Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.

domenica 24 giugno 2012

Mi illumino di meno fuori programma

Serata a casa, sola, amato coinquilino ad un concerto di metallari sessantenni a Milano. Cazzeggiamenti vari. Mezzanotte, è tempo di una doccia. Spengo la luce della sala, rumore di lampadina fulminata, buio totale.
Beh, poco male. In casa c’è la valvola, sarà partito il salvavita. 
Rimedio una torcia che sta tirando gli ultimi ed emette tanta luce quanta potrei farne io se mi impegnassi a brillare di luce mia propria. Valvola ok. Luce niente.  
Occcazzo. E’ saltato il contatore nel seminterrato che porta ai garage. Praticamente un set che delizierebbe Dario Argento. Di notte, da sola, ma sei fuori? Amen. Resto senza luce e vado a nanna.
Riferisco il mio caso umano al coinquilino via sms e mi butto sul letto.
Nel tragitto sala-cucina-bagno-camera “accendo” tutte le luci: oh, non ne sbaglio una e per la mancata reazione di ognuna…ops…ci rimango male.   
Aaaaaaaaa…beh, ci dormo sopra. Peccato che il letto…ops…senza il beneficio delle pale da soffitto è piuttosto un sudario. Ok, vado a bere un bel bicchiere di acqua fresca. Tra l’altro -IDEA!- con la luce del frigo mi illumino un po’ la cucina, ma…ops…cretina, è saltato anche il frigo!
Solo in quel momento mi prefiguro atterrita uno scenario di bistecche ammuffite, sedani appassiti, formaggi asfittici, laghi di burro. A questo punto è chiaro: non posso dormirci sopra, devo scendere sul set di Dario Argento.
Chiamo un’amica, quella che a quest’ora sicuramente non dorme, quella che abita poco distante e che correrà in mio soccorso senza se e senza ma. Il seguito di Suspiria lo gireremo insieme.
Lei arriva. Scendiamo sfuggendo a frotte di maniaci assassini che mi prefiguravo annidati ovunque. La valvola è a posto. Facciamo vari tentativi, ma il mio black out non trova spiegazioni. La mia provvida gentildonna mi suggerisce allora di ricorrere a cerini e candele in attesa che il mio impavido cavaliere corra in soccorso della sua donzella (nel frattempo ero stata informata che il concerto era finito).   
Congedo l’amica e mi metto a leggere a lume di candela: è questione di mezz’ora e lui arriverà.
Ore 1 a.m.. Messaggio: causa lavori in corso sulla tangenziale di Milano siamo entrati adesso in autostrada. Lavori in corso??? All’una??? ADESSO IN AUTOSTRADA???
Sconsolata decido allora di evacuare le mie cibarie deperibili e di portarle in salvo nel frigo dei miei genitori (attualmente in vacanza).
Ore 2 a.m.. Il cellulare squilla nel momento esatto in cui tra una bistecca, una caciotta, la borsa, le chiavi, sto aprendo casa dei miei. Lui mi domanda la rava e la fava. Fra poco partiamo. Fra poco partiamo??? Partiamo da quale luogo in cui tu adesso sei FERMO??? Ci siamo fermati in autogrill a prendere un caffè. L’immagine del caffè e della paglia a ritmo bradipo mi si configura nelle mente.
Ore 3 a.m..Approfitto della batteria del pc (dopo aver constatato che…ops…è inutile che lo attacchi alla presa e  che il modem non va) per scrivere un post che attenderà l’alba del giorno dopo per essere pubblicato.
Questa vicenda mi ha palesato alcune grandi verità: 1) la corrente elettrica è molto utile; 2) l’amicizia femminile è molto utile; 3) i maschi sono altamente inutili.

PS: il coinquilino è tornato alle 4 passate (ahi Milano, così vicina così lontana) e in secondi netti 1.5 ha risolto il problema. La valvola esaminata nel seminterrato era quella sbagliata.
4) i maschi hanno talvolta una qualche utilità. 

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giovedì 21 giugno 2012

Quelli che ci vuol altro che Scipione...

