioccolato, frullate i biscotti insieme alla farina di cocco, allo zucchero e a un goccetto d’acqua. Versate questo impasto sulla placca del forno, distribuitela in modo omogeneo e ricopritela col cioccolato fuso. Fate raffreddare qualche ora in frigo…(et voilà! Non serve neanche il forno)

C di CAVOLFIORE
UNA VERA…CAVOLATA
Questa ricetta è nata per caso e senza alcuna fiducia, ma è venuta fuori una sorprendente delizia. Mettere in acqua fredda il cavolfiore lavato e fatto a cimette e una cipolla. Quando bolle aggiungere il sale e lessare. Frullare il tutto, aggiungere il pepe e un dito di panna, lasciando cuocere ancora una decina di minuti. Se ce l’avete mettete anche a metà cottura una crosta di parmigiano. Servire con un po’ di erba cipollina tritata.



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martedì 21 gennaio 2014

Nutrie di tutto il mondo unitevi

Ai TG nazionali minimizzano, ma la bassa modenese è sott'acqua. Piove sul bagnato peraltro, anzi, sul terremotato.
E certo che minimizzano! La catastrofe non fa notizia se non ci scappa nemmeno un morto. Tutti noi stiamo incollati alla tv per la macabra conta dell'alluvione in Sardegna, mentre nemmeno ci ricordiamo in che anno sia stata l'ultima in Veneto, anch'essa pressoché ignorata dai media nazionali, come lamentarono i residenti.
Non fanno notizia il dissesto idrogeologico, il cambiamento dell'uso del suolo, il riscaldamento globale.
Va di moda la scienza dei record (è un killer più spietato il coccodrillo del Nilo, lo squalo bianco o il boa constrictor?), delle domande improbabili (4000 anni fa in Pakistan ci fu un'esplosione nucleare? n.d.r. domanda vera dalla puntata di Voyager del 20 gennaio), delle donna avventura e dei Bear Grylls.
In un paese di terremoti, vulcani, frane, alluvioni la geologia è insegnata poco e male, ignorata nelle pianificazioni territoriali, umiliata e offesa nel day after quando si  lamenta il non detto, il non previsto, il non fatto.
Si potrebbe parlare di corsi d'acqua deviati, alvei depredati, terreni naturali antropizzati, una natura torturata e piegata alla nostra necessità di spostarci più velocemente, mangiare di più, divertirci di più, cambiarci d'abito più spesso, costruire, ampliare, crescere. Ognuno il suo pezzetto, tutti in fila in una corsa fatta guardandosi solo la punta dei piedi, non un metro dietro di noi, non un metro davanti.
Ma di questo non si parla. Si parla di nutrie. Troppe. Dannose. Probabilmente. Ma intanto ricordiamoci che il biglietto intercontinentale dal Sud America glielo abbiamo pagato noi, per farci pellicce oggi di scarso successo (ma va? ci voleva una strategia commerciale! E diciamolo: le pellicce sono contestabili in sè, ma le pellicce di castorino, ovvero di nutria, fanno schifo). E poi per una volta ammettiamolo, con tutto quello che ci sarebbe da dire, da approfondire, da capire, a star qui a parlar di nutrie siamo ridicoli.   


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venerdì 28 dicembre 2012

E liberaci dai fagioli insipidi: i legumi sotto vetro autoprodotti

Oggi ho tagliato il nastro inaugurale di un nuovo strumento, osannato e temuto, che ha preso posto nella mia cucina (regalo natalizio dell'amorevole amato coinquilino umano): la pentola a pressione!
Sono cresciuta con l'idea che fosse una specie di presidio bellico legalizzato, pronto ad esplodere, a mutilare casalinghe e buttar giù interi palazzi. Poi però documentandomi un poco mi è parso di capire che il rischio fosse più leggendario che reale.
E dunque: la pentola a pressione. La mia è la mitica Lagostina, da 7 litri. Per utilizzarla basta leggere le istruzioni incluse: solo un dettaglio non era molto chiaro e dunque lo sottolineo, e cioè che il pirulo (termine tecnico) della "valvola di esercizio", quello che si vede nella foto davanti al manico del coperchio, deve essere messo in orizzontale!
Il battesimo della mia pentola a pressione è avvenuto con la preparazione delle lenticchie sottovetro, meravigliosa alternativa a quelle in scatola, naturalmente replicabile per tutti i tipi di legumi. Se anche voi come me trovate inquietante l'acquetta di conservazione dei legumi in scatola e vi è capitato di assaggiare piselli e fagioli veri e non riconoscere se fossero parenti di quelli "finti", ebbene...provate! Naturalmente non è essenziale avere la pentola a pressione, ma sicuramente si accorciano i tempi e quindi si risparmia gas! E in ogni caso, si limitano i processi industriali, i rifiuti, i costi (ambientali e non solo) di trasporto delle scatolette nei supermercati, etc...
Prendete quindi i vostri legumi secchi (o anche freschi, ma sicuramente cambiano i tempi di cottura), ammollateli se necessario, metteteli nella pentola con il doppio della quantità di acqua, una manciata di sale e uno spicchio di aglio. Le mie lenticchie non avevano bisogno di ammollo e quindi le ho semplicemente sciacquate e messe in pentola: per 300 g di legumi, 20 minuti di cottura da quando essa, la pentola, ha iniziato a sibilare (inquietante!). Potevo anche ridurre i tempi di almeno 5 minuti.
Una volta cotte le ho imbarattolate, ho aggiunto un filo d'olio, anche per migliorarne la conservazione, un pizzico di rosmarino e una grattata di pepe. Per creare il sottovuoto ho immerso i vasetti ben chiusi in acqua fredda (almeno 5 cm sopra le loro teste), ho portato a bollore e contato 20-30 minuti da quel momento; quindi li ho lasciati raffreddare.
E adesso si salvi chi può..........mi partirà il trip di imbarattolare ogni specie di legume!!!!!!!!!!!


