Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.

lunedì 6 luglio 2015

Era solo un gatto

Quando ero triste non faceva domande, non enfatizzava, non minimizzava, non dava consigli. Era solo un gatto.
Quando ero arrabbiata non mi diceva "stai esagerando", "adesso calmati", "modera i termini". Era solo un gatto.
Quando facevo scelte avventate, cambiavo idea, tornavo sui miei passi  non mi guardava con disapprovazione, non giudicava. Era solo un gatto.
Quando le parole restavano giù, aggrovigliate e inespresse, non mi suggeriva che avrei dovuto buttarle fuori alla rinfusa, né che invece avrei dovuto spingerle più giù ancora. Era solo un gatto.
Se mi svegliavo mi aspettava fuori dalla porta, se gli parlavo rispondeva in un solo modo, se mi accoccolavo sul divano arrivava lì, se rientravo con la macchina era sul balcone a guardarmi rientrare, se suonava il campanello allora non ero io e allora tanto valeva nascondersi. Semplice. Non c'erano risentimenti, rancori, ripicche, vendette. Era solo un gatto.
Un gatto, il mio. Quello che aveva una notte per farmi innamorare di lui, perché a me i gatti e le loro unghie mi inquietano, e sembrano sacchetti pieni di sabbia; e ci è riuscito. Il compagno più discreto, leale, fedele degli ultimi sette anni della mia vita.
Aveva un cuore balordo, il mio Romeo. Sono tornata piangendo dalla sua prima visita perché io già lo amavo e sembrava dovesse finire troppo presto. E invece si è preso un bel pezzetto della mia vita e in poche ore di una giornata forse troppo calda per lui se lo è portato con sè.
Non vedrà mai la casa nuova dove lo avrei portato fra poche settimane, il giardino dove lo immaginavo a giocare al gattaccio di strada. Ma ancora una volta è riuscito a stupirmi, a precedermi in qualsiasi pianificazione, perché lui adesso è là ad aspettarmi, in quel giardino.
Grazie Romeo. Sei solo un gatto, mi diranno. E per fortuna è proprio così.

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mercoledì 7 gennaio 2015

La libertà di essere inopportuni

Da www.corriere.it
Tra le tante vignette satiriche di Charlie Hebdo mostrate in queste ore, ho scelto questa.
L'ho scelta perchè la trovo inopportuna e di cattivo gusto. Irride la religione che permea l'ambiente in cui io sono cresciuta, quella del catechismo che ho frequentato, dei sacramenti che ho fatto, di molti dei valori in cui tanti miei connazionali (credenti, praticanti, atei) si riconoscono.
Per me, come per colei che, da afroeuropea e musulmana, firma questo post (lo consiglio!), si può e si deve ridere di tutto. E aggiungo che  tutte le libertà, anche quella del cattivo gusto, devono essere difese. Perché la nostra storia, quella dei cittadini dell'Unione europea, ha attraversato tanti dolorosi capitoli in cui persone sono morte per difendere le libertà che oggi noi possiamo dare per scontate.
Mi sono interrogata ultimamente, e ancora più oggi, sull'islam. Ho letto e riletto il post di cui sopra...."A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace." 

Pochi giorni fa, a Istanbul, in visita alla moschea blu, una signora con il capo velato è entrata nella parte riservata ai fedeli, transennata per i turisti. Appena l'agente della sicurezza se n'è accorto, l'ha subito raggiunta e allontanata. Le donne, ancorché musulmane, non possono pregare dove pregano gli uomini, ma in un'area riservata.
Io non riesco a vedere libertà in una religione che permette ancora questo. Non riesco a vederci pace, nè uguaglianza. Certo, l'islam non è quello dei fanatici che sparano o sgozzano; ma non è nemmeno, mi pare, una religione che accetta e accoglie. Siamo diversi, ancora tanto diversi.
In tutte le religioni c'è un sotteso di oscurantismo e superstizione; e anche il cattolicesimo, che ha radici più antiche, ha conosciuto una lunga parabola di odio e intolleranza. Probabilmente siamo sfasati di qualche secolo.
Inutile e dannoso esacerbare le differenze; ma forse anche negarle.