In questi giorni sull'Italia imperversa Scipione l'Africano, l'anticiclone che ha portato con sè temperature degne di un pieno luglio nel Sahara.
Ed ecco che il gran caldo -dopo il gran freddo, la gran neve, la gran pioggia e quest'anno pure il gran terremoto- ritorna protagonista del più e del meno delle nostre chiacchiere.
Io che ho la fortuna di poter guardare Scipione da un oblò, e cioè da casa mia con le pale da soffitto a manetta, ho pensato bene di salutare il suo transito sull'Italia attaccando il forno a 200°C, tanto per gradire.
E dunque, visto che nel mio oblò io non mi annoio per niente, oggi ho inventato una panosità rustica e profumata, tutta da provare (magari, per soggetti meno squilibrati di me, in un'altra stagione): la focaccia rustica di peperoni e farina gialla.
Procuratevi:
150 g di farina gialla (di mais)
200 g di farina 00
una bella tazza d'acqua tiepida in cui sciogliere un cubetto di lievito di birra e 2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale
mezzo peperone rosso
una manciata di semi di zucca (facoltativi)

Tagliate il peperone a striscioline sottili lunghe 2-3 cm. Rosolatelo con un chucchiaio di olio, salate e volendo aggiungete 2 gocce di tabasco. Bastano 5 minuti, giusto per ammorbidirlo un po': spegnete e lasciate intiepidire.
Intanto unite le farine e miscelatele in una ciotola, fate la fontana e cospargete il sale tutt'intorno. Impastate aggiungengo a poco a poco l'acqua lievitosa e zuccherosa, dapprima aiutandovi con una forchetta, poi trasferendo il malloppo su una spianatoia (o un foglio di carta da forno) e usando le mani.
Rendete il malloppo omogeneo ed elastico, trasferitegli la vostra "energia di attivazione" lavorandolo generosamente. A questo punto includete nell'impasto la metà circa dei peperoni: può sembrare complesso, ma se procedete un po' alla volta ne verrete a capo.
Formate una palla, fatele una croce sopra (non ho la più pallida idea del perchè lo si faccia, ma per gli impasti lievitati è tradizione e io non sarò certo così impudente da sottrarmici), coprite e fate lievitare. Se Scipione è tra voi certo non dovrete impazzire a trovare un luogo caldo, altrimenti cercatelo.
Dopo circa un'ora (anche meno in tempi di anticiclone), riprendete contatto con l'impasto, lavoratelo un poco, appiattitela con le mani sulla teglia del forno (ricoperta di carta da forno) e lasciatelo riposare ancora una mezz'ora. Considerate che con queste dosi otterrete una focaccia di circa 25-30 cm di diametro spessa 2-3 cm.
Dopodichè, cospargete con una spolverata di farina gialla e con le dita praticate dei piccoli incavi sulla superficie della focaccia, dove porrete i rimanenti peperoni e -volendo- i semi di zucca.
Infornate in forno già caldo a 200°C per circa 20 minuti.
A cottura ultimata lasciatelo intiepidire e gustatelo! E' un ottimo accompagnamento, ad esempio, con qualche fetta di pancetta.
Per te, caro Scipione.

PS: essendo in questo momento assente l'amorevole amato coinquilino umano sono priva di degni strumenti fotografici per immortalare la focaccia...rimedierò prima possibile!