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domenica 5 agosto 2012

Adoooro il pomodoro

Ed ecco finalmente il post sull'autoproduzione della conserva di pomodoro fatta in casa! Una tradizione contadina che mi riporta ai tempi in cui la mia nonna si dedicava anima e corpo a questo rito di mezza estate. Grazie alla complicità di mio "suocero" e della sua casa in campagna sono riuscita a riportare in vita questa tradizione, riveduta e corretta però in chiave moderna e senza fanatismi (tipo fare 4 quintali di pomodoro e alzarsi alle 5 del mattino). Il giorno del pomodoro è un bel momento di aggregazione, si passa qualche ora all'aperto e il risultato è un prodotto ottimo, controllato, che riduce la produzione di rifiuti, i viaggi dei camion che trasportano conserve fino ai supermercati, e dunque l'inquinamento, i gas serra e lo spreco energetico. Sa vot de piò?
Ognuno ha il suo procedimento, questo è il nostro.
Punto 1) I pomodori lavati e messi a bollire
1) Lavare più volte i pomodori (si comprano quelli da conserva, ovviamente presso qualche contadino di fiducia della zona). Basta l'acqua, solo per eliminare i residui di terra. Passarli quindi in un pentolone riempito per circa 1/4 del suo volume di acqua fredda.
Punto 2) Pomodori fatti asciugare al sole
2) Quando l'acqua è calda a sufficienza e la buccia dei pomodori inizia a rompersi, raccogliere i pomodori e distenderli con la polpa ben aperta al sole (che profumo!). All'inizio si lascia il fuoco acceso perchè solo pochi pomodori si rompono; quando tutti i pomodori sono rotti si spegne il fuoco e si trasferiscono tutti al sole. Noi usiamo un carretto su cui vengono messe delle cassette da frutta ribaltate ricoperte di tovaglie pulite. Lasciare i pomodori al sole per circa 3 ore: la polpa si deve seccare ben bene.
3) Passare i pomodori nell'apposito strumento che spreme la polpa e toglie la buccia e raccogliere il prezioso liquido in un pentolone. Noi aggiungiamo il basilico e basta (niente carote, cipolle, sale).
4) Imbarattolare, tappare bene e porre i barattoli nel pentolone con tanta acqua fredda in modo da superarne di una spanna l'altezza, far bollire e lasciare mezz'ora da quando l'acqua bolle. Passato questo tempo spegnere il fuoco e lasciare raffreddare il tutto (ci vorranno uno o due giorni). Questo procedimento serve a creare il sottovuoto (ve ne accorgerete perchè il tappo è incurvato verso il basso e quando lo aprite fa click).
Punto 3) La macchina spremi-pomodoro
Dopo 4 anni di esperienza posso affermare che la resa del pomodoro è circa il 40%: cioè per 100 kg di pomodoro otterrete circa 40 kg di conserva. I barattoli secondo me più comodi da utilizzare sono quelli da 330 cc che si vedono nella doto: contengono circa 260 g di conserva: si consumano in fretta una volta aperti e la loro forma li rende più pratici perchè occupano meno spazio degli analoghi di forma bombata. Ovviamente i barattoli di vetro dell'anno prima, lavati, si riutilizzano, mentre i tappi si comprano sempre nuovi.
Con circa 50 kg di pomodoro si lavora in 3-4 persone 2-3 ore la mattina, durante pranzo e penichella i pomodori si seccano al sole, e circa 2-3 ore anche al pomeriggio. Niente di drammatico quindi.
Allora, buon pomodoro a tutti!

Punto 4) La sterilizzazione
Il risultato finale!


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domenica 13 maggio 2012

Piccoli vegetariani crescono

Ho già avuto modo di dire che non sono vegetariana. Rientro anzi perfettamente nella categoria degli "onnivori" e con omnis nel mio caso si intende proprio che nessuna categoria di ciò che comunemente si ritiene commestibile è escluso dalla mia dieta, con la sola eccezione delle frattaglie (ma non escludo che ben cucinate potrei convertirmi anche al loro consumo).
Di carne tuttavia ne mangio poca (un paio di volte a settimana) essendo per natura totalmente votata al carboidrato e a maggior ragione da quando ho scoperto i costi ambientali che comporta.
Sono dunque all'instancabile ricerca di modi per non rendere depressogene le verdure e cercare di includerle sempre nella mia alimentazione quotidiana. Recentemente (grazie a Sua Maestà Benedetta Parodi e con qualche mia personalizzazione) ne ho scoperti un paio.
Verdure al forno davvero super sane
Ovvero al cartoccio! Meraviglia. Carote, zucchine, cipolle tagliate a striscioline. Niente bollitura preventiva altrimenti diventano mollicce. Bollitura di pochi minuti per patate e melanzane (a cubetti), cavoli e broccoli (a cimette). Chiudere le verdurine in un cartoccio di alluminio: potete anche evitare l'olio e mettere qualche goccia di worcester o salsa di soia, aromi a vostro piacimento. Bucherellate il cartoccio con la forchetta. 180 gradi per circa 15 minuti.
Verdure al forno falsamente sane
Ovvero come imitare le verdure fritte senza friggerle per davvero ma per finta. Procedimento adatto per melanzane e zucchine. Tagliarle sottili come per farle alla griglia. Impanarle nell'uomo e pangrattato. Porle sulla placca del forno, completare con un filo d'olio su ogni fetta, sale, pepe. 200 gradi per 15 minuti.
Se volete la versione salutisticamente modificata eliminate l'olio: bruciano più facilmente, quindi occhio. Sono comunque buone ma certo non fenomenali come con l'olio.
Del resto è un postulato: se una cosa è veramente buona ma così buona fa male.

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venerdì 27 aprile 2012

Crescita delle mie brame

...qual è l'illusione più sciocca del reame?
Più che delle mie brame, crescita dei miei stivali. 
Mezz'ora di tg e la parola sul podio è lei, crescita. Tutti l'ambiscono, tutti la inseguono, tutti studiano ricette per conquistarla. Tutti la vorrebbero con sé, per superare la crisi, ci dicono.
Povera signorina Crescita, uno stalking incessante, con milioni di colpevoli.
Ma non sei sola, signorina Crescita: stasera ho deciso di offrirti la mia protezione. Passa a trovarmi; te ne starai tranquilla in un angolo e non ti degnerò di uno sguardo. Come Ulisse con le sirene, mi farò legare pur di non cedere al tuo fascino.
Così magnetica e seducente, signorina Crescita, ma ho il sospetto che sotto il trucco da eterna giovinetta si nasconda un volto ormai invecchiato. E invecchiato in malo modo, senza la consapevole accettazione del tempo ormai passato, ma con l'ostinazione grottesca di sembrare quella che non sei più, che non puoi più essere. Conoscono il tuo vero volto i governanti che tessono quotidianamente le tue lodi? Hai saputo ingannarli o sono loro che, sapendo la verità, ingannano noi?
La crescita è un'icona del passato. Non crescerà proprio un bel niente, se non l'insoddisfazione e la frustrazione generale. Siamo troppi, e il consumo  di energia, di acqua, di cibo, di terre, di materie prime dei pochi ricchi (noi) che oggi attraversano "la crisi" è oramai un pachiderma che si regge su quattro stuzzicadenti. Si spezzeranno, e più il pachiderma continuerà ad ingrassare prima succederà.
Sto aspettando quel momento. Il momento in cui tutti avremo molto meno di quello a cui siamo stati abituati, tutto quello che oggi diamo per scontato; privilegi impensabili fino a 50 anni fa, che però non ci hanno reso più felici di allora. Anzi, siamo oggi più insicuri e fragili sulle nostre gambette inadeguate.
Chi su quel pachiderma ci è salito in groppa dalla nascita probabilmente non si salverà dalla caduta, o forse si salveranno davvero in pochi. Ma dalla carcassa del pachiderma nasceranno generazioni nuove, che avranno davanti la sfida per la sopravvivenza che noi oggi abbiamo dimenticato e sapranno (ri)trovare risorse che in noi si sono assopite.
Della signorina Crescita non parlerà più nessuno, perché una signora di mezza età, paciosa e ordinaria, sarà diventata la femmina più ambita: l'Aurea mediocritas.