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sabato 3 gennaio 2015

Roma-Istanbul e ritorno (con gaudio)

Per la serie non ci manca neanche al lat ed galeina (vedi post precedente), lo scorso mese di dicembre mi sono attraversata con disinvoltura l'Impero Romano da Occidente ad Oriente: weekend romano e viaggetto di capodanno a Istanbul. Ed è su quest'ultima che posterò le mie impressioni; e non perché Roma sia meno degna di suscitarne (anzi, mi si permetta di pensare il contrario).
L'ho pensato, in ordine sparso, di Barcellona, Praga, Brema, Berlino, Amsterdam, Lipari, l'Isola del Giglio: qui ci verrei a vivere. Non l'ho pensato di Istanbul; città che merita sicuramente una visita, ma che sta bene dove sta. Enorme, caotica (13 milioni di abitanti!), perennemente inghiottita da file di auto-immobili che urlano col clacson la loro frustrazione, brulicante di bambini abbandonati a se stessi che chiedono l'elemosina o improvvisano scenette per aggirare i turisti, con collegamenti non all'altezza di una città così sterminata. Inoltre non è così economica come ci si aspetterebbe, almeno nelle zone turistiche, e le file per i monumenti principali possono essere davvero estenuanti. Una notazione sul meteo: dicembre è il mese più piovoso (piove 1 giorno su 2), e può anche nevicare e tirare vento freddo.
Per quanto riguarda il cibo...ecco, a Istanbul il concetto di "cucine del mondo" non è arrivato: i ristoranti più esotici sono dei tristi ristoranti italiani o i fast food. Quindi, kebab. Col pane, col riso, con le verdure, ma sempre kebab. Provate il tè turco!
Di seguito le attrazioni plurisegnalate dalle guide, tutte nella parte vecchia (europea) con i miei commenti/suggerimenti:
- Moschea blu. Splendida all'esterno, ma all'altezza della sua fama anche all'interno. Purtroppo l'ingresso, peraltro gratuito, può costare ore di fila. Un buon modo per aggirarla si è rivelato essere quello di aggirarsi nella piazza antistante il venerdì 30-40 minuti prima dell'apertura, che quel giorno è alle 13.30 causa preghiera. Le donne devono indossare il velo e tutti si devono togliere le scarpe all'ingresso. Ci sono comunque altre moschee più piccole, meno celebri e meno prese d'assalto molto suggestive.
- Basilica di Santa Sofia. Di fronte alla moschea blu. L'intento del sultano che fece costruire quest'ultima era quello di affermare il potere ottomano rivaleggiando in maestosità e bellezza con Santa Sofia. Intento a mio parere pienamente raggiunto. Santa Sofia è stata deludente e l'ingresso costa 30 lire turche (circa 10 euro); ho apprezzato più che altro i tanti mansueti gatti che la popolano. A proposito, Istanbul è la città dei gatti: sono ovunque e se la passano alla grande, si lasciano accarezzare e fotografare volentieri.
Il bazar delle spezie
- Cisterna-Basilica. E' un acquedotto romano, del 500 d.C.. Costa 15 TL e se ci andate la mattina presto potete evitare la coda (nel mio caso, ho approfittato di un 31 dicembre assai morigerato per andarci il 1° gennaio quando mezza città probabilmente dormiva ancora). STU-PEN-DA. Si deve vedere.
- Topkapi (palazzo del sultano). Costa 30 + 15 (per l'harem) TL; l'harem è la parte più bella, quindi conviene fare il biglietto intero. Le file per biglietto, poi ingresso, controlli di sicurezza, cancelli automatici possono essere delle carneficine. Ma il posto (e il diamante del sultano) merita.
- Gran Bazar e Bazar Egiziano (mercato delle spezie). Impressionanti. C'è da perdersi e infatti ci si perde ed è bello così. E' il più grande mercato coperto del mondo. Una meraviglia.
Nella parte nuova non c'è molto di diverso da qualsiasi grande città. Segnalo però il mercato del pesce e il quartiere Tophane, dove troverete moltissimi bei locali dove fumare il narghilè, davvero da provare.
Se non siete appassionati di moschee o altri edifici religiosi, 3-4 giorni sono sufficienti per farsi un'idea della città...e tornarsene volentieri nella parte occidentale dell'Impero.
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lunedì 29 dicembre 2014

Quando due rumene, un polacco e una siciliana (emigrati in Germania) raccontano il comunismo