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martedì 19 giugno 2012

Se lo puoi sognare lo puoi fare

Questa frase campeggia qua e là nella zona del recente Museo Casa Enzo Ferrari. L'ho notata da un po' e mi è proprio piaciuta.
Esistono cose che non si possono sognare, perchè contravvengono ad alcune leggi fisiche. Non si può sognare l'immortalità. Nè di far tornare sulla mensola quel prezioso vaso ming che ci è appena caduto andando in mille pezzi. Cose impossibili.
Ne esistono tante altre per le quali nulla ci impedisce tecnicamente di sognare che si realizzino. Tutte queste cose quindi tecnicamente possono realizzarsi. Cose improbabili ma non impossibili.
La patente di sognare cose strampalate in nessun accordo l'una con l'altra l'ho ricevuta in ben giovane età. Cosa vuoi fare da grande? La gelataia o il giudice. Questa mia prima espressione di caos interiore circa la mia vita professionale la dice lunga.
Quella patente lì credo sia una delle eredità della mia nonna. La sua era una fede religiosa incondizionata nella provvidenza divina, che negli anni si è declinata dentro di me come una fede immanente, tutta terrena, nel fatto che le cose buone, anche le più improbabili, possono accadere.
Sogno di cucinare per gli altri. E anche per me, si intende. Perchè si vive anche per mangiare, possibilmente bene e possibilmente in compagnia, anche di se stessi se si impara a starsi simpatici. Sogno di imparare a conoscere gli ingredienti, a sceglierli, per il loro gusto, ma anche in base alla stagione, al luogo, alle modalità di produzione. Sogno di imparare a fare i prodotti che oggi troppo spesso compriamo senza saperne niente. Come faceva la mia nonna.
Sogno di gestire una mia piccola attività, dove ci siano cucina, cultura, ambiente, passione, amicizia.
Mi ero detta che avrei utilizzato la forzata semi-disoccupazione estiva per trovare lavoro in un ristorante, per vedere da vicino il mio sogno e scontrarmi con il temuto risvolto della medaglia che, mi dicono i cinici, c'è sempre. Per capire se il lavoro in cucina può davvero fare per me. Per imparare il lavoro in una cucina che non sia la mia.
Ma ho 32 anni suonati, tanti titoli di nessuna attinenza e che quindi fanno giusto giusto "ma tu cosa c'entri qui", zero esperienza. Avrei dovuto incontrare -mi dicevo- qualcuno che scorga però l'entusiasmo e la curiosità e che mi dia l'occasione di provarci.
Improbabile, ma quel qualcuno l'ho incontrato. Non impossibile.
Dedicato a tutti i sognatori un po' sballati, ai balordi come me. Da assumere prima e dopo i pasti, appena svegli e prima di andare a dormire, in un periodo di stress, prima di una prova difficile: "se lo puoi sognare lo puoi fare".


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martedì 12 giugno 2012

Risus abundat specie se è thai

Con tutto il rispetto per vialoni nani, arbori, carnaroli di casa nostra, io ho una predilezione per i risi orientali, quelli a chicco lungo che sprigionano un aroma tutto loro. La ricetta che propongo, molto semplice e gustosa, è perfetta per esaltarlo: riso con pollo, gamberetti e peperoni.
Ingredienti:
1 peperone rosso
1 cipolla rossa
petto di pollo
qualche gambero (meglio se fresco, surgelato hanno meno sapore)
2 uova
erba cipollina
salsa di soia

Cuocete il riso in acqua abbondante e salata (10 minuti circa), scolate e raffreddate sotto l'acqua fredda.
Preparate una frittatina sbattendo due uova, un pizzico di sale e una manciata di erba cipollina tagliuzzata. Ungete con poco olio un'ampia padella antiaderente, lasciatela scaldare e versate le uova sbattute. La frittata cuoce in pochi minuti e se gli dei sono stati magnanimi riuscirete anche a girarla al volo con rapida movenza di polso.
Mettetela su un piatto e lasciatela raffreddare.
Nella stessa padella aggiungete poco olio, ponetevi quindi il peperone tagliato a listarelle e la cipolla ad anelli. Aggiungete sale e lasciate saltare qualche minuto. E' il momento del pollo, tagliato a piccoli cubetti: pochi minuti anche per lui. Infine i gamberi, privati del carapace: cottura rapida anche per loro. Aggiustate di sale.
Infine unite il riso, mescolate e saltate in padella qualche minuto aggiungendo 1-2 cucchiai di salsa di soia.
Arrotolate la frittatina e tagliatela a listarelle: aggiungetene una parte al riso e rimestate ancora qualche minuto sul fuoco. Spegnete, impiattate e completate con le rimanenti listarelle di frittata.
Non rimpiangerete il campanilismo del carnaroli.

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venerdì 8 giugno 2012

Terremotopatia e rasoio di Occam

Ora che le scosse toste stanno dando tregua, l'argomento "terremoto" inizia a languire dalle conversazioni di chi, come me, non ha macerie e tendopoli a ricordarglielo ogni giorno. 
E' il tempo, per chi se ne può permettere il lusso, dell'esercizio alla leggerezza, che non è quello di Federica Pellegrini quando non nuota e mangia i pavesini.