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domenica 4 marzo 2012

Saggio breve sull'(in)utilità della TAV per le italiche genti

Bloccare la TAV significherebbe tagliare l'Italia fuori dall'Europa.
L'argomentazione dei pro TAV si articola intorno a questo concetto. Ministri, politici e amministratori si giocano i pochi secondi di una dichiarazione pubblica con queste parole che oramai ha imparato anche il gatto.
Orbene, chi ha pronunciato almeno una volta nella vita questa frase o una frase analoga è pregato alla prossima occasione 1) di non ripeterla (eccheccaz...ho capito!), bensì 2) di spiegarmi con parole sue perchè.

Esame di maturità, saggio breve: Argomentazioni a favore del Treno ad Alta Velocità per il trasporto di merci lungo la direttrice Italia-Francia.
Illustra e discuti di quali merci si tratta, quali sono gli attuali ordini di grandezza, come sono cambiati negli ultimi anni, come sono trasportate attualmente quelle merci, con quali costi, con quali impatti, in che modo il fattore tempo incide o potrebbe incidere fra 15 o 20 annni sul trasporto delle stessi merci, quali sono le tipologie e i volumi di merci che si prevede circoleranno tra Italia e Francia nei prossimi anni, come sono parametrate tali previsioni, in quanti anni si prevede che i costi di costruzione e gestione dell'infrastruttura saranno ammortizzati. 
Integra l'analisi della fattibilità economica con la valutazione dei rischi ambientali ed epidemiologici a breve e lungo termine. Tale valutazione deve riguardare sia la fase di scavo sia la fase di stoccaggio del materiale inerte, per il quale devono essere indicati ed illustrati siti e modalità di trattamento.
Fortemente sconsigliato al fine di conseguire una positiva valutazione del saggio breve l'utilizzo di tautologie, slogan, frasi fatte, proverbi.
NB: l'argomentazione "perchè sì" è stata cassata come strumento educativo del bambino e dell'adolescente da una lunga tradizione di pedagogisti. Analoga sorte per l'argomentazione "ne ho già discusso ieri con papà". Il candidato è pertanto pregato di non avvalersi di tali desuete scappatoie comunicative per farsi beffe della Commissione, che peraltro ha superato da quel dì l'età verde.

Nell'attesa che i candidati consegnino il proprio saggio, la Commissione si prende il gusto di un paio di personali osservazioni politicamente inaudite.
1) In tema di infrastrutture e urbanizzazione in generale: basta con questa compulsione per costruire, ampliare, aggiungere! Recuperiamo, rimoderniamo, restauriamo, investiamo sullo spostamento a basso impatto dei cuori e dei cervelli (internet) invece che asfaltare ancora per incoraggiare alla frenesia e alla voracità. Sarebbe un gesto di responsabilità e di educazione civica.
2) Lo capiremo una buona volta che l'Italia dovrebbe innanzitutto sfruttare e valorizzare le risorse che ha.
Le risorse dell'Italia sono i suoi paesaggi naturali, la cultura e l'arte, con cui pochi stati al mondo possono competere. Istruzione, formazione, cultura, tutela del patrimonio naturale e artistico: tagliare su questo a favore di altro è ottuso e -permettemi- immorale. Guardate quello che si fa in altri stati su questi temi, con 1/10 del nostro patrimonio artistico e naturale, e capirete che l'Italia è già tagliata fuori dall'Europa.


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lunedì 16 gennaio 2012

Guarda i muscoli del capitano

Batti le mani anche tu! O se proprio non vuoi condividere l'euforia collettiva per l'ultima furbata, girati dall'altra parte, zitto e mosca. E' criminale? E' rischioso? E' illogico? Certo. Ma è più comodo, è più spassoso, è più economico.
Accidenti! Qualcosa è andato storto: una svista, un errore, una fatalità, così facile da prevedere come da ignorare, prima che accada, ed ecco la tragedia.
Alza le mani al cielo, palmi ben aperti, gomiti piegati a 90 gradi. Scuoti la testa: tu non c'entri nulla. Dispiega poi l'indice della mano destra, punta il dito: è stato lui, tu non ne sapevi nulla. Non hai neanche mai battuto le mani. Anzi, lo hai sempre detto tu che era criminale, era rischioso, era illogico.
Benvenuto, ti sei appena iscritto allo sport nazionale: la profezia post eventum, lo scaricabarile, il giochino del faccio finta di niente fino a che non ci scappa il morto.
Rischioso, criminale, illogico costruire palazzi di cartapesta in una zona sismica. Ma costa meno, chi se ne accorge, chi se ne frega. Furbo chi risparmia e si arricchisce. Fino a che la scossetta arriva, tutto crolla e a quel punto non resta che dire che si sarebbe dovuto far meglio.
Navi da crociera come paesi galleggianti, enormi iceberg di ferro e gasolio che fanno la gimcana tra gli scogli per salutare un'isola o i canali di Venezia, per accontentare chi vuole vedere più da vicino, chi vuole mandare un saluto o battere le mani. Certo non serve la patente nautica per intuirne i rischi, non serve una laurea in biologia per comprendere quanto sia inquinante e dannoso per gli ecosistemi. Eppure la follia continua, zitto e mosca. Applausi scroscianti per il capitano, che fa volteggiare il bestione come fosse una ballerina sulle punte. Ma in un attimo, un inghippo, il solito imprevisto prevedibile. E l'eroe del volteggio diventa il più orribile dei mostri; nessuno lo conosceva, nessuno lo incoraggiava, nessuno lo applaudiva. Cortei, indignazione, non succederà mai più. Peccato sia dovuto accadere una volta di troppo prima di tanta risolutezza.
Una leggerezza che nessuno gli perdonerà, una sbruffonata che forse lui e tanti altri avevano già fatto decine di volte; un codardo, a quanto si apprende, che in preda al panico cerca solo di mettersi in salvo come un uomo qualsiasi avrebbe fatto, ma come non dovrebbe mai fare il capitano di una nave. Pagherà ed è giusto, ma non posso fare a meno di pensarlo come un furbetto fra i tanti, come il guappo fra i tanti che corre su un'auto potente e finisce per investire un bambino. Che spesso in Italia diventa alieno ed ingiustificabile solo quando lo beccano.