Ebbene sì, cara Gio, te lo avevo detto che mi avevi ispirato un post!
Per chi non la conoscesse, la Gio è una delle "sorelle della mia scelta". La nostra amicizia è stata un diesel, anche se ci conosciamo da 20 anni (Gio, sono passati 20 anni, ti rendi conto???). Adesso però il motore ha carburato, e niente lo ferma più, anche se ci si sono messi di mezzo 700 km.
Da http://www.blog.oneholidayrentals.com
Qualche giorno fa, sul nostro filo diretto Italia-Germania ha fatto la sua comparsa una sua "riflessione della domenica", scaturita da una chiacchierata tra sigari e ricordi d'infanzia con altri ragazzi emigrati in Germania, ma da Paesi dell'Est. Ricordi di bambini muniti di tessere per ritirare la propria razione quotidiana di latte, di quell'unica marca di biscotti a loro concessa; di popoli che per lunghi anni nulla più di quanto concesso hanno osato sperare di avere o di fare. 
Più recentemente mi sono trovata su un treno, spettatrice di una ininterrotta quanto molesta conversazione fra tre giovani di 25-30 anni, i cui punti cardine vertevano intorno a notazioni quali in Italia va tutto male, tanto c'è la crisi, lavorano solo i raccomandati, bisognerebbe mandarli tutti a casa, all'estero sì che le cose funzionano.
Non starò qui ad enumerare le tante tristi vicende di ottusità e pochezza di un Paese, il mio, che lasciano esterrefatti ed arrabbiati, tanto più perché avvengono laddove di potenziale ce ne sarebbe ben più che in altri posti. Facile, per non dire paraculo: è tutta colpa loro, è tutta colpa della crisi.
No, allora, completiamo il quadro. Nel 1989, mentre i suddetti bambini stavano in fila per il latte, io andavo alle scuole elementari, facevo danza due pomeriggi la settimana e pianoforte il venerdì perché così mi andava, salvo poi non proseguire nè l'una nè l'altro perché non mi andava più. Andavo tutte le estati al mare con i miei genitori e in montagna con i nonni. Ho poi fatto scuole medie, liceo, autogestioni, università (Ingegneria, poi anzi no Geologia), interRail, Erasmus, dottorato; ho fatto più viaggi di quelli che i miei genitori e i miei parenti messi insieme hanno mai fatto, ho dormito in tutte le case che volevo e sono tornata all'orario che mi pareva.
Il quadro completo implica cioè che sono vissuta e vivo in un Paese libero. Che come tale può anche andare liberamente a rotoli, come le vite dei suoi abitanti, ma nel quale una scelta c'è. C'è sempre.
E se il politico può scegliere di essere onesto, anche se qui è difficile perché tanti non lo sono e magari se la passano anche bene; anche la persona comune può scegliere. Scegliere di fermarsi alle strisce pedonali, di fare uno scontrino o di richiederlo, di spogliarsi di titoli, pretese, supposti diritti per farsi umile e darsi da fare, perché il tempo dei diritti acquisiti è passato e forse è giunto il tempo di meritarseli certi privilegi.
Mandiamoli tutti a casa. Benissimo. Ma siamo sicuri che, messi nelle stesse condizioni, noi saremmo meglio di loro?
Sputare sul piatto che ti ha nutrito, e che ti ha reso ben pasciuto, con lo smartphone in tasca e la settimana bianca, non mi sembra un buon presupposto per una lucida operazione di autocritica e di auspicabile miglioramento.


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mercoledì 26 novembre 2014

GHI...il riciclo continua



G di GORGONZOLA
Ovvio il risotto (buono). Altrimenti un aperitivo (adoro). Mescolate il gorgonzola con un formaggio più delicato, o, in assenza, con un goccio di latte. Prendete una bella mela rossa come quella sopra descritta, croccante e acidula: tagliatela a cubetti senza sbucciarla e bagnatela con succo di limone. Componete dei crostini con fette di pane tostato, rigorosamente avanzato, crema di gorgonzola, pezzetti di mele e se ce l’avete un po’ di noci/pinoli tostati.

H di HAMBURGER ovvero come farli senza andare al fast food
Li ho fatti tante volte e danno una grande soddisfazione. Basta dotarsi di buon macinato di manzo, aggiungere qualche cucchiaio di parmigiano, sale, pepe, erbe aromatiche a piacere…io aggiungo anche qualche goccia di worcester e tabasco. Un buon metodo per avere una forma regolare è mettere una pallina di questo composto dentro uno schiacciapatate, fra due dischi di carta forno.
E siccome di carne ne mangiamo anche troppa, provate anche il veg-burger! Io al posto della carne uso di solito melanzana o comunque una verdura bollita (o meglio, cotta nelle buste da microonde), schiacciata insieme a un legume, perfetti i ceci. Ci andrà un po’ più di parmigiano o pangrattato, perché il composto resta più acquoso. Volendo si può aggiungere un uovo per legare meglio.

