Io le dissi ridendo -Ma signora Aquilone, non le sembra un po' idiota questa sua occupazione?
Lei mi prese la mano e mi disse -Chissà? Forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà.

venerdì 29 giugno 2012

Negri, culone e altre amenità


Già...c'è qualcuno meglio di un negro coi genitori ebrei che pretende di essere considerato italiano solo per il cognome? 
Oggi internet e i social network traboccano di encomi a Balotelli: se sei orgoglioso di essere italiano pubblica sulla tua pagina FB la foto di Super Mario in tutta la sua nerissima (encomiabile) nudità. Nè ho sentito ieri sera allo stadio i fischi e i cori razzisti. Nè immagino ci siano stati nelle piazze d'Italia. L'eroe della patria, quello che ci ha portati diritti in finale a spese degli odiati crucchi...ah, ops, è negro, ma per qualche giorno ci passeremo sopra.
Lo so, sono pochi decerebrati quelli che fischiano e intonano cori razzisti, quelli che interrompono una partita per far togliere la maglia ai giocatori, quelli che picchiano e spaccano e vandalizzano e insultano. Ma oggi non posso fare a meno di pensare a quanto volubili siano (alcuni) tifosi di calcio e mi chiedo se qualcuno di loro oggi abbia pubblicato sulla propria pagina FB l'orgoglio di essere italiani (benchè negri).
Qualcun'altro invece ha pensato bene di pubblicare in prima pagina su un quotidiano nazionale inspiegabilmente famoso la VERGOGNA di essere italiani.
Culona, per una partita di calcio. Esaltante, galvanizzante, abbasso i crucchi, andate a casa, ok, questo ci sta. Ma in quel ciao ciao culona c'è tutta la misoginia, il razzismo, la pochezza, la superficialità, l'inadeguatezza, l'ottusità imbarazzanti di quell'Italia lì, quella che fischia ad un negro italiano salvo poi santificarlo quando ci fa vincere, quella che non c'è nessun professor Monti, nessun summit europeo che possa farla davvero essere all'altezza dell'Europa.

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domenica 24 giugno 2012

Mi illumino di meno fuori programma

Serata a casa, sola, amato coinquilino ad un concerto di metallari sessantenni a Milano. Cazzeggiamenti vari. Mezzanotte, è tempo di una doccia. Spengo la luce della sala, rumore di lampadina fulminata, buio totale.
Beh, poco male. In casa c’è la valvola, sarà partito il salvavita. 
Rimedio una torcia che sta tirando gli ultimi ed emette tanta luce quanta potrei farne io se mi impegnassi a brillare di luce mia propria. Valvola ok. Luce niente.  
Occcazzo. E’ saltato il contatore nel seminterrato che porta ai garage. Praticamente un set che delizierebbe Dario Argento. Di notte, da sola, ma sei fuori? Amen. Resto senza luce e vado a nanna.
Riferisco il mio caso umano al coinquilino via sms e mi butto sul letto.
Nel tragitto sala-cucina-bagno-camera “accendo” tutte le luci: oh, non ne sbaglio una e per la mancata reazione di ognuna…ops…ci rimango male.   
Aaaaaaaaa…beh, ci dormo sopra. Peccato che il letto…ops…senza il beneficio delle pale da soffitto è piuttosto un sudario. Ok, vado a bere un bel bicchiere di acqua fresca. Tra l’altro -IDEA!- con la luce del frigo mi illumino un po’ la cucina, ma…ops…cretina, è saltato anche il frigo!
Solo in quel momento mi prefiguro atterrita uno scenario di bistecche ammuffite, sedani appassiti, formaggi asfittici, laghi di burro. A questo punto è chiaro: non posso dormirci sopra, devo scendere sul set di Dario Argento.
Chiamo un’amica, quella che a quest’ora sicuramente non dorme, quella che abita poco distante e che correrà in mio soccorso senza se e senza ma. Il seguito di Suspiria lo gireremo insieme.
Lei arriva. Scendiamo sfuggendo a frotte di maniaci assassini che mi prefiguravo annidati ovunque. La valvola è a posto. Facciamo vari tentativi, ma il mio black out non trova spiegazioni. La mia provvida gentildonna mi suggerisce allora di ricorrere a cerini e candele in attesa che il mio impavido cavaliere corra in soccorso della sua donzella (nel frattempo ero stata informata che il concerto era finito).   
Congedo l’amica e mi metto a leggere a lume di candela: è questione di mezz’ora e lui arriverà.
Ore 1 a.m.. Messaggio: causa lavori in corso sulla tangenziale di Milano siamo entrati adesso in autostrada. Lavori in corso??? All’una??? ADESSO IN AUTOSTRADA???
Sconsolata decido allora di evacuare le mie cibarie deperibili e di portarle in salvo nel frigo dei miei genitori (attualmente in vacanza).
Ore 2 a.m.. Il cellulare squilla nel momento esatto in cui tra una bistecca, una caciotta, la borsa, le chiavi, sto aprendo casa dei miei. Lui mi domanda la rava e la fava. Fra poco partiamo. Fra poco partiamo??? Partiamo da quale luogo in cui tu adesso sei FERMO??? Ci siamo fermati in autogrill a prendere un caffè. L’immagine del caffè e della paglia a ritmo bradipo mi si configura nelle mente.
Ore 3 a.m..Approfitto della batteria del pc (dopo aver constatato che…ops…è inutile che lo attacchi alla presa e  che il modem non va) per scrivere un post che attenderà l’alba del giorno dopo per essere pubblicato.
Questa vicenda mi ha palesato alcune grandi verità: 1) la corrente elettrica è molto utile; 2) l’amicizia femminile è molto utile; 3) i maschi sono altamente inutili.