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sabato 5 novembre 2011

W l'Italia assassinata dai mercati e dal cemento

Ieri l'Italia è colata a picco.
In barba ai ristoranti pieni dell'isola che non c'è abitata dal nostro premier, il fondo monetario ha messo l'Italia fra i sorvegliati speciali.
E a Genova è caduto un terzo della pioggia che mediamente su quella città cade in un anno e un fiume di fango l'ha travolta e dilaniata, così come qualche giorno fa era accaduto alle Cinque Terre.
Uno dei miei lavori consiste nell'andare nelle scuole ad approfondire alcuni temi ambientali: ai ragazzi dirò che il clima sta cambiando velocemente, che forse anche queste piogge dirompenti ne sono la spia. Dirò che l'umanità si è lanciata in pochi anni in una corsa senza precedenti e ha (s)travolto, essa per prima, tutto quello che ha trovato sul suo cammino: aria, fiumi, mari, terre, ecosistemi.
Ci siamo costruiti un dio e l'abbiamo chiamato PIL. Ci hanno detto che cementando, urbanizzando, deviando, prosciugando, costruendo, industrializzando, bruciando, producendo, comprando, espandendo, commerciando lo avremmo onorato e che il dio, pasciuto, ci avrebbe resi festosi e soddisfatti. Qualcuno probabilmente intuiva (o sapeva) che era una chimera ma la cieca rincorsa alla crescita ha alimentato l'opportunismo ottuso.
Adesso che festosi e soddisfatti non lo siamo proprio, adesso che da noi sono arrivate le piogge tropicali e i fiumi vengono a riprendersi la terra che gli abbiamo strappato, ebbeme, ora tutti sanno. O almeno tutti coloro che occupano i palazzi della politica, della pubblica amministrazione, degli enti economici, e che dovrebbero assumersi l'onere di spiegare alla gente comune che un cambio di prospettiva è d'obbligo e che è l'unica strada che può (forse) salvarci dallo sfascio.
Ma il dio PIL esige ancora le sue vittime sacrificali: oggi sono i morti per le alluvioni della Liguria, domani saranno altri. E di tutti si dirà "povera gente" e a tante coscienze colpevoli basterà un "si sarebbe potuto evitare", ma il giorno dopo si ricomincerà a parlare di nuove strade e ponti e ferrovie e raccordi e cave e centri commerciali, residenziali, ricreativi, e condoni per cementare anche l'ultimo brandello di territorio. Diranno che l'economia deve girare, che solo così si uscirà dalla crisi, che dobbiamo crescere al di là di ogni logica sulla finitezza delle risorse. Chi protesterà sarà detto eversivo e quella fiaccola di buon senso sarà chiamata antipolitica.
   

mercoledì 10 agosto 2011

Amare il seitan, ovvero travestirsi da vegetariani pur non essendolo

Decine di post fa introducevo il tema dell'opportunità di limitare il consumo di carne per motivi ecologici. Passo la parola al simpatico collega Mario Tozzi che in questo filmato spiega molto bene cosa si intende (se volete andare al nocciolo della questione spostatevi al minuto 4.15).
Mangiare più raramente la carne, spendendo qualcosa di più (non sempre tra l'altro) per comprarla possibilmente locale e biologica. La spesa maggiore è giustificata da una migliore qualità della vita dell'animale e una maggiore naturalezza del suo mangime. Più salute, più gusto, meno gotta, meno deforestazione, meno consumo di risorse, meno gas serra, meno riscaldamento globale...devo continuare?
Ma veniamo al titolo del post: cosa è il seitan e perchè non diffidare di lui. Io ho preso coraggio grazie alla testimonianza di un'amica ecologicamente avanzata e ho comprato quello alla piastra che vendono nel banco frigo di molti supermercati (4 bistecchine costano circa 4 euro).
Ha praticamente le stesse calorie della carne (ma zero colesterolo), è ricco di proteine e, aspetto primario, è commestibile, anzi gustoso se lo si cucina in modo gustoso. Diciamo che è un alimento mimetico, che ricorda la carne, ma è più delicato, e sa diventare molto saporito se accompagnato da ingredienti validi. Inoltre permette di "imitare" tipici piatti di carne ma in tempi molto più ridotti.
Io ho sperimentato le tagliatelle col ragù di seitan e vi assicuro che sono molto buone!
Provate così.
Ponete in padella un giro d'olio, cipolla tritata, aglio e fate soffriggere. Nel frattempo tagliuzzate finemente una bistecchina di seitan (per due persone) e aggiungetela al soffritto. Mescolate, salate, peperoncinate se vi piace. Cinque minuti e potete aggiungere un po' di buona salsa di pomodoro, allungate con poca acqua di cottura della pasta. Mantecate la pasta già cotta nel ragù per pochi minuti. Per un buon ragù di carne 3 ore. Per un buon ragù di seitan 10 minuti. Tentar non nuoce.

domenica 26 giugno 2011

Le sette sorelle, là dove Eolo regna

Chiedo venia per il prolungato silenzio bloggesco ma posso avanzare un legittimo impedimento (benchè mi siano giunte funeste voci che sia stato abrogato): ero in trasferta a Lipari.
Ho messo piede per la prima volta alle isole Eolie (e più precisamente a Vulcano) qualche anno fa e ne avevo conservato un lusinghiero ricordo. Della serie, quando il presente è in grado di stupire il passato: torno oggi con un vero e proprio innamoramento per Lipari e Stromboli (su cui ho fatto una gitarella di una giornata), con tanto di "quando andrò in pensione mi trasferirò qui" d'ordinanza.
La spiaggia della Papisca (copyright signora Aquilone)