I di INSALATA
Ebbene sì, spesso compro l’insalata in busta. Lo so, non si fa. Ma sebbene mi avventuri volentieri in piatti anche piuttosto laboriosi e complicati, sono molto pigra quando si tratta di lavare l’insalata; inoltre, non amandola particolarmente, le buste di insalata mista me la fanno apparire meno sconfortante.
Avete presente una busta di quelle, prossime alla data di scadenza, anzi anche a scadenza superata di qualche giorno, quando l’insalata assomiglia ormai più ad un’alga…? Ecco, quella! Non cestinatela, cuocetela! Pochi minuti, qualche spezia, e diventa un contorno simpatico per una triste fettina di pollo alla griglia.

 

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mercoledì 19 novembre 2014

DEF (che non è l'abbreviazione di un insulto)...il riciclo continua

Segue dalla puntata precedente:

D di DADINI DI FORMAGGI (ovvero resti di formaggi a pasta dura)

PATACROCCHE CON SORPRESA
Si tratta di crocchette un po’ estrose e supergolose.
Lessate 300 g di patate sbucciate (io uso i sacchetti da microonde, 8 minuti), schiacchiatele in una ciotola e aggiungete sale, pepe, noce moscata, parmigiano, 1 tuorlo, mezzo cucchiaio di maizena. Fate delle palline e inglobate al loro interno la sorpresa di formaggio.
Passate le palline nella farina, poi nell’uomo sbattuto, poi in cosette tipo semi di sesamo, di papavero, filetti di mandorle e friggete.

E + F di ERBA CIPOLLINA + FINOCCHI (gambi e barbe compresi)

SINGLE SALAD
Il nome si deve al fatto che era il pasto tipico del mio ultimo periodo di vita da single. Leggero, rapido, depurativo, sfizioso.
Va da sé che se disponete di finocchi interi tanto meglio: tagliateli a fette sottili ma tritate fini fini anche gambi e barbe. Siete autorizzati a togliere i filamenti dei gambi con un pelapatate ma il resto si mangia ed è buono! Se non avete i finocchi interi date volume al vostro piatto con un po’ di insalata, meglio valeriana e/o rucola. Unite i fagioli (per me i migliori sono quelli rossi, ma non starei a fare del razzismo coi legumi) e il tocco di classe: tocchetti di mela verde o anche rossa, ma una qualità con polpa bella croccante e acidula, rigorosamente non sbucciata. Ci sta che è una meraviglia. Tagliuzzate l’erba cipollina e condite con sale, una bella macinata di pepe, aceto (meglio di mele) e olio. 
I finocchi in insalata sono splendidi: trovate un'altra ricetta qui.



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lunedì 17 novembre 2014

Piccoli cannibali crescono

Come dire: Totò, Peppino e la malafemmena.
Lei, la malafemmena, è una casalinga di 37 anni, quattro figli, un marito molto religioso, una casa isolata nella nebbia delle campagne astigiane. Ah, è morta. Hanno trovato il corpo in un canale mesi dopo la sua scomparsa. Uccisa, probabilmente. Unico indagato è il marito, il padre dei suddetti quattro figli.
Dai lontani tempi di Telefono giallo, quando ero poco più che una bimbetta, sono un'appassionata spettatrice di programmi dedicati ai fatti di cronaca e di approfondimento giudiziario: nella prossima vita credo che mi arruolerò nei RIS. In attesa della reincarnazione, osservo.
E forse ci dovrebbe essere un limite. Indagini, certo; curiosità, normale; insistenza, va bene.
Ma fino a che punto e per dire cosa? Cosa possono apportare le pubbliche interviste di uomini che forse hanno chattato con la vittima, ex fidanzati delle medie, magari amanti, magari semplici complici di un quarto d'ora di evasione, tutti forniti di alibi e dunque non coinvolti nelle indagini?
Ditecelo: scardinare quel privato retrobottega vi serve a raggranellare qualche punto di share. Perchè una casalinga disperata che tra una messa e un bigodino si trasforma in una ninfomane è qualcosa di troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire. Poco importa se probabilmente non è stato così, poco importa se non riguarda le indagini, poco importa se la malafemmena ha quattro figli, due genitori, forse anche un marito, che hanno il diritto di piangerla come si piangono i propri cari, tutti "buonanima" e "persone speciali".
Tanta indignazione hanno suscitato, giustamente, le immagini delle oche barbaramente spennate per farci un piumino griffato. E anche chi non vive nel mondo dei sogni e capisce la logica del profitto oggi dice che dovrebbe esserci una regolamentazione e che la suddetta griffe dovrebbe ridurre i margini di guadagno per assicurare un trattamento più dignitoso a quegli animali.
Ecco, appunto. 
 
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