PS: il coinquilino è tornato alle 4 passate (ahi Milano, così vicina così lontana) e in secondi netti 1.5 ha risolto il problema. La valvola esaminata nel seminterrato era quella sbagliata.
4) i maschi hanno talvolta una qualche utilità. 

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giovedì 21 giugno 2012

Quelli che ci vuol altro che Scipione...

In questi giorni sull'Italia imperversa Scipione l'Africano, l'anticiclone che ha portato con sè temperature degne di un pieno luglio nel Sahara.
Ed ecco che il gran caldo -dopo il gran freddo, la gran neve, la gran pioggia e quest'anno pure il gran terremoto- ritorna protagonista del più e del meno delle nostre chiacchiere.
Io che ho la fortuna di poter guardare Scipione da un oblò, e cioè da casa mia con le pale da soffitto a manetta, ho pensato bene di salutare il suo transito sull'Italia attaccando il forno a 200°C, tanto per gradire.
E dunque, visto che nel mio oblò io non mi annoio per niente, oggi ho inventato una panosità rustica e profumata, tutta da provare (magari, per soggetti meno squilibrati di me, in un'altra stagione): la focaccia rustica di peperoni e farina gialla.
Procuratevi:
150 g di farina gialla (di mais)
200 g di farina 00
una bella tazza d'acqua tiepida in cui sciogliere un cubetto di lievito di birra e 2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale
mezzo peperone rosso
una manciata di semi di zucca (facoltativi)

Tagliate il peperone a striscioline sottili lunghe 2-3 cm. Rosolatelo con un chucchiaio di olio, salate e volendo aggiungete 2 gocce di tabasco. Bastano 5 minuti, giusto per ammorbidirlo un po': spegnete e lasciate intiepidire.
Intanto unite le farine e miscelatele in una ciotola, fate la fontana e cospargete il sale tutt'intorno. Impastate aggiungengo a poco a poco l'acqua lievitosa e zuccherosa, dapprima aiutandovi con una forchetta, poi trasferendo il malloppo su una spianatoia (o un foglio di carta da forno) e usando le mani.
Rendete il malloppo omogeneo ed elastico, trasferitegli la vostra "energia di attivazione" lavorandolo generosamente. A questo punto includete nell'impasto la metà circa dei peperoni: può sembrare complesso, ma se procedete un po' alla volta ne verrete a capo.
Formate una palla, fatele una croce sopra (non ho la più pallida idea del perchè lo si faccia, ma per gli impasti lievitati è tradizione e io non sarò certo così impudente da sottrarmici), coprite e fate lievitare. Se Scipione è tra voi certo non dovrete impazzire a trovare un luogo caldo, altrimenti cercatelo.
Dopo circa un'ora (anche meno in tempi di anticiclone), riprendete contatto con l'impasto, lavoratelo un poco, appiattitela con le mani sulla teglia del forno (ricoperta di carta da forno) e lasciatelo riposare ancora una mezz'ora. Considerate che con queste dosi otterrete una focaccia di circa 25-30 cm di diametro spessa 2-3 cm.
Dopodichè, cospargete con una spolverata di farina gialla e con le dita praticate dei piccoli incavi sulla superficie della focaccia, dove porrete i rimanenti peperoni e -volendo- i semi di zucca.
Infornate in forno già caldo a 200°C per circa 20 minuti.
A cottura ultimata lasciatelo intiepidire e gustatelo! E' un ottimo accompagnamento, ad esempio, con qualche fetta di pancetta.
Per te, caro Scipione.

PS: essendo in questo momento assente l'amorevole amato coinquilino umano sono priva di degni strumenti fotografici per immortalare la focaccia...rimedierò prima possibile!