Risata fuori campo alla parola "pensione".
Le isole Eolie sono sette proprio come i sette nani, ma non è al nano Eolo che devono il loro nome (approfondimenti più intelligenti sulle etimologie di queste località li trovate qui). Geologicamente sono sbucate l'altro ieri: la prima a far capolino fu Filicudi, circa 600 mila anni fa. Come ben si sa sono isole vulcaniche, sbucate quindi perchè là sotto, nel blu profondo, ci sono due placche litosferiche (alias pezzi di crosta terrestre) in collisione. Questa flippa per dire: 1) niente spiagge bianche; 2) rara sabbia finissima e comunque sempre nera; 3) morfologia impervia; 4) terreno fertile e dunque vegetazione spesso sorpendentemente rigogliosa; 5) due vulcani attivi (Vulcano e Stromboli), elevato rischio sismico, possibilità di tsunami. Ma infondo qualcuno disse che si sta come d'autunno sugli alberi le foglie e, cavoli, quanto aveva ragione! Perciò, fatalismo nello zaino e via andare.
Lipari è una meta che consiglio a chi non cerca solo mare, ma vuol nutrirsi anche di storia e scorci di paesaggi, magari catturati durante un'escursione a piedi (ma anche comodamente in scooter). Non solo mare, ma pur sempre anche mare, e dunque un accesso (più o meno) comodo per bagni di sole e nuotatine serene.
Dunque, spiagge raggiungibili a piedi: poche, ovvero cinque in tutta l'isola. Di queste tre sono comode, la migliore è la spiagga di Canneto, fatta di ciotoli e incastonata in una suggestiva baia. Si raggiunge dal grazioso lungomare dell'omonimo paesino: segnalo che qui è presente un campeggio ben alberato. Di fatto questo è l'unico punto di Lipari dove potete permettervi di non possedere un mezzo di trasporto (e se ogni tanto volete cambiare spiaggia esiste un servizio bus).
Le altre due prevedono gambe in spalla, ma meritano questo sforzo. La spiaggia della Papisca è quanto più si avvicina al concetto di "spiagge bianche", un mitologico nome che ritorna in molte recensioni di Lipari e che non deve però ingannare: le spiagge bianche non esistono. Esiste però un tratto di costa (quello nord-est) dominato dalle vecchie cave di pomice, i cui sedimenti rendono azzurro-tropici i fondali da un certo punto in poi, ma non le spiagge, in cui i ciotoli bianchi di pomice si mescolano con quelli più scuri. Sospetto che con la barca si possano raggiungere calette meravigliose in questa zona. Purtroppo la spiaggia della Papisca è in parte attrezzata, ma in questo periodo i turisti erano comunque assai pochi (e quasi tutti stranieri). Valle Muria è l'altra spiaggia gambe in spalla, questa sulla costa ovest, ideale quindi per oziarvi fino a tarda ora. E' incontaminata, in parte fatta di scogli, comunque piuttosto comodi da usare come "lettini".
Fiori e piante non mancano (copyright signora Aquilone)
Il mare è limpidissimo ovunque, soprattutto con le luci del mattino. E snadrazzare guardandosi intorno, tra il cielo azzurro di un vero azzurro, le rocce color ocra (ceneri vulcaniche) e il verde lussureggiante, è un vero toccasana. Già, il verde: non immaginavo tanta ricchezza di piante e fiori variopinti!
Il paese di Lipari, dove è situato il porto, è composto di viuzze caratteristiche ed un corso principale; è molto bello, soprattutto per la presenza della rocca, l'antica acropoli dove si trovano gli scavi archeologici, la cattedrale con annesso chiostro normanno, il museo archeologico e vulcanologico. Suggerisco caldamente una visita a tutta quest'area (ok, la sezione vulcanologica è un guazzabuglio nozionistico ma è inclusa nel prezzo del museo archeologico, 6 euro).
Consiglio però di cercarvi una sistemazione un po' fuori dal centro, nella zona collinare; meno costosa, più fresca, ancor più suggestiva. Io ero nei pressi di Pianoconte, in una tavernetta molto comoda e pulita, con tanto di "terrazzo" con una vista strepitosa. Serve sicuramente un mezzo (ideale lo scooter: noleggio per 8 giorni 130 euro), ma quello è comunque quasi indispensabile. Un'occhiata ai prezzi. Costo totale della vacanza in giugno (9 notti): treno Modena-Milazzo e ritorno, aliscafi vari (compresa gita a Stromboli), casa, scooter, cibarie, extra, circa 900 euro in due.   
Il chiostro normanno (copyright signora Aquilone)
Gli isolani sono molto disponibili e cordiali. Tentano di venderti di tutto: stanze, scooter, gite in barca, pezzi di ossidiana (non comprateli: ne troverete gratis nella zona delle cave di pomice), conchiglie finte, etc...ma poi incontri lunga una mulattiera sperduta una signora che raccoglie pomodori e che te ne regala 2 chili dicendo "quanto mi deve? non lo dica neanche per scherzo". Lascio che sia lei a concludere questo mio piccolo prontuario liparota, che vuole essere prima di tutto un ringraziamento ed un omaggio ad un meraviglioso lembo di Italia.

domenica 12 giugno 2011

La morale è assai più ghiotta: la merenda autoprodotta

Ai miei tempi la morale era sempre quella: fai merenda con Girella.
Le merendine significano (spesso) conservanti o altri additivi se non dannosi comunque di nessuna utilità per la salute, e sicuramente significano una marea di rifiuti: almeno 12 imballaggi in una singola confezione da 10 merendine.
Troppo...no?