Modena, frasi celebri e psicopatologie di un popolo di non terremotati eppur terremotopati.
Notte in macchina, in tenda, in roulotte, in camper, in garage, al piano terra, in giardino, dai miei, da mio nonno, dallo zio d'America, in montagna, al mare, al lago. Tu dove hai dormito? 
Dormo in tenda perchè la falda sta puntando verso Modena e per questa sera è prevista una grossa scossa.
Tu dov'eri? Cosa stavi facendo? Con chi eri? Oddio, eri solo! Sei sceso in cortile? Mia nonna era qua, mio fratello era là.
Fino al 2003 l'Emilia Romagna non era sismica.
L'INGV questo sconosciuto (prima). Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo (adesso). Controllo scosse ogni 30 minuti. Applicazione sull'aggiornamento scosse per i più tecnologici. Applicazione sull'aggiornamento scosse con vibrazione ad ogni fiato per i più tecnologici affetti da masochismo.
Ci saranno altre scosse? Dove? Non ci sono state scosse nelle ultime ore è normale? Gli epicentri si spostano a ovest. 
Mi gira la testa. E' una scossa? L'acqua nel bicchiere si muove. E' una scossa? Il tavolo trema. E' una scossa? Fido ha una faccia strana. E' in arrivo una scossa?
Ma quella crepa c'è sempre stata o è nuova?
Al supermercato: pericolo, la folla, gli scaffali (poi da dove scappo?). Accaparramento lampo di beni di prima necessità, cibo in scatola perchè è meno deperibile, ettolitri di acqua, grissini, crackers, merendine. 
Apologia del pic nic, della grigliata, del pranzo al sacco, dell'appuntamento al parco, delle due chiacchiere nel parcheggio sotto casa, del girare a zonzo senza una meta (all'aperto), delle ore di luce, della torcia sotto il letto, del cellulare in tasca, del dormire in tuta, delle vasche in centro.
Odio atavico per gli amici del terzo piano che ci hanno invitato a cena, casa propria, la doccia (a casa da soli poi...vade retro), la notte, il cellulare scarico, i ristoranti al chiuso, il luogo di lavoro, gli ascensori, le scale, le vasche al GrandEmilia (poi da dove scappo?). 
Quando si entra in un posto occhi puntati su vie di fuga, uscite di sicurezza, cosa mi può cadere in testa, con cosa mi posso riparare, che Jason Bourne mi fa una pippa.
Sobbalzi per i tacchi della vicina del piano di sopra, la centrifuga della propria lavatrice, un camion che passa, i gatti che saltano sul letto, quel fesso col martello pneumatico, quel pirla che sbatte la portiera dell'auto, quell'altro che scende le scale in modo così rumoroso, quell'altro ancora che proprio oggi doveva rifare il bagno?? Denunce per procurato allarme interiore come se piovessero.
Orgoglio di essere emiliani. Gli emiliani sono questo e quello. Gli emiliani sono un popolo orgoglioso e forte. Gli aquilani sono un popolo orgoglioso e forte. I friulani sono un popolo orgoglioso e forte. Cazzo, esiste un popolo colpito da una calamità che sia cagasotto e debole?!
E nel campionato delle parole chiave del terremoto in Emilia 2012 the winner is...fracking! Uno sparuto manipolo di geologi ed ingegneri conosceva questo termine prima del 20 maggio 2012 (gli altri esperti se lo sono guardati su Wikipedia all'ennesima dissertazione di laurea richiesta da chicchessia ad ogni sosta al bar). Oggi è ancora così, ma tutti lo utilizzano giacché...
Il terremoto è colpa del fracking.
Il terremoto è colpa della subsidenza.
Il terremoto è colpa delle trivellazioni per il deposito di gas di Rivara.