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martedì 19 giugno 2012

Se lo puoi sognare lo puoi fare

Questa frase campeggia qua e là nella zona del recente Museo Casa Enzo Ferrari. L'ho notata da un po' e mi è proprio piaciuta.
Esistono cose che non si possono sognare, perchè contravvengono ad alcune leggi fisiche. Non si può sognare l'immortalità. Nè di far tornare sulla mensola quel prezioso vaso ming che ci è appena caduto andando in mille pezzi. Cose impossibili.
Ne esistono tante altre per le quali nulla ci impedisce tecnicamente di sognare che si realizzino. Tutte queste cose quindi tecnicamente possono realizzarsi. Cose improbabili ma non impossibili.
La patente di sognare cose strampalate in nessun accordo l'una con l'altra l'ho ricevuta in ben giovane età. Cosa vuoi fare da grande? La gelataia o il giudice. Questa mia prima espressione di caos interiore circa la mia vita professionale la dice lunga.
Quella patente lì credo sia una delle eredità della mia nonna. La sua era una fede religiosa incondizionata nella provvidenza divina, che negli anni si è declinata dentro di me come una fede immanente, tutta terrena, nel fatto che le cose buone, anche le più improbabili, possono accadere.
Sogno di cucinare per gli altri. E anche per me, si intende. Perchè si vive anche per mangiare, possibilmente bene e possibilmente in compagnia, anche di se stessi se si impara a starsi simpatici. Sogno di imparare a conoscere gli ingredienti, a sceglierli, per il loro gusto, ma anche in base alla stagione, al luogo, alle modalità di produzione. Sogno di imparare a fare i prodotti che oggi troppo spesso compriamo senza saperne niente. Come faceva la mia nonna.
Sogno di gestire una mia piccola attività, dove ci siano cucina, cultura, ambiente, passione, amicizia.
Mi ero detta che avrei utilizzato la forzata semi-disoccupazione estiva per trovare lavoro in un ristorante, per vedere da vicino il mio sogno e scontrarmi con il temuto risvolto della medaglia che, mi dicono i cinici, c'è sempre. Per capire se il lavoro in cucina può davvero fare per me. Per imparare il lavoro in una cucina che non sia la mia.
Ma ho 32 anni suonati, tanti titoli di nessuna attinenza e che quindi fanno giusto giusto "ma tu cosa c'entri qui", zero esperienza. Avrei dovuto incontrare -mi dicevo- qualcuno che scorga però l'entusiasmo e la curiosità e che mi dia l'occasione di provarci.
Improbabile, ma quel qualcuno l'ho incontrato. Non impossibile.
Dedicato a tutti i sognatori un po' sballati, ai balordi come me. Da assumere prima e dopo i pasti, appena svegli e prima di andare a dormire, in un periodo di stress, prima di una prova difficile: "se lo puoi sognare lo puoi fare".


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martedì 12 giugno 2012

Risus abundat specie se è thai

Con tutto il rispetto per vialoni nani, arbori, carnaroli di casa nostra, io ho una predilezione per i risi orientali, quelli a chicco lungo che sprigionano un aroma tutto loro. La ricetta che propongo, molto semplice e gustosa, è perfetta per esaltarlo: riso con pollo, gamberetti e peperoni.
Ingredienti:
1 peperone rosso
1 cipolla rossa
petto di pollo
qualche gambero (meglio se fresco, surgelato hanno meno sapore)
2 uova
erba cipollina
salsa di soia

Cuocete il riso in acqua abbondante e salata (10 minuti circa), scolate e raffreddate sotto l'acqua fredda.
Preparate una frittatina sbattendo due uova, un pizzico di sale e una manciata di erba cipollina tagliuzzata. Ungete con poco olio un'ampia padella antiaderente, lasciatela scaldare e versate le uova sbattute. La frittata cuoce in pochi minuti e se gli dei sono stati magnanimi riuscirete anche a girarla al volo con rapida movenza di polso.
Mettetela su un piatto e lasciatela raffreddare.
Nella stessa padella aggiungete poco olio, ponetevi quindi il peperone tagliato a listarelle e la cipolla ad anelli. Aggiungete sale e lasciate saltare qualche minuto. E' il momento del pollo, tagliato a piccoli cubetti: pochi minuti anche per lui. Infine i gamberi, privati del carapace: cottura rapida anche per loro. Aggiustate di sale.
Infine unite il riso, mescolate e saltate in padella qualche minuto aggiungendo 1-2 cucchiai di salsa di soia.
Arrotolate la frittatina e tagliatela a listarelle: aggiungetene una parte al riso e rimestate ancora qualche minuto sul fuoco. Spegnete, impiattate e completate con le rimanenti listarelle di frittata.
Non rimpiangerete il campanilismo del carnaroli.

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