Pan di spagna autoprodotto
D'accordo, non sempre c'è il tempo di trovare alternative e spesso siamo talmente assuefatti ai prodotti confezionati che le alternative non le vediamo proprio o non le apprezziamo.
Se però esisti anche tu, tu che hai 15 minuti di tempo, una frusta elettrica, un paio di ciotole, un pizzico di buona volontà, eccoti la ricetta base per farti la Girella in casa o lo Yo-Yo o il Flauto o la Fetta al latte o a quello che tu vuoi (o la cassata): il pan di spagna. Mi risulta che, a dispetto del nome, di spagnolo abbia ben poco, se non la terra che lo ha reso celebre, ma l'idea fu tutta di un cuoco genovese che lo propose, con successo, alla corte spagnola (XVIII secolo). Il nome di "pasta genovese" è infatti sostanzialmente un sinonimo.
Quello che si compra presso la grande distribuzione, bisogna ben dirlo, fa schifo. Sembra di ingurgitare gomma piuma.
Questo è diverso. Questo è altamente commestibile. Servono:
- 6 uova
- 180 g di zucchero
- 160 g di farina
- un pizzico di vanillina

Tutta la dignità del pan di spagna che, noterete, non ha bisogno di lievito, risiede nella fase di sbattimento uova. Separate con cura albumi e tuorli. Montate dapprima gli albumi a neve (come è spiegato in questo post), aggiungendo un pizzico di sale, e metteteli da parte. Ora dedicatevi a tuorli e zucchero (e vanillina): non state a lavare le fruste, ma riutilizzatele per loro. Ci vorranno almeno 5-10 minuti alla massima velocità: il composto deve incorporare aria e gonfiarsi (in questo modo lieviterà senza lievito) e diventare quasi bianco.
Quando sarete soddisfatti del risultato setacciatevi la farina (in questo caso è decisamente consigliato setacciare per lasciare il composto liscio e delicato) e infine aggiungete gli albumi montati. Guai a mescolare come se fosse polenta: dal basso verso l'alto, altrimenti si smonta la meraviglia.
Ricoprite di carta da forno una tortiera o anche la piastra del forno. Infornate a 180 °C per circa mezz'ora. Non aprite il forno! E se volete che il pan di spagna resti gonfio lasciatelo riposare per 10 minuti a forno spento una volta cotto.
Otterrete un oggetto di discreto spessore, che potrete tagliare per ottenere più dischi.
Ora non vi resta che lasciarlo raffreddare e poi farcirlo come più vi piace. Se volere arrotolarlo copritelo con un canovaccio umido e lasciatelo un po' lì.

sabato 14 maggio 2011

La monnezza che bellezza

Ovvero, come trascorrere un venerdì sera fuori dal tunnel del divertimento a compilare un elenco di rifiuti comunemente prodotti nelle nostre case indicando per ciascuno il corretto conferimento.
Questo post sulla raccolta differenziata è stato uno dei primi di questo blog. Oggi offro il mio contributo alla diffusione della cultura del riciclo con una nuova pagina intitolata appunto DIFFERENZIATI!, volutamente senza alcun accento...
Personalmente ho soffocato il pianeta di rifiuti indistinti per almeno 25 anni, e nemmeno ora posso dire di essere esente da leggerezze, ma negli ultimi anni il mio rapporto coi consumi e con le modalità di trattamento dei rifiuti che produco è diventato sicuramente più consapevole. Quello che acquisto è mio, compreso ciò che lo contiene e lo compone quando decido di disfarmene.
Se vi venisse in mente qualche rifiuto mancante segnalatemelo e sarò ben lieta di arricchire l'elenco!

domenica 8 maggio 2011

Una luminosa idea: il forno solare!

I miei gatti interessati al nuovo marchingegno
Ho scoperto la fattibilità di costruirsi un forno solare con pochi semplici materiali grazie ad un progetto sull'energia che svolgo nelle scuole elementari. Devo dire che ero piuttosto scettica su questo marchingegno che era previsto costruissi insieme ai bambini. Tuttavia mi ci sono messa d'impegno, l'ho costruito e oggi ho cominciato a testarlo e posso confermare che...FUNZIONA! O meglio, promette di poter funzionare, con opportune varianti.
Inutile dilungarsi sul fatto che un forno solare è altamente ecologico, perchè cuoce grazie alla fonte energetica più rinnovabile, pulita e (in questo caso) economica che esista. Inoltre la sua costruzione può rappresentare uno svago, appunto, "costruttivo" da concedersi insieme ai marmocchi. E' pratico e facilmente trasportabile, ha il pregio di non far bruciare i cibi, perciò può essere una buona idea introdurvi quello che vogliamo cuocere e andare a fare una passeggiata.
Ecco cosa vi dovrete procurare:
- 2 scatole di cartone, l'una più grande dell'altra. Quella piccola potrà essere una scatola da scarpe, quella più grande dovrà essere circa 40x40
- un rotolo di alluminio
- colla vinilica e pennello
- forbici
- nastro adesivo largo, di quello da pacchi
- un materiale isolante, perfetti semplice polistirolo e fogli di giornale
- una lastra di plastica trasparente o vetro grande abbastanza da coprire l'apertura della scatola grande.
Se la scatola grande è un classico scatolone con il coperchio formato da quattro "ali", tagliate le due più piccole e una di quelle grandi (ma non buttatele!). Per la scatola piccola non occorre coperchio.
Con l'aiuto della colla vinilica (diluita!) e del pennello rivestite di alluminio la parte esterna della scatola grande e quella interna della scatola piccola.
Rifinite tutti gli spigoli con il nastro adesivo, in modo che l'alluminio non si rovini facilmente ai bordi.
Ora ponete sul fondo della scatola grande l'isolante, per circa un terzo del suo volume. Adagiatevi la scatola piccola e aggiungete isolante tutto intorno.
Con le ali del coperchio tagliate in precedenza ricavate una cornice che si adatti alla scatola grande e lasci scoperta quella piccola, come nella foto. Rivestite di alluminio e rifinite col nastro adesivo anche la cornice.
Fissate col nastro adesivo all'ala grande rimasta attaccata alla scatola quella che avete tolto e rivestite di alluminio la parte interna del coperchio che avrete così ricavato. Anche questo andrà rifinito. Potrebbe essere una buona idea aggiungere un marchingegno che permetta al coperchio di restare inclinato verso l'interno della scatola di circa 30°, perchè è così che ottimizzerà la riflessione dei raggi solari nel vostro forno; io devo ancora provvedere.
Non ci crederete ma....il forno è pronto! Ora non vi resta che inserire nella scatola piccola il vostro cibo, dentro una piccola teglia o un tegamino, o ancora su carta da forno. Ricoprite con la lastra trasparente l'apertura della scatola grande e tenete il coperchio sollevato, preferibilmente con l'inclinazione suddetta, ed esposto verso il sole. Oggi ho sperimentato la pellicola trasparente, ma non sigilla molto efficacemente riducendo così l'effetto serra che dovrebbe crearsi. Migliorerò questo aspetto.
Le mie sperimentazioni per il momento sono ferme a : un uovo sodo (quasi cotto, sono stata impaziente, ci sono volute almeno due ore, ma -ribadisco- la pellicola trasparente non è ottimale), qualche maccherone (COTTI! dopo poco più di un'ora, immersi in poca acqua), focaccina azzima (mmm...confesso, cruda, ma ormai il sole era calante).
A questo link altri suggerimenti su tempi e trucchi per la cucina solare! Io certamente non desisterò.