Concludo con il mio apporto sulla causa dell'attuale crisi sismica in Emilia Romagna, che è l'insostenibile evidenza della tettonica a placche
Geologia e filosofia in questo caso vanno a braccetto, perchè la frase che meglio sintetizza il mio pensiero a riguardo è proprio di un filosofo:
« A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire »

(Guglielmo di Occam)


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martedì 29 maggio 2012

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie

E una scossa di 5.8 può scrollare dal ramo di un capannone costruito pochi anni fa le sue foglie, operai martiri del pressapochismo e dell'inefficienza. Persone al lavoro in castelli di carta afflosciati per un nonnulla.
Sì, perchè scosse del genere terrorizzano, lasciano inermi e angosciati. Ma non possono uccidere così.
E mi lascia esterrefatta la dichiarazione del presidente di Confindustria: "Capannoni costruiti secondo tutti i crismi". Sì, tutti i crismi del malaffare. Poteva cogliere l'occasione per inaugurare la sua fresca elezione a presidente non dico proferendo qualcosa di cauto e sensato, ma almeno tacendo.
Occasione persa anche per un altro presidente, quello della Repubblica. "Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo alla memoria delle vittime. Lo celebreremo perchè la Repubblica deve dare conferma della sua vitalità, forza democratica, serenità e fermezza". 
Allora. Punto 1. La parata del 2 giugno è una buffonata. Non siamo più ai tempi dei Romani, del generale trionfante che torna dalla battaglia con le portantine e gli allori. Che si celebri la Repubblica recuperando un bene artistico, premiando un'idea innovativa, bonificando un paradiso naturale dimenticato.
Punto 2. La memoria delle vittime si celebra rimboccandosi le maniche per evitare che una vergogna del genere si ripeta.
Punto 3. Che c'azzecca, come direbbe qualcuno, la forza democratica con il terremoto??? Capisco che alla soglia dei cent'anni non sia facile cambiare registro espressivo, ma non è che ogni volta te la puoi cavare con le stesse quattro parole!

Detto questo. Ancora una volta, purtroppo, mi ritrovo desolata a pensare alle "grandi opere" che ancora si millantano. Lasciamo stare per una volta i discorsi sulla descrescita, sull'economia della sobrietà e del poco per tutti.
Ma davvero c'è chi prende sul serio le grandi opere in questo paese qui?
In un paese dove un'opera al confronto piccola piccola, come un capannone industriale, china la testa di fronte a un normale sisma in una zona sismica?

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domenica 13 maggio 2012

Piccoli vegetariani crescono

Ho già avuto modo di dire che non sono vegetariana. Rientro anzi perfettamente nella categoria degli "onnivori" e con omnis nel mio caso si intende proprio che nessuna categoria di ciò che comunemente si ritiene commestibile è escluso dalla mia dieta, con la sola eccezione delle frattaglie (ma non escludo che ben cucinate potrei convertirmi anche al loro consumo).
Di carne tuttavia ne mangio poca (un paio di volte a settimana) essendo per natura totalmente votata al carboidrato e a maggior ragione da quando ho scoperto i costi ambientali che comporta.
Sono dunque all'instancabile ricerca di modi per non rendere depressogene le verdure e cercare di includerle sempre nella mia alimentazione quotidiana. Recentemente (grazie a Sua Maestà Benedetta Parodi e con qualche mia personalizzazione) ne ho scoperti un paio.
Verdure al forno davvero super sane
Ovvero al cartoccio! Meraviglia. Carote, zucchine, cipolle tagliate a striscioline. Niente bollitura preventiva altrimenti diventano mollicce. Bollitura di pochi minuti per patate e melanzane (a cubetti), cavoli e broccoli (a cimette). Chiudere le verdurine in un cartoccio di alluminio: potete anche evitare l'olio e mettere qualche goccia di worcester o salsa di soia, aromi a vostro piacimento. Bucherellate il cartoccio con la forchetta. 180 gradi per circa 15 minuti.
Verdure al forno falsamente sane
Ovvero come imitare le verdure fritte senza friggerle per davvero ma per finta. Procedimento adatto per melanzane e zucchine. Tagliarle sottili come per farle alla griglia. Impanarle nell'uomo e pangrattato. Porle sulla placca del forno, completare con un filo d'olio su ogni fetta, sale, pepe. 200 gradi per 15 minuti.
Se volete la versione salutisticamente modificata eliminate l'olio: bruciano più facilmente, quindi occhio. Sono comunque buone ma certo non fenomenali come con l'olio.
Del resto è un postulato: se una cosa è veramente buona ma così buona fa male.

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