venerdì 22 aprile 2011

Giornata della Terra: l'insostenibile nefandezza del crescere

Oggi è la Giornata Mondiale della Terra. Non amo molto questi appuntamenti obbligati. Certo, mettono in luce argomenti basilari, ma mi sembra stiano quasi lì a dire: abbiamo la coscienza pulita, oggi ci occupiamo di questo tema, domani è un altro giorno. Un po' la logica illogica, ingannevole ed ipocrita che promouove le domeniche ecologiche e al tempo stesso nuovi parcheggi e strade a sventrare e soffocare le nostre città. Della serie: oggi al pranzo domenicale dalla zia Pina andateci a piedi o in bici, ripuliamo l'aria e compagnia bella, ma al lavoro, a fare la spesa, a portare i figli a scuola, nel quotidiano, CONTINUATE PURE ad usare la macchina, che noi vi rendiamo sempre più pratico ed agevole usarla a scapito dei mezzi pubblici e della bici.  
Colgo tuttavia lo spunto della Giornata della Terra per lanciare un sasso nello stagno. Anzi, nello stagno ci lancio la classica bottiglia con tanto di messaggio.
Message in a bottle: lettera aperta a politici/amministratori/operatori economici/consumatori.
Omioddio, il PIL è in calo, mai stato così basso dal 19equalchecosa, il nostro PIL è la metà di questi e un terzo di questi altri, l'Italia è ferma, l'Italia non cresce, bisogna crescere, bisogna investire sulla crescita. E poi energia, serve più energia, per mantenere l'attuale stile di vita, e le rinnovabili non bastano, e allora il nucleare, viva il nucleare: è sicuro, il nucleare fa sconquassi: abbasso il nucleare, aspettiamo; e c'è Geddafi, evviva Geddafi, abbasso Geddafi, abbasso sì ma non troppo, perchè lui ha il petrolio e il petrolio ci serve.
La Terra, oggi è la sua giornata e possiamo permetterci di essere onesti, ha risorse FI-NI-TE o riproducibili in tempi lenti, che nulla hanno a che fare con le millantate necessità di sviluppo e con l'attuale stile di vita da mantenere o da raggiungere, aurea meta a cui un numero sempre maggiore di persone è istigato a dover tendere. Sviluppo sostenibile, un ossimoro molto modaioloper dirla con De Andrè, soltanto una legge che non riesco a capire ha potuto sposarli senza farli scoppiare. La verità è che siamo in troppi e vogliamo troppo: delle due l'una, o diminuiamo in numero o diminuiamo i nostri consumi. Dal momento che la prima via mi pare difficile da perseguire (e sarebbe anche oltraggioso per l'umana pulsione al perpetuarsi nelle generazioni tentare in qualche modo di imporla), occorrerà seguire la seconda, che sembra ostica ma nasconde, a parer mio, insospettabili soddisfazioni. Fino a che dunque continuerò a sentire istituzioni, partiti, persone che si fregiano di avere a cuore le sorti della Terra e al contempo parlano di necessità di crescita saprò che costoro mi stanno prendendo in giro o sono profondamente ignoranti. Possono avere la mia umana comprensione (fino a un certo punto), ma di sicuro non avranno da parte mia la patente della credibilità, nè il mio voto o la mia approvazione.
Desiderare di meno, spostarsi di meno, comprare di meno, vendere di meno, lavorare di meno, spendere di meno. Conoscere di più, donare di più, costruire di più, imparare di più, fermarsi di più, riposare di più. Meno strade, meno parcheggi, meno cantieri, meno cave, meno supermercati, meno viaggi, meno prodotti confezionati, meno regali acquistati, meno omologazione. Più orti, più mani che impastano, più case ristrutturate, più tempo regalato, più regali autoprodotti, più gambe e biciclette, più beni in condivisione, più rispetto per l'individuo e la sua originalità.
Non so se questa ricetta salverà la Terra, forse no. O forse lei si salverà da sola. Ma sono convinta che ne acquisteremmo tutti in serenità.  

martedì 15 marzo 2011

Il nocciolo (nucleare) della questione

Avevo già toccato il tema dell'energia nucleare tempo fa, commentando in questo post lo spot del Forum Nucleare, poi sospeso perchè giudicato ingannevole. Dunque, partita a schacchi interrotta per condotta antisportiva dello scacchista bianco, e adesso ci si mette pure l'emergenza nucleare in Giappone a rompere le uova nel paniere dei nuclearisti italiani.

Due minuti del vostro tempo per un giochetto a buon mercato, intitolato "Esercitarsi all'utopia: l'Italia come l'Isola che non c'è". L'Italia è un paese culturalmente lungimirante. L'Italia è un paese in cui l'interesse della nazione viene prima del proprio o di quello dei propri amici. L'Italia è un paese in cui si è intuita da almeno trent'anni l'importanza dei temi ambientali, della gestione razionale dell'energia, dei rifiuti, della mobilità, dell'urbanizzazione, dei consumi. Non a caso, sono questi i temi fondanti di ogni campagna elettorale di ogni partito. L'Italia è un paese in cui chi si occupa di ambiente a livello istituzionale ha una solida formazione scientifica e si avvale di collaboratori altrettanto preparati. Per questo motivo, ad esempio, dopo avere raccolto e valutato i pareri di persone preparate in materia, si è accantonato il progetto aleatorio del Ponte sullo Stretto di Messina. L'Italia è un paese in cui le case non si sbriciolano per un terremoto di 6 gradi Richter per negligenze costruttive, perchè il rischio sismico è elevato e le regole in fatto di edilizia vengono scrupolosamente osservate da decenni.
In un'Italia come questa, il 12 giugno prossimo andrei al referendum e voterei comunque contro la realizzazione di impianti nucleari nel mio paese per una serie di ragioni in parte accennate nel mio precedente post di cui sopra. 
Figuriamoci in un'Italia così.

lunedì 7 febbraio 2011

Azzeccagarbugli e i suoi capponi

Ovvero, pennuto ruspante arrosto e patate all'acquapazza.
Perchè questo titolo. Perchè il pennuto (nel mio caso, un galletto) mi è stato regalato da mia zia, la quale di tanto in tanto mi rifornisce di avicoli provenienti dalla fattoria di una sua amica, già perfettamente puliti e porzionati. Pennuti che razzolano in campagna e mangiano quel che devono mangiare. Questo è il modo migliore di consumare la carne: poca, locale, biologica. Se poi avete la fortuna che un Renzo qualsiasi venga a farvi visita omaggiandovi di un cappone, beh...non c'è niente di meglio.
Galletto e patate: porzione quasi dietetica per 2 persone
Per tutta la preparazione (carne+patate), nella quantità immortalata da me, ci vorranno un paio d'ore.
Prendete le vostre porzioni di pennuto e salatele, rosmarinatele, pepatele, agliatele...insomma, insaporitele come più vi piace su tutti i lati. Il classico aglione già dosato delle nonne andrà ovviamente benissimo. Se la carne non fosse già a temperatura ambiente, aspettate che lo diventi. Ponetela quindi in una pirofila da forno e distribuiteci poco olio d'oliva, rigiratela e infornate a 180 °C in forno ventilato, in cui avrete sistemato un'altra pirofila riempita con due dita d'acqua. Questo permetterà alla carne di risultare croccante ma non eccessivamente asciutta.
Per 1 kg di carne ci vorrà circa un'ora, ma più che altro ci vorrà dell'usta: controllate la cottura, rimpinguate la pirofila con l'acqua, e quando la carne sarà bella marroncina rosolata (e non bruciata) sarà pronta!
Non spegnete il forno, estraete il pennuto arrosto e la pirofila con l'acqua, toglietene un po' (circa un dito) e sostituitela con l'acquetta ricca e saporita che avrà naturalmente espulso la carne nella sua pirofila. In questa acquapazza ponete una generosa quantità di patate, sbucciate e tagliate a tocchetti.
Parentesi: le patate, al forno o fritte che siano, devono a mio avviso essere sempre in quantità orgiastiche perchè sono troppo buone per finire troppo in fretta. La patata tira, come diceva un noto esperto, ed è così anche a tavola; se non ne possedete in grande quantità o non avete voglia di essere eccessivi, non fatele. Almeno se mai inviterete me a pranzo/cena.
Infornate nuovamente e rigirate di tanto in tanto. Shockate le patate con 10 minuti di grill a 200 °C quando avranno assorbito l'acqua e saranno diventate morbide. In questi ultimi minuti rimettete in forno anche il pennuto, in modo che si scaldi. La cottura delle patate richiederà complessivamente circa 45 minuti.
Due ore del vostro tempo, sì, ma intanto potete fare tanto altro e contemporaneamente trarre gaudio già solo dal profumo che si diffonderà in tutta la casa...in attesa di gustare, e ne sarà valsa la pena!

domenica 6 febbraio 2011

Elogio della sporcizia

Questo il sottotitolo di un libello simpatico che ho letto qualche anno fa chiamato - fuor di metafora- "Scopare o spolverare". Lo consiglio: riporta un excursus interessante sulla storia del concetto di ordine e pulizia, e fornisce molti ironici consigli per curare sì le faccende domestiche ma riflettendo sul fatto che spesso il troppo pulito sterilizza anche la vita e che le relazioni interpersonali in famiglia non devono mai essere sacrificate sull'altare di Igea.

La condizione umana (R. Magritte)

Cerco di mantenere con la pulizia e l'ordine un rapporto di cordiale distacco. Me ne occupo, e ho anche io le mie fissazioni e debolezze, ma senza eccessivo puntiglio.
Le nostre case stanno diventando sempre di più asettiche stanze operatorie, disinfettate e linde, in cui vivere circospetti e col divieto di sudare. Decine di prodotti diversi per ogni genere di superficie ingombrano i nostri mobili.
Ma c'è chi dice no. Perchè non provare?
Meno chimica, meno rifiuti (i flaconi), meno energia (quella per produrre le nostre magiche ignote pozioni battericide e quella per trasportarle fino ai supermercati), meno stress.
Piccolo vademecum per le pulizie domestiche.
PAVIMENTI: il grande alleato di ogni massaia, l'aceto. Io ne diluisco circa un bicchiere in mezzo secchio d'acqua. Qualche goccia dell'olio essenziale favorito attenuerà il sentore di insalata (comunque momentaneo) in giro per la casa. Se avete bimbi piccoli sgattonanti valutate se sia veramente meglio per le loro manine la chimica delle cere-super-disinfettanti o qualche innocuo germetto.
PANNI: in una domenica uggiosa ci si potrebbe dedicare all'autoproduzione del detersivo. Altrimenti si potrebbe optare per i detersivi alla spina e/o dimezzare i dosaggi rispetto a quelli consigliati da chi ha il solo interesse a farci esaurire il flacone in un battibaleno. Disintossichiamoci dall'ammorbidente al profumo di mare, che il mare contribuisce solo ad inquinarlo, e sostituiamolo, dignitosamente, con un cucchiaio di bicarbonato aggiunto direttamente nel cestello. Poche gocce del fidato olio essenziale per maniaci dei profumi.
SUPERFICI IN ACCIAIO: nuovamente, aceto. Lasciare agire pochi minuti. Impietoso contro il calcare.
SUPERFICI IN CERAMICA: erieccololà, bicarbonato! Scioglierne un po' in acqua fino ad ottenere una pasta che si conserverà in un barattolo. Distribuitelo sulla superficie da sbiancare e strofinate con spugna e olio di gomito (prodotto non in venidta).
VETRI: mmm.....vediamo, fantasia: aceto! Diluito in acqua, da mettere direttamente nell'ultimo spruzzino di simil-vetril che acquisteremo. Lo stesso prodotto servirà ad esempio per pulire l'interno del frigorifero o le piastrelle di bagno e cucina.
PIATTI: personalmente non ho ancora provveduto all'autoproduzione del detersivo per i piatti (anche per lavastoviglie). Se qualcuno avesse voglia di precedermi, dia un occhio a questo link! Oppure, nel frattempo, diluite diluite diluite (con acqua): il nostro cremosissimo detersivo super-concentrato durerà molto di più.

E in ultimo, puliamo, riordiniamo, laviamo, stiriamo, d'accordo. Ma tenendo a mente il consiglio del libro di cui sopra: bisogna riuscire a limitare il tempo che si dedica ai lavori di casa così da non perdere la freschezza dei sentimenti, il piacere di coltivare interessi, insomma, il gusto di vivere.